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27.11.06

Serie B, vittoria per la LeasePlan Lazio, pareggiano Fiamme Oro e Accademia

Riprende la serie B con un vittoria sui toscani del Tirreno per la Lazio di Ricciardi, mentre nel girone D il derby di vertice finisce in pari.

I biancocelesti continuano la costruzione di una squadra che vuole coltivare ambizioni di vertice a brve scadenza sull'asse Marcos-Sassone.

Entrambi i mediani biancocelesti hanno marcato una meta personale, mentre Simboli ha realizzato la terza per il 24-11 finale.

Il derby giocato a Ponte Galeria è terminato sul punteggio di 6-6, nessuna delle due squadre è riuscita a violare l'area di meta avversaria.

Il risultato delude soprattutto gli ospiti dell'Accademia, che continuano ad inserire giocatori nel già ricco organico.

Damiano Lo Greco, mediano di mischia cresciuto nella Lazio e passato anche per la Rugby Roma, darà vivacità al gioco dei romani.

26.11.06

Serie A, tutto secondo pronostico per le romane

Sconfitta onorevole, nonostante le numerose assenze, per la Mantovani Lazio&Primavera sul campo del Casinò Venezia per 34-12. Vittoria da cinque punti per la Futura Park Rugby Roma a Modena per un 16-33 che rilancia i romani verso l'obiettivo play-off.

A Venezia i biancocelesti di Pratichetti si sono difesi con onore sul campo della capolista.

Tutti di Sulpis i punti dei laziali con quattro calci piazzati, Sepe ha rimediato un rosso al 69'.

La Lazio è ora a tre punti dal sesto posto, obiettivo dichiarato del sodalizio del presidente Biagini.

Fondamentale vittoria per la Roma di Ringeval che, conquistando i cinque punti, si rilancia verso gli scontri diretti che porteranno al Tre Fontane i secondi del Benevento e i primi del Termoraggi Piacenza nelle prossime due giornate.

La prova di Modena ha visto brilla re il giapponese Shinomiya, autore di due mete, mentre Anversa ha dato il solito contributo al piede con 13 punti frutto di tre piazzati e due trasformazioni.

Il futuro della Roma è ora nelle mani degli uomini bianconeri.

Super10, la Capitolina spaventa Treviso

Sospinta da una legione di 250 tifosi formata soprattutto dai ragazzi del settore giovanile saliti a Treviso per giocare con i loro pari-età bianco-verdi, l’AlmavivA Capitolina mette paura alla Benetton che solo nel finale riesce a piegare i bluamaranto di Mascioletti con il punteggio di 17-11.

Partenza bruciante per i romani che già al 6’ si trovavano in vantaggio 8-0 grazie alla meta del “solito” Sepe al 2’ e al calcio piazzato di Raineri 4 minuti più tardi.

L’apertura Marcato suonava la sveglia per i padroni di casa firmando un piazzato e trasformando la meta di Ansell al 19’ e quella tecnica concessa dall’arbitro.

Fondamentale la punizione spedita tra i pali da “Nanni” Raineri che, definendo il 17-11 finale, consentiva alla Capitolina di portare a casa un punto che le consente, salendo a quota 10, di allungare in classifica sulle squadre sottostanti, L’Aquila, Catania e Rovigo, tutte a secco ieri.

Il prossimo turno, che prevede la visita a Roma del fanalino di coda Rovigo ieri sconfitto dal Viadana ma apparso in netta ripresa, sarà posticipato a venerdì 8 alle 14.30 per consentire la diretta tv su Skysport2.

Più vicini ad Australia e Argentina che al Canada

“Siamo più vicini all’Australia(4°posto del ranking internazionale) e all’Argentina(6°) che al Canada(13°).” L a sintesi di Pierre Berbizier al termine dei Jaguar Test Match di novembre offre solidi punti di riferimento ad una analisi della posizione dell’Italia che non può prescindere dai risultati.

Bruciano le due sconfitte di misura – solo sette punti di distanza in entrambe le occasioni – subite al Flaminio nonostante i miglioramenti, o forse proprio per questo.

Note positive soprattutto dal pack azzurro, senza dubbio al livello dei migliori al mondo sia per qualità che per numero di alternative specialmente in prima linea.

Importante il recupero di un elemento come Lo Cicero, presente e tonico in tutti e tre i test e giunto al cap numero 60, soprattutto pensando ai mondiali quando ci sarà da giocare ogni quattro giorni.

Grandi conferme da capitan Bortolami, ottimo leader e giocatore ormai consacrato da una carriera già luminosa a 26 anni, e Dellapè, apparso migliorato dal soggiorno a Biarritz.

Tra i tre-quarti due acquisti di livello per il gruppo azzurro si sono rivelati l’estremo Bortolussi, accuratissimo dalla piazzola, e l’ala del Bristol Stanojevic, mamma di Caserta e padre croato.

Segna molto – sei mete in cinque cap – placca, va sempre brillantemente oltre la linea del vantaggio e canta l’inno come un garibaldino, non si può chedere di meglio.

La prova di Scanavacca contro il Canada richiede altri riscontri, magari nel Sei Nazioni, ma certo pochi hanno rimpianto il Ramiro Pez abulico delle ultime uscite, mentre Picone meriterebbe più spazio vista l’involuzione mostrata da Griffen.

Da segnalare la secca smentita, confortante, di Bortolami e Mauro Bergamasco a proposito di rumors circa contrasti intorno al capitanato:”Il gruppo è unito, qualcuno vuole seminare zizzania.”

Il professionismo sta cambiando il rugby, dovranno essere proprio i giocatori a placcare sul nascere comportamenti impropri di figure che non appartengono alla sua tradizione (leggi procuratori, n.d.r.).

25.11.06

L'Italia torna alla vittoria ma non mancano i problemi

Finalmente la vittoria. L’Italia di Berbizier coglie l’ultima delle opportunità a sua disposizione per non trasformare il mese di novembre nella Beresina del “petit general” schiantando, 41-6 il risultato finale, la resistenza dei Canucks canadesi di Suggitt tredicesimi nel ranking dell’International Board, ma dopo un primo tempo assai deludente terminato sul 13-6 per gli azzurri solo grazie ad una meta del capitano Bortolami e all’impreciso piede dell’apertura canadese Monro, in grado di fallire due dei quattro calci piazzati concessi nella prima frazione da una squadra azzurra estremamente fallosa.

Del resto, il primo tempo ha visto una touche catastrofica con ben quattro rimesse azzurre perdute ed una penalizzata.

Ciò ha regalato una montagna di possesso al Canada nei primi 30’, fortunatamente poco sfruttato dagli ospiti, come di consueto durissimi sui punti d’incontro.

Ancora una volta insufficiente la prova di Griffen troppo lento nell’estrarre l’ovale dai breack-down.

Questo ha penalizzato lo sviluppo del gioco offensivo dell’Italia e, soprattutto, l’attesa prova di Scanavacca che ha avuto l’opportunità di attaccare la linea solo una volta nel match, al secondo ovale toccato.

Per il resto discreta la prova di “Pepe” di cui si ricorda un solo errore evidente, un up&under anemico, una continua disponibilità al gioco e che si dovrà rivedere in match più probanti, magari nel prossimo Sei Nazioni.

La cronaca racconta di un Canada in vantaggio per 6-0 dopo 20’ al cospetto di un’Italia dalle idee annebbiate e incapace di imporre il proprio piano di gioco.

Solo al 24’ giungeva la riscossa azzurra con la meta di Bortolami.

La poco calorosa esultanza degli azzurri sembrava confermare il più insistente dei rumors che arrivano dallo spogliatoio azzurro e che racconta di una leadership messa in discussione da alcuni elementi del gruppo.

In pieno recupero del primo tempo arrivava un giallo a Gainer che lasciava i Canucks in 14 per 10’.

Tanto bastava, dopo un piazzato di un Bortolussi perfetto dalla piazzola, a Stanojevic per marcare la seconda meta azzurra in apertura del secondo tempo in capo ad un’azione scatenata da un devastante breack di Mauro Bergamasco, ieri brillante, partito dai 22 metri italiani.

Bortolussi trasformava. Passavano dieci minuti e il giovane Zanni realizzava la sua prima meta azzurra proprio nella sua terra rifinendo un’azione resa fluida dal Griffen più veloce degli ultimi tempi, in grado di riciclare velocemente un pallone da terra per Scanavacca che lanciava Zanni.

I canadesi mollavano gli ormeggi aprendo le porte del castello agli invasori in maglia azzurra e concedendo la seconda meta personale di Stanojevic.

Il migliore azzurro per rendimento nei tre Jaguar Test Match marcava grazie ad una giocata molto simile a quella che aveva fruttato la meta contro l’Argentina, poi Castrogiovanni concludeva il lavoro cominciato dai suoi compagni del pack per il 41-6 finale.

