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31.08.06

Sabato Supercoppa italiana Treviso - Parma

Diretta tv (Skysport2, ore 17) per la sfida tra Benetton e Overmach sul campo di Monigo.

Dopo il penultimo appuntamento del Tri-Nations le telecamere di Sky lanciano la nuova stagione italiana con la Supercoppa, antipasto del Super10 che partirà dal 9 settembre.

In campo i campioni di Treviso contro i detentori della Coppa Italia dell'Overmach Parma, certamente squadra che ha mostrato il miglior rugby nella passata stagione.

Ad assistere al match sarà presente il ct Pierre Berbizier che visionerà i sette azzurri protagonisti dell'incontro e che, insieme agli altri convocati, parteciperanno al raduno dell'Acquacetosa del 10 settembre.

Nelle file biancoverdi saranno Orlando e la mediana azzurra del futuro, composta da Marcato e Picone.

Per Parma quattro azzurri: Barbieri, Staibano, Neethling e Galon.

Due record opposti in palio per la sfida di Rustenburg

La sfida di sabato (diretta Skysport2, ore 15) può significare beatificazione per