Tre test, due sconfitte di misura contro il meglio del rugby mondiale, una vittoria netta contro chi ci segue nel ranking:i numeri vorrebbero solo elogi, la realtà del campo parla di un pack di livello mondiale, di grandi miglioramenti tra i tre-quarti, di un grosso punto interrogativo in mediana, di un contrasto tra leader da risolvere nello spogliatoio.

Qualcosa di più di dettagli, monsieur Berbizier.

Il giorno di "Pepe"

Mai visto “Pepe” Scanavacca così determinato. A 33 anni il mediano di apertura del Calvisano ha un solo obiettivo in testa: la Rugby World Cup 2007. A settembre vuole, più di ogni altra cosa, essere in Francia con il gruppo azzurro. Per questo ha lasciato la “sua” Rovigo per il più ambizioso Calvisano che gli consente di essere di più sotto i riflettori e di giocare in un gruppo competitivo.

Oggi contro il Canada (diretta tv su La7, dalle 14.30) reduce dalla sconfitta di Cardiff ha finalmente, dopo una serie interminabile di occasioni mancate, la possibilità di guidare l’Italia con la maglia n.10 sulle spalle in un test internazionale, e sa che non può mancare questa occasione:”Non vedo l’ora di scendere in campo! Il mio traguardo è quello di partecipare ai Mondiali di settembre e tutte le mie decisioni recenti sono puntate sull’obiettivo, compresa quella che mi ha portato a giocare a Calvisano in questa stagione.

Dopo le esperienze più o meno negative ho solo 6 cap e voglio migliorare il mio record. Già questa convocazione di novembre è stata una grande soddisfazione per me, significa che le mie scelte stanno pagando e che ho dimostrato qualcosa in questo campionato.”

Cosa si aspetta dalla partita contro il Canada?:”Desidero con tutte le mie forze dare il massimo,quindi dovrò stare attento a non strafare. Il vero pericolo nella mia condizione è quello di andare oltre per la voglia di dimostrare qualcosa. Voglio, al contrario, fare quello che ci chiede Pierre Berbizier, e cioè un rugby semplice ma di movimento, con le individualità al servizio del collettivo.

Ovvio dire che voglio vincere, a questo punto la squadra ha bisogno solo di vittorie per migliorare la fiducia in se stessa e nel lavoro che sta facendo.”

Dopo tutte le delusioni del passato (due convocazioni cruciali nella gestione Berbizier mancate per infortuni vari, compresa una labirintite, oltre ai problemi con le precedenti gestioni neozelandesi, n.d.r.) come vive questo momento del rugby azzurro?:”Un atleta vive di motivazioni, ed io ho sempre visto nella maglia azzurra un obiettivo. Voglio lasciare alle spalle le delusioni del passato perché a questa età voglio partecipare al Mondiale che è qui a portata di mano, anche se non sarò titolare.

In quel caso mi piacerebbe comunque far parte del gruppo, che ho trovato sereno ed estremamente sano oltre che molto forte, mettendo a disposizione la mia esperienza.”

Dopo essere stato lontano, quali differenze ha trovato nell’ambiente della nazionale rispetto al passato?:”L’ambiente è certamente più compatto e sereno, si lavora con un altro spirito.

Per me in particolare, che nelle precedenti gestioni avevo ottenuto delle convocazioni senza mai riscuotere al fiducia dell’allenatore e dello staff, è un piacere lavorare con Pierre ed il suo gruppo.”

Il rapporto con i suoi allenatori, Delpoux e Berbizier, sembra avere effetti positivi sul suo rendimento:”Il cambio di maglia mi ha fatto bene, dovrò sempre ringraziare Alfredo Gavazzi per avermi portato a Calvisano dove gioco la Heinekhen Cup e dove ho incontrato Delpoux, con cui mi trovo in sintonia, anche se non è stato facile lasciare Rovigo, la mia squadra e la mia città, ma non avevo scelta.”

Quest’anno partecipa di più al gioco:” Sì, anche Delpoux vuole un rugby di movimento, inoltre a me piace molto giocare con l’ovale tra le mani, a dispetto di quello che pensano molti.

In passato non sempre ho militato in squadre in grado di seguire questo gioco.”

Il gruppo azzurro. Com’è il suo rapporto con Pez che sostituirà oggi?:”Il rapporto con Ramiro è ottimo.

Ci conosciamo da anni e siamo entrambi ottimi professionisti.

Tra noi c’è un rapporto di collaborazione. Nel rugby moderno non puoi permetterti di non avere alternative per alcun ruolo, figuriamoci per l’apertura.”

Al termine del match con l’Argentina sono state apprezzate le sue parole:”Ho detto cose che sentivo davvero.

Io non ho fatto nulla di speciale, anche se abbiamo segnato una meta con me in campo, non è stata decisiva perché abbiamo perduto.

Dalla panchina ho cercato di incitare i miei compagni ed ho sofferto molto sostenendo la squadra, stop.”

Perché è soprannominato “Pepe”?:”Io ho cominciato a giocare molto presto, a 6 anni.

Mi portava al campo del Rovigo mio zio, anch’egli ex-giocatore.

Mi capitava spesso di giocare con ragazzi più grandi di me, ma siccome ero moro, scuro e imprendibile, mi chiamarono “Pepe”, soprannome che mi porto dietro ancora oggi.”

A 33 anni molti giocatori non hanno un decimo della sua determinazione:”Non so dire quanto durerà, ma certamente non mi sento vecchio. Mi alleno scrupolosamente e tutto va bene.

L’obiettivo della World Cup è a brevissima scadenza, giocherà chi lo meriterà.”

Lo chef Berbizier ha deciso finalmente di aggiungere il “Pepe” alla sua minestra azzurra, stiamo a vedere se sarà più saporita oggi rispetto alle ultime uscite.

Super10, la Capitolina a Treviso

Esaurita la lunga parentesi azzurra con l’ultimo Jaguar Test match dell’Italia contro il Canada di oggi a Fontanafredda (diretta tv dalle 14.30 su La7), torna il Super10, sia pur orfano dei convocati in azzurro, come vuole una vecchia regola del rugby internazionale. Un piccolo vantaggio per l’AlmavivA Capitolina che troverà la Benetton nella trasferta a Treviso priva del suo cervello Simon Picone precettato da Berbizier, anche se il mediano di mischia azzurro troverà un sostituo all’altezza della situazione.

Le due settimane trascorse in pausa “lavorativa” hanno consentito al tecnico dei bluamaranto Mascioletti di ricostruire le cause della brutta sconfitta rimediata nell’ultimo turno di campionato a L’Aquila e di lavorarci sopra.

Ciò che, soprattutto, non è piaciuto è stato, ancora una volta, l’approccio psicologico al match e la gestione di esso.

Sembra essere questo uno dei limiti più evidenti di una squadra che ha, finora, saputo reggere il confronto con la serie maggiore ma che ha anche buttato via alcune occasioni interessanti, vedi la trasferta a Padova.

Rimangono le due perle delle vittorie contro Catania e, soprattutto, Viadana ad impreziosire la collana dei ragazzi di via Flaminia, che avranno a Treviso il vantaggio di giocare con la forza dei nervi distesi, avendo poco da perdere di fronte ad una delle favorite per la vittoria finale.

Non è certo a Treviso che la Capitolina deve racimolare il suo bottino di punti che le consentirà di salvarsi o, se le cose andranno per il giusto verso, di salire al sesto posto, obiettivo stagionale.

L’organico, rientrate le giovani frecce azzurre Sepe e Molaioli, recupera pezzi importanti come Murrazani e Venticelli, mentre si avvicina il rientro del capitano De Angelis, ancora mai utilizzato quest’anno.

La trasferta di Treviso sarà una grande festa di rugby al campo di Monigo, visto che sono stati organizzati nella mattinata prima del match di Super10 una serie di mini-tornei per i ragazzi delle squadre dall’U.7 all’U.13 dei settori giovanili delle due società, tra i più fiorenti d’Italia.

I ragazzi, dopo aver giocato, assisteranno all’incontro dei grandi partecipando ad un evento che vedrà la presenza di ben 120 ragazzi romani.

Torna la serie A, per la Futura Park inizia un ciclo che potrebbe risultare decisivo

Ritorna la Serie A dopo i test match azzurri e ritrova le squadre romane pronte a ripartire ricaricate dalle due settimane di pausa. Soprattutto la Futura Park Rugby Roma è attesa da tre partite che potrebbero costituire la svolta delle stagione.

Si comincia domenica con la trasferta a Modena contro una squadra che, nonostante la terz’ultima posizione, è da prendere con le molle, considerato che con la capolista Piacenza ha perduto con uno scarto di soli 3 punti a tempo scaduto.

Srà fondamentale per i romani realizzare bottino pieno in Emilia, visto che i successivi due impegni porteranno al Tre Fontane l’Antares Benevento, secondo in classifica a 32 punti, e il Termoraggi Piacenza primo a 33.

Se si aggiunge a tutto questo che domenica Benevento e Piacenza combatteranno nello scontro diretto, si capisce come nelle prossime tre partite la Roma può costruirsi un futuro ambizioso, all’altezza con le attese della vigilia.

Al Tre Fontane si augurano sia finito il periodo nero che ha visto una serie di vicende negative senza precedenti.

Con il nuovo corso inaugurato dal direttore sportivo Bencetti l’ambiente ha ritrovato una nuova serenità, mentre la società procede all’ammodernamento dell’impianto del Tre Fontane che prevede la prossima apertura della club-house, della pista di ghiaccio e del ristorante.

Tutte novità in linea con il potenziamento che il patron Abbondanza ha deciso di regalare al sodalizio bianconero.

La squadra, intanto, lavora e fa gruppo recuperando infortunati importanti come Malipiero, prezioso utility-back, ed il tallonatore Bricalli.

Manca all’appello solo il capitano, per ora “non giocatore”, Giampiero Mazzi, i cui tempi di recupero si sono allungati di circa un mese.

Intanto, la buona prova offerta dal nuovo estremo Bernardi, sta inducendo la conduzione tecnica a riconsiderare l’assortimento del parco stranieri.

Sull’altra sponda del Tevere la Mantovani Lazio si gode l’ultima serie di vittorie che ha portato la squadra di Pratichetti, ottimo il lavoro del tecnico sui giovani aquilotti, ad un solo punto dal sesto posto, obiettivo stagionale dichiarato per la Lazio del presidente Biagini.

L’impegno di domenica prossima sul campo della capolista Casinò Venezia appare proibitivo, anche se i biancocelesti si giocheranno le proprie carte senza dover chiedere nulla al risultato, condizione ideale per i talentuosi giovanotti dell’Acquacetosa per dare il massimo.

La linea dei tre-quarti ha trovato un buon equilibrio con gli inserimenti dell’estremo Fiorenzi e di Bonavolontà, il mediano di mischia Milazzo ha trovato in Sulpis la chioccia ideale per esplodere in un ruolo che potrebbe aprirgli prospettive azzurre.

Proprio Sulpis vestirà a Venezia i panni dell’ex, certamente rimpianto, visto il rendimento offerto fin qui con la maglia della Lazio.

Costante contributo di punti dalla piazzola, giocate scintillanti, calci di spostamento precisi e potenti, Sulpis è il valore aggiunto per il giovane gruppo di Pratichetti.

24.11.06

Il XV azzurro per il Canada. Chance per Scanavacca

Pierre Berbizier ha operato sei cambi nel XV di partenza che affronterà domani il Canada (diretta tv su La7 dalle 14.30) a Fontanafredda (Pn). Il più atteso appare essere quello che vede “Pepe” Scanavacca indossare la maglia n.10 in luogo di Pez, deludente nei precedenti match, anche se l’avvicendamento sarebbe stato già previsto indipendentemente dall’esito dei primi due Jaguar Test Match.

Confermato Bortolussi estremo, Warren Spragg farà il suo esordio assoluto facendo coppia all’ala con il brillante Stanojevic.

Ai centri accanto a Mirco Bergamasco nuova chance per Walter Pozzebon del Bristol.

Paul Griffen giostrerà attorno alla mischia che vedrà Parisse e Bergamasco al fianco di Sole con il n.8.

A fianco del capitano Bortolami salterà ancora Dellapè, estremamente positivo contro l’Argentina, mentre in prima linea torneranno dal primo minuto Carlos Nieto e Fabio Ongaro, tallonatore fresco convocato con il team internazionale “World XV” che affronterà il Sudafrica in occasione del centenario della sua federazione, insieme con il “barone” Lo Cicero al suo 60esimo cap azzurro.

Smaltita la delusione per la mancata vittoria con l’Argentina, Berbizier ha lavorato con grande attenzione sui particolari e sulla crescita del gruppo, volendo concedere a molti giocatori poco utilizzati l’opportunità di fare esperienza internazionale contro il Canada che è immediatamente dietro gli azzurri nel ranking internazionale:”Non possiamo sottovalutare nessuno – Ha spiegato il ct – questa è una partita internazionale e come tale dobbiamo affrontarla.

Inutile pensare al passato, dobbiamo guardare avanti per completare il nostro avvicinamento all’alto livello, attraverso gioco e risultati.”

I giovani romani dell'Accademia

A Tirrenia è operativa da settembre l’Accademia per lo sviluppo dei giovani rugbisti azzurri intitolata alla memoria di Ivan Francescato. Tra i giovani U.19 provenienti da tutta Italia, il gruppo numeroso è quello romano, capeggiato dal n.8 della Capitolina Rudolph Mernone, 186 cm. per 95 kg. classe 1988:”Qui stiamo benissimo – spiega – siamo molti romani e la lontananza da casa non si sente perché nel fine settimana ritorniamo ai club per giocare. Tra noi siamo molto uniti e sappiamo che qui abbiamo una grande occasione.”

Insieme con lui dalla Capitolina ci sono Bocchino, mediano di apertura, Andrea Pratichetti, utility-back proveniente da una stirpe di rugbisti che ha il fratello Matteo nel gruppo di Berbizier e lo zio Carlo allenatore della Mantovani Lazio, e il mediano di mischia Rotella.

Della Lazio ci sono la terza linea Petillo e l’estremo Valcastelli, mentre Davide Duca è nato e cresciuto nel Frascati ma milita oggi nel Prato.

Giovani rugbisti azzurri crescono, quindi, e ancora una volta il vivaio romano e laziale fa la parte del leone, producendo talenti in erba che si augurano di ripetere e superare le gesta di Nitoglia, Sepe e Bernabò, tutti già nel gruppo di Pierre Berbizier.

22.11.06

Intitolata a Ivan Francescato l'Accademia dei giovani azzurri

Mentre Berbizier combatte con i suoi uomini per il presente del rugby italiano, la federazione del presidente Dondi gestisce l’attuale momento di crescita gettando le basi per il futuro. Per perseguire questo obiettivo è stata istituita presso il centro CONI di Tirrenia l’Accademia del rugby intitolata alla memoria di Ivan Francescato, tre-quarti centro della magnifica squadra guidata da George Coste che, a suon di risultati, si guadagnò il diritto nella seconda metà degli anni ’90 a partecipare al Sei Nazioni.

Memorabile una sua meta segnata alla Francia nella storica vittoria di Grenoble del marzo 1997.

La vita di Ivan Francescato, 38 caps, 16 mete in azzurro e due partecipazioni alla Coppa del Mondo, si spezzò senza preavviso nella notte tra il 18 e il 19 gennaio 1999 per un attacco cardiaco quando aveva 32 anni.

La federazione ha ufficialmente dedicato alla sua memoria l’Accademia per lo sviluppo dei migliori talenti U.19 con una toccante cerimonia alla presenza dei fratelli del campione azzurro, tutti giocatori di rugby.

L’Accademia, operativa con il primo gruppo di 24 giocatori provenienti da tutta Italia da settembre, è una struttura che nasce sul modello di quelle già presenti nei paesi anglosassoni, australi e in Francia.

La supervisione tecnica è stata affidata proprio a Gorge Coste che in Francia ha maturato grandi esperienze in strutture analoghe.

I tecnici Guidi e Romagnoli si avvalgono della collaborazione di uno staff che copre ogni esigenza, arrivando a programmare anche l’alimentazione dei ragazzi che sono a disposizione dal lunedì mattina fino al venerdì pomeriggio, quando fanno ritorno alle società di appartenenza per giocare gli incontri di categoria.

Il presidente Dondi è apparso soddisfatto di questo primo esperimento:”Partiamo in ritardo rispetto alle grandi potenze del rugby, ma seguiamo lo sviluppo che ci possiamo permettere – ha sottolineato – rispetto ai nostri budget.

Finalmente colmiamo la lacuna che riguarda la formazione del rugbista nel passaggio dal rugby giovanile a quello professionistico.

Molte cose sono da perfezionare ma è stato fatto un buon lavoro.”

I giocatori, che sono seguiti dal punto di vista scolastico ed universitario, hanno accettato di partecipare insieme con le famiglie e i club di appartenenza:”Chi è qui condivide la bontà del progetto e le società devono capire che questo è uno sforzo della federazione per alzare il livello:migliori giocatori uguale migliore livello del campionato e della nazionale.”

Questo progetto può essere considerato un primo passo verso una riforma del rugby italiano che preveda l’istituzione di due o tre selezioni in grado di far giocare insieme i migliori seniores sotto la guida della federazione?:”La federazione ha idee chiare in questo senso e vuole proseguire su questa srada, ma deve tener conto del parere dei club che sono la nostra tradizione.

Mi pare certo – ha concluso Dondi – che continuando con il sistema attuale è difficile progredire:”

19.11.06

Italia, il giorno dopo

Dopo 24 ore, la delusione brucia ancora. L’ennesima sconfitta di misura contro una delle migliori squadre del mondo lascia più musi lunghi che sorrisi nell’Italia del rugby che sale a Sacile per preparare l’ultimo match di novembre contro il Canada sabato prossimo a Fontanafedda.

I volenterosi lumberjacks nordamericani venerdì scorso hanno rimediato nove mete e un definitivo 26-61 a Cardiff dal Galles, ma non sarà sufficiente agli azzurri un’altra squillante vittoria su una squadra mediocre per rendere positivo il bilancio dei test novembrini.

Del resto lo stesso Berbizier aveva indicato il termine dei primi due match contro Australia e Argentina come quello utile per stilare una riflessione sulla crescita della squadra azzurra e, nonostante i miglioramenti comunque emersi, le due sconfitte di misura (entrambe con sette punti di scarto) fanno scendere il barometro azzurro verso la bassa pressione.

Soprattutto la partita contro i Pumas argentini, estremamente intelligenti nella lettura del match ed abilissimi a sporcare il gioco e a sfruttare gli errori altrui, lascia troppi interrogativi senza risposta sulla qualità della mediana azzurra, lenta, impacciata, mai in grado di incidere nella gestione dell’ovale e di essere precisa nell’attuare il piano di gioco richiesto da Berbizier.

Per Griffen, apparso involuto e spento, e Pez, mai un’iniziativa all’altezza delle sue possibilità, è il giorno del redde rationem.

La luna negativa dei mediani ha frustrato un’altra prova superlativa di un pack ormai definitivamente al livello dei migliori.

Dopo aver “carrettato” in lungo e in largo i dirimpettai australiani, gli omoni guidati da un Bortolami vero leader hanno impartito una bella lezione ai “maestri” argentini dominando in mischia ordinata e in touche, con ben quattro rimesse avversarie rubate.

Con la conquista saldamente in mano sarebbe bastato seguire le basi del rugby da manuale per mettere a segno tre o quattro mete.

L’esempio lo hanno dato Picone e Scanavacca, mandati in campo solo al 27’ del secondo tempo, in occasione della meta di Stanojevic, ma ormai era troppo tardi.

Molto bene l’estremo Bortolussi e lo stesso Stanojevic che rinforzano un reparto arretrato che con il recupero di Masi sembra aver superato le difficoltà di organico dell’anno scorso.

A questo punto, si impone una riflessione seria sul sistema-rugby italiano che deve essere messo in condizione di produrre nuovi talenti, soprattutto in alcuni ruoli.

La soluzione delle selezioni sotto la guida tecnica ed organizzativa della federazione non sembra più procrastinabile.

Le rivoluzioni più efficaci si fanno dall’alto, è il momento delle scelte coraggiose.

18.11.06

Berbizier:"La responsabilità è di tutti"

“La responsabilità della sconfitta è di tutti.” Troppo evanescente la cortina fumogena con cui Pierre Berbizier cerca di coprire, in sala stampa, le responsabilità dei suoi mediani. Evanescente come la prova di Griffen e Pez, incapaci di attuare il piano di gioco.

Senza nominarli mai, la disamina del ct li inchioda:”Inutile conquistare il possesso dell’ovale se poi non lo gestisci come devi.

Ancora una volta – ha continuato Berbizier – siamo stati più orgogliosi che intelligenti, cercando di sfidare i Pumas sul proprio terreno e individualmente, anziché giocare collettivamente e con semplicità.”

Berbizier ha poi riconosciuto il valore degli avversari:”L’Argentina ha dimostrato di meritare il sesto posto nel ranking dell’International Board giocando un match molto intelligente.

Potranno essere gli outsider della prossima World Cup e saranno un avversario difficile per chiunque.”

Il capitano Bortolami ha puntato il dito sulla mancata attuazione del game-plane, nonostante il pack ne avesse creato le basi dominando la conquista:”Difficile portare a casa il risultato se giochi in questo modo – ha sibilato un capitano ancora frustrato dal risultato dopo una prova di alto livello -.

Abbiamo avuto montagne di possesso ma non siamo stati in grado di sfruttare le occasioni che ciò ha comportato. Ora dovremo concentrarci su questo aspetto.”

Amaro e lapidario il presidente Dondi, tra i primi a lasciare il Flaminio:”Ancora una volta non siamo stati in grado di adeguarci alla direzione arbitrale.”

Il Team Manager Carlo Checchinato ha precisato che non ci sono infortuni preoccupanti tra gli azzurri:”In vista del prossimo match contro il Canada(sabato prossimo a Fontanafredda,n.d.r.) non ci sono preoccupazioni rispetto al recupero dei giocatori.

Abbiamo perduto contro due grandi squadre, entrambe le volte per sette punti.

Oggi l’amarezza è più grande rispetto a quella provata contro l’Australia, ma rimane salda la determinazione id questo gruppo di proseguire nel cammino intrapreso, fatto di lavoro e sacrificio.

Presto i risultati ci dovranno favorire.”

Il gruppo azzurro volerà da Roma domani pomeriggio alla volta di Venezia, per raggiungere poi la sede del nuovo ritiro, Sacile, vicino Pordenone.

Mediani evanescenti, l'Italia non cresce

Il tempo delle prove d’appello è giunto al termine. Le troppe “onorevoli sconfitte” hanno rosicchiato, un poco alla volta, il margine di tolleranza e l’analisi deve farsi impietosa. L’Italia cede le armi, 16-23 il risultato al termine, al cospetto dei Pumas che Loffreda ha ampiamente rimaneggiato rispetto al XV vittorioso a Twickenham, in capo ad un match autentico capolavoro di autolesionismo.

Molto chiare, questa volta, le responsabilità della sconfitta che respinge il rugby italiano lontano dal vertice mondiale.

Anzitutto la mediana azzurra, vera croce di una squadra che ieri ha letteralmente dominato le fasi di conquista dell’ovale, guadagnando tesori di possesso dilapidati dalle insufficienti prestazioni di Griffen e Pez.

In secondo luogo il risultato pesa, come mai prima d’ora, sulle spalle di Berbizier responsabile del tardivo avvicendamento dei due registi.

Visto il dominio del pack italiano nella conquista, se l’ingresso in campo di Picone e Scanavacca fosse avvenuto almeno dal primo minuto della seconda frazione è difficile credere che l’azione che ha fruttato la meta di Stanojevic al 79’ sarebbe rimasta l’unica perla offensiva del match.

Chiaro che il ct ha maggiori attenuanti rispetto ai giocatori, ai quali era stato chiesto, in sede di pianificazione del match, di variare spesso il gioco per evitare di fare il gioco degli argentini, maestri nell’affossare il pallone qualora questo rimanga nei pressi dei punti d’incontro troppo a lungo.

Griffen e Pez hanno fatto esattamente il contrario finchè sono rimasti in campo, favorendo così anche l’eccessivo permissivismo del giovane e inesperto arbitro sudafricano Joubert, incapace di punire a dovere l’ostruzionismo dei Pumas.

Con un n.9 più rapido e brillante nel far uscire l’ovale dai breack-down, sarebbero state maggiormente evidenti le responsabilità dei biancocelesti che avrebbero rimediato ben di più del misero e unico giallo al 76’, giunto ormai a giochi fatti.

Anche stavolta l’Italia chiudeva in vantaggio il primo tempo(se gli incontri durassero un’ora, preoccuperemmo pure gli All Blacks…) per 9-3 sfruttando con il piede di Bortolussi, oggi tra i migliori, le poche scorrettezze argentine rilevate dall’arbitro.

I primi 20’ della ripresa erano da brividi con gli azzurri che subivano due mete proprio quando cercavano, peraltro con frustranti ed inutili iniziative personali, di dare una scossa al match.

Erano bravissimi Todeschini(autore anche di 13 punti dalla piazzola) e Avramovic a sfruttare due breack di contrattacco di Corleto e Aguilla che prendevano origine da giocate “sporche” attorno ai raggruppamenti.

Gli azzurri subivano il colpo e non li aiutava l’immobilismo della panchina, superato solo a circa 10’ dal termine con l’invocato ingresso di Picone e Scanavacca che, senza fare miracoli, davano subito maggiore vivacità al gioco.

Il risultato era la meta di Stanojevic, che ha meritato la segnatura personale con un’altra prova di grande qualità, in capo ad un’azione lineare partita da una rimessa in attacco.

L’ovale viaggiava dal n.9 all’apertura, poi al primo centro, ancora n.10 per l’incrocio interno dell’ala che planava in mezzo ai pali senza essere sfiorato dagli avversari.

Sarebbe bastato seguire il manuale, sarebbe bastato seguire la logica.

Oggi l’Italia ovale si ritroverebbe con una vittoria di prestigio contro la n.6 del mondo in più e con una montagna di amarezza in meno.

17.11.06

Italia-Argentina, derby degli emergenti

Il secondo sabato consecutivo di grande rugby al Flaminio testimonia l’alto livello raggiunto dall’Italia ovale. Domani (diretta tv La7, dalle 14.30) un’altra grande prova attende i giovani guerrieri azzurri che si aspettano un Flaminio pieno e appassionato come quello del match contro i wallabies (biglietti ancora disponibili presso biglietterie ticket one – www.ticketone.it).

Sul prato dello stadio romano, per l’occasione colorato di bianco rosso e verde con maxi-bandiere che copriranno gli spalti, scenderà l’Argentina di Loffreda, mai così in alto – sesto posto - nella sua storia nel ranking internazionale.

Dopo la bellissima vittoria della settimana scorsa colta a Twickenham, per la verità contro un’Inghilterra che versa in una crisi senza precedenti, i Pumas cercheranno il bis contro l’Italia che dovrà dimostrare, come si addice alle grandi squadre, di aver dimenticato in fretta l’amarezza per la vittoria solo sfiorata contro l’Australia sabato scorso.

L’abitudine a giocare match di così elevata difficoltà a breve distanza uno dall’altro deve essere acquisita dalla squadra di Berbizier in vista della rassegna iridata che si terrà in Francia da settembre 2007.

La prossima Rugby World Cup è il vero obiettivo della federazione, senza dimenticare il prossimo Sei Nazioni.

Il fatidico passaggio ai quarti di finale rappresenterebbe il definitivo lancio dell’Italia nel gotha mondiale, ed è questo l’obiettivo al quale stanno lavorando gli azzurri.

Intanto gli argentini, dopo giorni di lavoro nel ritiro-bunker presso il Centro Polifunzionale delle Fiamme Oro a Ponte Galeria, hanno annunciato un XV iniziale che presenta ben dieci novità rispetto alla vittoria di Londra.

Oltre alle annunciate assenze del centro in forza ai London Irish Gonzalo Tiesi, infortunatosi a Twickenham, e dell’apertura del Leinster Contepomi rientrato a Dublino per sostenere un esame presso la Facoltà di Medicina, mancherà anche il leader Agustìn Pichot, mediano di mischia dello Stade Francaise.

Con il n.9 giostrerà, in sua vece, Fernandez Miranda, mentre il n.8 Gonzalo Longo sarà il capitano dei Pumas.

Berbizier, che ha indicato in settimana l’Argentina come possibile outsider ai prossimi Mondiali, ha preparato un piano di gioco diverso rispetto a quello ideato contro l’Australia.

Se contro i wallabies “le petit general” aveva chiesto ai suoi sequenze di gioco corte e grande difesa, è probabile che di fronte ai Pumas gli azzurri dovranno costruire di più il gioco d’attacco per mantenere il più a lungo possibile il possesso dell’ovale.

Chiaro come il sole che per riuscirvi Bortolami e soci dovranno garantirne la conquista attraverso la mischia, ottima sabato scorso, e le rimesse laterali, troppo carenti contro i canguri di Connoly, così come carente è stata, in generale, la ricezione aerea.

Una volta consolidata la conquista il problema sarà l’iniziativa da parte dei mediani azzurri.

Pez e Griffen contro l’Australia si sono limitati a svolgere un compitino da sufficienza, il che non può bastare per vincere match al massimo livello come quelli che l’Italia è chiamata ad affrontare.

Gli elogi cominciano a pesare senza il dovuto corollario di risultati eclatanti, ed i primi ad averne abbastanza sono proprio i giocatori del gruppo azzurro, consapevoli dei loro miglioramenti frutto di un grande impegno, individuale e di squadra.

Il lavoro svolto in settimana dovrà dire se gli azzurri sono cresciuti, l’appuntamento con la vittoria non può più essere rimandato.

Berbizier annuncia il XV azzurro per l'Argentina

Continuità. Su questa base Pierre Berbizier ha confermato la formazione iniziale che era scesa in campo sabato scorso di fronte all’Australia e che domani (diretta tv su La7, dalle 14.30) affronterà la squadra più “calda” del momento, l’Argentina vittoriosa a Twickenham.

Il ct dei Pumas ha optato per l’opposta scelta del turn-over, allo scopo di testare tutti gli uomini a disposizione:”Noi abbiamo bisogno di lavorare secondo una linea di omogeneità – ha sottolineato Berbizier – per far crescere il gruppo e mandare un messaggio di fiducia ai giocatori che hanno fatto bene contro l’Australia.”

L’unica novità, peraltro annunciata, vede Bortolussi, recuperato dall’infortunio, riprendersi la maglia n.15 in luogo di Peens.

Per il resto confermate le ali Stanojevic e Canavosio, i centri Mirco Bergamasco e Canale, la coppia di mediani Pez-Griffen – ai quali Berbizier ha inviato segnali di fiducia in conferenza stampa – e l’intero pacchetto di mischia con Parisse n.8, Mauro Bergamasco e il giovane Zanni flanker, Dellapè-Bortolami seconde linee e Lo Cicero, Festuccia e Castrogiovanni davanti.

Unica novità in panchina il rientro del talonatore Ongaro, in via di guarigione dall’infortunio alla spalla.

15.11.06

Gli Azzurri si preparano ad accogliere i Pumas

Una nuova battaglia attende gli azzurri di Berbizier, dopo il test perduto contro l’Australia. Sabato prossimo (diretta tv su La7 dalle 14.30) sarà l’Argentina a misurare le ambizioni di Bortolami e co. Sul prato del Flaminio. I Pumas di Marcelo Loffreda, che Berbizier ha indicato come i possibili outsider alla prossima World Cup 2007, scendono a Roma dopo la sbornia di gloria della prima, storica vittoria sul terreno di Twickenham ai danni dell’Inghilterra(25-18 il risultato).

L’affermazione ha fruttato ai “cugini” d’oltreoceano, che sembrano ormai pronti per essere inseriti in una delle competizioni internazionali che frutterebbero denari fondamentali per le anemiche casse della federazione, il sesto posto nel ranking dell’International Board, proprio la classifica che l’Italia del rugby vuole scalare ma che la vede ferma al 12° gradino.

Per dare una spinta alla classifica azzurra servirebbe come il pane quel risultato di prestigio sfuggito per un niente proprio contro l’Australia.

Gli uomini di Berbizier ci riproveranno sabato con la forza dei nervi distesi.

Superata la delusione e la rabbia del dopopartita, gli azzurri hanno recuperato in fretta dalle contusioni ormai di prassi per match di questo livello.

Il Fitness Trainer Pascal Valentini ha registrato una notevole velocità nel recupero dei ragazzi che hanno partecipato alla battaglia contro i canguri attraverso l’opto-jump, una pedana che valuta lo stato dell’atleta attraverso la misurazione di una serie di balzi.

La settimana ha visto un lavoro approfondito sullo sviluppo del piano di gioco da attuare contro gli argentini e sulla registrazione delle rimesse laterali, così come aveva richiesto un furente Bortolami al termine del match con i wallabies.

Proprio la touche e la mischia, le fonti del possesso dell’ovale, saranno le chiavi tattiche del derby con i Pumas, squadra che gli azzurri dovranno attaccare mantenendo più possibile il possesso della palla, per spegnere le accelerazioni dei tre-quarti biancocelesti.

Assenti tra gli avversari l’apertura Contepomi, a Dublino per un esame universitario, il centro Gonzalo Tiesi infortunato a Londra e, molto probabilmente, il flanker Schusterman citato dall’International Board per un placcaggio pericoloso.

12.11.06

Test - match, splende il sole argentino su Twickenham

Straordinario week-end di rugby internazionale, come di consuetudine a novembre. Il calendario prevedeva incontri davvero ghiotti per gli appassionati e le partite sono risultate all'altezza delle attese.

Il risultato più eclatante è, certamente il 18-25 con cui i Pumas hanno espugnato la fortezza di Twickenham, in virtù di un secondo tempo sfavillante, dopo che il primo era finito sul 10-9.

Per l'Inghilterra, sonoramente fischiata al termine, si tratta della settima sconfitta consecutiva (record negativo eguagliato) che mette a repentaglio il posto del ct Robinson.

L'Argentina ha messo in mostra l'intero repertorio a sua disposizione, il piede di Todeschini - 22 punti per lui con una meta - le accelerazioni di Tiesi e Hernandez, la forza e la potenza di Longo e Leguizamon, il solito predominio in mischia guidata da Ledesma.

Sarà interessante il match di sabato prossimo al Flaminio contro l'Italia.

L'Irlanda ha gelato il Sudafrica con un secco 32-15 che ha mostrato la sicurezza dei verdi e quattro mete di Trimble, D. Wallace, Horan e S. Horgan.

Al Millenium Stadium di Cardiff il Galles ha regolato gli esuberanti ma indisciplinati guerrieri dei Pacific Islands per 38-20 grazie anche a due mete di intercetto di Hook e Byrne.

La Scozia, guidata dal nuovo mediano di apertura Phil Goodman che ha messo a segno 18 punti personali, ha regolato la Romania con un eloquente 48-6.

La marea nera ha travolto anche la Francia nella piovosa serata di Lione.

Il risultato di 3-47 è perfino generoso con gli sconfitti, mai in partita e dominati dalla Nuova Zelanda di Carter e Mc Caw.

Straordinaria partita di Sivivatu, autore di una meta e di giocate soprannaturali.

La sottile linea azzurra

La sottile linea azzurra. Si potrebbe chiamare così l’invisibile confine tra l’ennesima “onorevole sconfitta” e una vittoria storica che i giocatori di Berbizier non riescono ancora a varcare, sebbene non siano sembrati mai così vicini. “Questione di dettagli” ha chiosato il ct francese, e come dargli torto se si pensa a due-tre episodi certamente determinanti ai fini del risultato.

La mente corre alle immagini della partita, ad esempio al calcio di Peens al 38’ indirizzato in rimessa laterale ed uscito, invece, da fondo campo.

Sarebbe stata un’opportunità in attacco per costruire una occasione di meta.

Anche la seconda segnatura australiana marcata da Sheperdson grazie ad una sciagurata rimessa laterale in zona difensiva lascia rimpianti.

In una situazione del genere il manuale del “college di Rugby”, reso celebre dalle telecronache di Sky, reciterebbe rimessa corta e sicura al primo saltatore – Dellapè nella fattispecie – per consentire poi a Pez di allontanare il pericolo calciando l’ovale.

La scelta di cercare Parisse con una rimessa più lunga ha penalizzato il timing, il n.8 è riuscito solo a schiaffeggiare il pallone che è rotolato tra le mani di Sheperdson.

Proprio il cattivo funzionamento della touche ha fatto infuriare il capitano Bortolami che in conferenza stampa ha sottolineato il poco tempo dedicato in settimana a questo fondamentale determinante per il possesso dell’ovale:”Vengo da una realtà (Gloucester, Premiership inglese, n.d.r.) dove lavoriamo sulle rimesse per ore. Dovremo rivedere l’organizzazione degli allenamenti con lo staff…”.

Bortolami è amareggiato dall’aver perduto l’occasione di essere il primo capitano azzurro a guidare i suoi alla vittoria contro l’Australia, e la sua mentalità vincente deve essere di sprone per tutto il giovane gruppo azzurro.

La sua esperienza internazionale ne ha fatto un leader vero, vincente, proprio ciò che serve alla truppa di Berbizier.

Straordinario il lavoro del pack per tutto l’incontro, soprattutto se si considera che nel XV di partenza l’Italia ha schierato, di fatto, con Lo Cicero, Festuccia e Castrogiovanni la prima linea di “riserva”.

In realtà, con Nieto in panchina, Ongaro e Perugini fuori, Berbizier ha dimostrato di possedere ampie possibilità di scelta.

Ha brillato Stanojevic richiamato in extremis per la contrattura di Robertson.

L’ala del Bristol ha difeso benissimo ed ha sempre superato la linea del vantaggio con l’ovale tra le mani, dimostrando di essere pronto per l’alto livello.

Qualche ombra in mediana, soprattutto Pez, al di là del 6/8 dalla piazzola, è sembrato involuto quanto ad iniziativa palla in mano.

Se fossimo in Inghilterra punteremmo un penny sulla presenza in campo di Scanavacca sabato prossimo contro l’Argentina.

A proposito, i Pumas hanno espugnato Twickenham battendo 25-18 un’Inghilterra sempre più in crisi con un secondo tempo straordinario che ieri ha fatto splendere il sole della bandiera argentina su Londra.

Il piede di Todeschini, le accelerazioni di Tiesi e Hernandez, la forza do Longo e Ledesma.

I biancocelesti costituiranno un severo impegno per l'Italia, alla ricerca di una vittoria di prestigio.

11.11.06

Berbizier :"I dettagli fanno la differenza"

Berbizier moderatamente soddisfatto, Dondi realista, Bortolami furioso. Variegati gli stati d'animo nell'entourage azzurro al termine del matc h contro l'Australia.

“Ieri avremmo firmato per questo risultato, oggi la prospettiva è già cambiata e non ci soddisfa più.” Le parole del presidente Dondi sintetizzano lo stato d’animo del rugby azzurro al termine del match contro i wallabies.

Pierre Berbizier preferisce considerare i progressi dell’Italia ovale:” Occasione perduta? Non so, forse è una vittoria per il futuro…

Se penso alla sconfitta di un anno fa a Melbourne vedo una grande crescita da parte nostra.

Oggi – ha proseguito il ct azzurro – abbiamo capito come, al più alto livello, siano i dettagli a fare la differenza nel risultato finale.

Ancora, i ragazzi dovranno capire che, soprattutto contro i più forti, è necessario giocare con semplicità.

Dovevamo testare la tenuta difensiva, e questa è stata ottima, ora dobbiamo lavorare sugli aspetti che anno funzionato meno.

Siamo riusciti a rispettare la strategia che avevamo ideato, cercando di giocare sequenze brevi per mettere in difficoltà l’Australia.”

Furioso per il risultato e per il fallimento della touche il capitano Bortolami:”Fa rabbia perdere ancora una volta una partita del genere che abbiamo dimostrato di poter vincere.

Dobbiamo elogiare la mischia che ha giocato una partita di livello, ma in touche abbiamo pagato la scarsa attenzione prestata in settimana a questo fondamentale.

A Gloucester – ha insistito il capitano, la polemica del quale sull'organizzazione degli allenamenti non è sfuggita - lavoriamo ore e ore sugli schemi di salto, mi dispiace non aver preparato con altrettanta attenzione questo aspetto in azzurro.

Dobbiamo migliorare in vista dell’Argentina.”

Mirco Bergamasco fa eco al suo capitano:”Non ci interessa più accettare sconfitte di questo tipo, siamo arrabbiati per il risultato.

Ora dobbiamo dimostrare il nostro valore lavorando in settimana sulle lacune mostrate oggi per vincere sabato prossimo contro l’Argentina.”

Da sottolineare il successo ottenuto dai Pumas, vincitori per 25-18, contro l’Inghilterra a Twickenham.

Italia - Australia 18-25. Vicini all'impresa

Ad un passo dall’impresa. Un anno e rotti dopo la disfatta di Melbourne quando l’Australia inflisse agli azzurri ben 11 mete (69-21 il risultato),l’Italia di Berbizier dimostra di aver compiuto parecchi passi verso l’altissimo livello internazionale perdendo 18-25 e portandosi dietro diversi rimpianti.

Il match del Flaminio – solo sfiorato il tutto esaurito ma bellissima partecipazione di un pubblico giovane e appassionato – lascia negli occhi l’impressione di una squadra cui manca davvero poco per l’exploit definitivo.

Nel saldo finale superiori le certezze positive rispetto ai dubbi e alle lacune ancora presenti.

Anzitutto, ottima la mischia azzurra, con i primi cinque uomini all’altezza del gotha mondiale in mischia chiusa e nei raggruppamenti, considerate poi le assenze per infortunio di uomini come Perugini e Ongaro.

Confortanti le prove di Lo Cicero, al rientro, e dell’altro pilone Castrogiovanni.

Buona anche l’organizzazione difensiva, con una linea in grado di avanzare in pressione placcando con grande sicurezza i fenomeni australiani.

Peccato per gli episodi in occasione della prima e della terza meta dei wallabies, ma al cospetto di Larkham e soci un paio di smagliature possono essere accettate.

Difficile da mandar giù la seconda marcatura dell’Australia quando un’Italia in vena di regali gestisce malissimo una touche ai 5 metri in difesa.

Anzichè puntare sul sicuro per Dellapè primo saltatore si decide per un lancio più lungo su Parisse, qualcosa non funziona nel timing e il n.8 riesce solo a schiaffeggiare l’ovale che rotola a terra finendo tra i piedi di Sheperdson che, felice per il regalo, deve solo raccogliere e tuffarsi in meta.

Si era all’inizio del secondo tempo, periodo del match che sembra rappresentare una zona grigia per la psicologia del gruppo azzurro, anche ieri in vantaggio (15-13) all’halftime e sconfitto al termine come è spesso capitato nell’ultimo Sei Nazioni.

In effetti gli azzurri erano partiti benissimo spinti dal superlativo lavoro del pack.

Subito in crisi gli avanti australiani tanto da subire al 3’ un giallo al tallonatore Cannon per una reazione nervosa su un raggruppamento vinto dagli azzurri.

La superiorità numerica fruttava 9 punti ottenuti con i primi tre piazzati di Ramiro Pez, ieri poco intraprendente nelle giocate alla mano, autore di sei calci per tutti i 18 punti azzurri, ma anche in grado di fallire due piazzati da posizione favorevole che, alla fine, hanno pesato.

Alla mezzora l’unico acuto del match per Larkham che, schierato primo centro, dopo un paio di fasi del pack giallo-oro infila una linea di corsa formidabile che taglia in due la linea azzurra.

Off-load su Rogers e meta vicino ai pali.

Al 36’ un calcio piazzato di Mortlock sancisce il sorpasso 12-13, ma allo scadere un bel piazzato di Pez fissa lo score sul 15-<strong>13 all’intervallo.

All’inizio della ripresa la citata meta di Sheperdson stordiva gli azzurri che accorciavano solo al 58’ con l’ennesima punizione di Pez.

Al 73’ gli uomini di capitan Bortolami perdevano il controllo dell’ovale consentendo a Palu di piazzare un breack devastante che lanciava Mortlock in meta per il 18-25 finale.
Tra gli azzurri brillante la prestazione di Stanojevic chiamato a sostituire Robertson per un risentimento al bicipite femorale all’ultimo momento.

10.11.06

Italia - Australia, test per le ambizioni azzurre

Torna allo Stadio Flaminio, la casa degli azzurri, il grande rugby internazionale con il match che vedrà gli uomini di Berbizier, reduci dalla agevole qualificazione mondiale ottenuta ai danni di Portogallo e Russia, ospitare domani(diretta tv su La7, dalle ore 14.30) l’Australia, unica nazione due volte campione del mondo. I wallabies si sono preparati nel bunker di Ponte Galeria ospiti delle Fiamme Oro recuperando i “feriti” dopo la battaglia di Cardiff, terminata sul 29-29.

Gli allenamenti del team guidato dal coach Connoly sono stati concentrati sulle rimesse laterali, uno dei fondamentali più temuti soprattutto dopo l’infortunio che impedirà a Vickermann, depositario delle chiamate degli schemi di salto giallo-oro, di scendere in campo.

Connoly teme particolarmente il pack azzurro:”Non è un mistero che gli italiani giochino quasi tutti nei club europei più prestigiosi. In particolare, gli avanti appaiono temibili, basta pensare al livello di gioco espresso nel Sei Nazioni.”

Per questo, Connoly recupera nel XV iniziale rispetto a Cardiff veterani del calibro di Smith, Elsom, Baxter e Cannon.

Tra i tre-quarti continua l’esperimento dello staff tecnico di schierare tre playmaker puri.

Il talento di Matt Giteau alla mischia, la classe di Rogers all’apertura e il carisma di Larkham nella posizione di centro.

Appare proprio questa la novità più ghiotta del match contro gli azzurri, oltre al ritorno del capitano Stirling Mortlock al fianco proprio di “Ghost” Larkham, mentre per Lote Tuquiri è previsto il ritorno all’ala.

Il coach dei tre-quarti azzurri Cariat non si sbilancia, ma ha l’aria di saperla lunga intorno all’argomento:”Giteau è un grandissimo centro, ma da mediano di mischia ha la tendenza a giocare troppo per se stesso più che a far girare la squadra, e poi contro il Galles in difesa non è stato perfetto…”

Per Berbizier, dopo la tegola-Perugini squalificato per quattro settimane per la testata rifilata ad un avversario dell’Ulster nell’Heinekhen Cup, altre assenze per infortunio hanno caratterizzato la vigilia del match.

Ongaro è tornato con una spalla malconcia dopo la battaglia perduta dai suoi Saracens contro il Gloucester di Bortolami e Nieto, mentre Galon ha dovuto lasciare la Borghesiana per il riacutizzarsi di un problema muscolare. Al loro posto sono stati convocati Ghiraldini e Michele Sepe, ventenne ala romana dell’AlmavivA Capitolina a segno sabato scorso contro L’Aquila.

Proprio da L’Aquila due ritorni eccellenti nel XV titolare, quelli di Gert Peens ad estremo al posto dell’infortunato Bortolussi e del pilone Andrea Lo Cicero che comporrà la prima linea con Festuccia e Castrogiovanni.

Alla seconda uscita dal 1’ di gioco il giovane Zanni, flanker del Calvisano.

Il coach francese ha definito il piano di gioco da adottare contro i canguri e conta di mettere in campo tutto l’entusiasmo di una squadra in crescita:”Da questo match mi aspetto una definizione della nostra dimensione internazionale.

Dopo la qualificazione alla Rugby World Cup questa è l’occasione per confrontarsi con il meglio del pianeta.”

Il presidente Dondi guarda lontano:”Contro l’Australia abbiamo una magnifica occasione per metterci alla prova rischiando pochissimo, vista la caratura dell’avversario.

Il match successivo contro l’Argentina è il nostro vero confronto diretto contro una nazione che ci precede immediatamente nel ranking dell’International Rugby Board.”

Cantiere Australia, Connoly costruisce il futuro

Gli unici a vincere due volte la rassegna iridata, gli australiani del rugby hanno dimostrato di saper programmare come nessun altro il lavoro di preparazione ai grandi appuntamenti, proprio ciò che è mancato in passato perfino ai siderali All Blacks. Bastava vedere l’organizzazione degli allenamenti nel centro delle Fiamme Oro di Ponte Galeria per capire come nulla venga lasciato al caso.

Nell’era del rugby professionistico i wallabies sono all’avanguardia in tutti gli aspetti, dalla preparazione fisica, al recupero degli infortuni, allo studio e all’analisi attraverso il video degli avversari e del proprio lavoro.

Connoly ha ereditato una situazione depressa dalla gestione di Eddie Jones riportando in breve tempo il rugby australiano al livello che, storicamente, gli compete.

Protagonisti di un Tri-Nations positivo in estate, i canguri hanno sbattuto il muso solo contro i soliti neozelandesi, giocando peraltro ottimi match contro i tutti neri.

Il tour di novembre è stato mirato a preparare al meglio i prossimi mondiali di settembre 2007, per questo sono stati organizzati quattro test internazionali, tre meed- week test e sono stato portati ben 37 giocatori.

Per la verità il ciclo non è cominciato nel migliore dei modi con una sconfitta dell’Australia A contro i gallesi degli Ospreys e un pareggio nel primo test a Cardiff contro il Galles per 29-29, ma Connoly ha altri obiettivi:”Il risultato è importante, ma non è tutto.

Stiamo valutando alcuni esperimenti, possiamo farlo solo rischiando un poco.”

Il più stuzzicante è quello che riguarda la presenza contemporanea dei tre playmaker Giteau, Rogers e Larkham, in grado, ovale tra le mani, di innescare le frecce Tuqiri, Latham e Rathbone.

Proprio per questo il pack azzurro dovrà fare gli straordinari per garantire il possesso del pallone e “nasconderlo” al talento dei registi avversari.

In ogni caso, oggi lo spettacolo sarà sull’erba del Flaminio.

Sergio Parisse, il leader universale

Guardi giocare Sergio Parisse ed hai l’impressione che gli possa riuscire tutto. Perfettamente in linea con le ultime tendenze del rugby moderno che vuole giocatori universali Parisse può saltare in touche, passare, marcare mete, placcare ma, appena qualche giorno fa, il ragazzo ha esagerato. Verso la fine del match del “suo” Stade Francaise contro i gallesi degli Ospreys valevole per la Heinekhen Cup ha messo a segno un drop, un calcio di controbalzo in mezzo ai pali da 35 metri, assolutamente anomalo per un n.8!

Parisse lo racconta con semplicità:”Avevamo il controllo del pallone in attacco e dopo 4 o 5 fasi nelle quali non avanzavamo, mi sono piazzato sullo stesso asse della ruck ed ho chiamato il pallone al mediano. Ho calciato con buona coordinazione ed è andata bene.”

Piuttosto inusuale vedere una terza linea calciare con questa naturalezza, ha intenzione di riprovarci?:”No, no – risponde divertito Parisse – per i drop ci tengo troppo a mantenere la mia percentuale del 100%!”

Più in generale, con l’avvento del professionismo e la necessità di rendere il gioco più spettacolare pare evidente che i giocatori debbano saper fare tutto:”Certamente. Oggi non è difficile vedere piloni che corrono in sostegno come terze linee, tre-quarti centro sempre più simili agli avanti dal punto di vista fisico e…terze linee che calciano in mezzo ai pali come mediani di apertura. Tutto questo rende il gioco più imprevedibile e divertente.”

Lo scorso anno ha giocato spesso, sia nel club che in nazionale, da n.6 ma nasce terza-centro. Quale ruolo preferisce?:”Io mi sento un n.8 naturale, anche fisicamente(196 cm. per 104 kg., n.d.r.) e sento di poter dare il massimo delle mie possibilità in questa posizione. Detto questo, è ovvio che alla fine gioco dove decidono i miei allenatori.”

A questo proposito, sta attraversando un periodo molto buono con i suoi coach:”In effetti mi trovo a meraviglia sia in azzurro con Berbizier che nello Stade Francaise con Fabien Galthiè. In questa stagione anche lui mi sta utilizzando con continuità da n.8 e per me è fondamentale per rendere automatici certi passaggi.”

Il gioco adottato da Galthiè la favorisce?:”Amo molto il gioco che pratichiamo, fatto di grande dinamismo, cercando di evitare di andare a terra con l’ovale che va riciclato velocemente con molti off-load e sostegno continuo. La nostra è una squadra di molte individualità ma che ha anche un buon affiatamento.”

Con i fratelli Bergamasco e, da questa stagione Denis Dallan, costituite un vero e proprio gruppo all’interno dello spogliatoio parigino. Avvertite la responsabilità di rappresentare l’Italia?:”Certamente. All’inizio non è stato facile, i francesi non fanno regali ma oggi, pian piano, il rispetto per il nostro rugby sta crescendo molto.”

A 23 anni si ritrova con 34 caps azzurri e uno dei pilastri di un club tra i primi in Europa, quanto ha significato andare a giocare all’estero molto presto?:”Tutto. Assumersi la responsabilità di andare fuori fa crescere sotto tutti gli aspetti, non solo tecnici. Io ho cominciato giovanissimo e in futuro non mi dispiacerebbe avere un ‘esperienza in Inghilterra, dove si pratica un rugby che apprezzo molto. Oggi, però, ho un contratto con lo Stade che voglio onorare fino in fondo perché a Parigi mi trovo benissimo.”

La politica del presidente Guazzini, di origine italiana, vi vuole sempre in prima pagina:”sì è vero, il presidente adotta misure che potrebbero risultare stravaganti (maglie dai colori improbabili, il calendario per beneficenza con le foto dei giocatori nudi…), ma allo stadio abbiamo spesso 80.000 spettatori e vi assicuro che è splendido.”

Torniamo indietro. Lei è nato in Argentina da genitori italiani, come ha cominciato a giocare a rugby?:” Sono nato a La Plata da padre aquilano, Sergio, che aveva giocato a rugby a buon livello ma da bambino mi ha fatto praticare molti sport tranne il suo.

Poi un giorno gli chiesi quale disciplina aveva praticato e appena nominò il rugby capitò che lo volli fare anch’io, nonostante lui non volesse.”

Dopo l’adolescenza nell’Università di La Plata, il trasferimento a Treviso a soli 18 anni:”Resto innamorato di quella città – dice Parisse – anche se andai via dopo poco. A Parigi, dove vivo con la mia ragazza Rocio, sto bene ma non vi abiterei, un giorno tornerò.”

Magari per giocare insieme con i suoi compagni azzurri in una selezione?:”Penso che sarebbe la soluzione ideale per noi che giochiamo fuori, così come accade in Irlanda e Galles, ma so che non è facile affermare la volontà politica per attuare un progetto simile.”

Cosa si aspetta dal match contro l’Australia?:”Siamo qui per confermare i nostri progressi.

Loro sono alle prese con diversi esperimenti per noi si può aprire uno spazio in più ma non dobbiamo dimenticare che abbiamo di fronte una delle prime tre al mondo.”

Chi toglieresti al XV di Connoly?:”Sono pieni di fuoriclasse ma io toglierei l’estremo Latham, giocatore dalla potenza devastante.”

Siete consapevoli dell’importanza della vostra prestazione per il movimento?:”Tra noi parliamo spesso di queste cose, anche se devono morire nello spogliatoio. Quando andiamo in campo le chiacchiere non servono.”

Giovani e saggi, sono i guerrieri di Berbizier. Oggi l’Australia ci aiuterà a capire quanto valgono.

05.11.06

Serie B, galoppa l'Aisico Accademia, passo falso per le Fiamme Oro

Continua la cavalcata dell'Aisico Accademia di coach Gentile, che ha regolato all'Acquacetosa i catanesi del S. Gregorio per 28-<18, dopo che il rpimo tempo era terminato sul 7-7.

Nella ripresa i romani prendevano il largo marcando alla fine quattro mete con Amodeo, che ha trasformato tutte le quattro segnature, l'olandese Viguurs, l'argentino Velasquez e Fabellini.

Con questo risultato l'Accademia resta al comando del girone D insieme con il Milazzo.

Battuta d'arresto per le Fiamme Oro sconfitte a Colleferro per 26-12, mentre il Cus Roma è tornato alla vittoria seppellendo il Torre del Greco sotto un netto 41-17.

Nel girone B scivolone esterno per la LeasePlan Lazio sconfitta dall'Ova Rugby per 31-10 dopo essere stata 10-10 fino a pochi minuti dal termine.

Serie A, solo vittorie per le romane

Solo vittorie per le romane nella settima giornata della serie A. Nel girone A la Mantovani Lazio ottiene il sorpasso in classifica ai danni della Pro Recco battuta 27-20 in un match vinto in capo ad una entusiasmante rimonta dopo essere stata in svantaggio per 7-17 al 51’.

Non aveva pagato la scelta inizale di schierare Mannucci tre-quarti centro al posto di Marrano, infortunato.

L’ariete biancoceleste risultava nella prima frazione lontano dal vivo del gioco, inibendo così la sua naturale inclinazione a portare l'ovale oltre la linea del vantaggio.

Nella ripresa Pratichetti lo riportava nel suo ruolo naturale di n.8 ed i vantaggi erano subito evidenti.

Livraghi trovava finalmente una spalla adeguata e le percussioni dei due incursori fiaccavano la resistenza del pack ligure.

Sulpis suonava la carica con due piazzati fondamentali, mentre ci pensava Mannucci al 72’ a marcare la meta decisiva al termine di una bella azione corale della mischia laziale.

La rimonta veniva perfezionata allo scadere dalla meta dell’ottimo estremo Fiorenzi, trasformata da Sulpis per il 27-20 finale.

Con questo successo i giovani di Pratichetti salgono al settimo posto ad un solo punto dall’Udine sesta.

Nel girone B torna alla vittoria la Futura Park Rugby Roma sul neutro di Viterbo con uno squillante 37-3 ai danni del San Marco.

Dopo le burrasche in settimane la Roma ritrova la serenità attorno ad una prima linea finalmente efficiente grazie ai recuperi di Bricalli, due mete per il tallonatore, e dei piloni Martino e Cecere. Si è rivisto anche Wisser, insieme ad Ollivier(una meta per lui) leader di un pack che ha fatto la differenza.

Dietro ad una mischia avanzante il mediano di apertura Anversa ha avuto agio di fornire il solito contributo di punti personali (19).

Da segnalare l'esordio dell'esperto estremo Bernardi, classe 1977 e vecchia conoscenza del rugby capitolino.

La Nuova Zelanda lancia la sua sfida all'Europa, 41-20 a Twickenham

Novembre è il mese delle battaglie tra le potenze del rugby europeo e quelle australi che vengono a far visita al vecchio continente, a Londra c’è Twickenham, un tempio per la palla ovale, la Nuova Zelanda lo espugna battendo l'Inghilterra 41-20.

Il recente re-styling ha portato la capienza ad 82000 posti, quando entrano in campo gli All Blacks sono tutti esauriti.

La cerimonia degli inni è splendida, i tutti neri celebrano la loro Haka con la classica Ka-Mate, un segno di rispetto per gli avversari, si può cominciare.

Già al 4’ Carter capitalizza il lavoro del pack con un piazzato, 1’ più tardi l’Inghilterra risponde con un’azione che sembra un grido di battaglia: doppia carica al largo di Martin Corry che fa da ariete, Perry è velocissimo a far uscire il pallone dai punti di incontro e rovescia il fronte con l’ovale che viaggia da Hodgson ad Allen che lancia Noon.

Il centro plana in meta con un doppio movimento sul tentativo disperato di Nonu di tenere l’ovale alto.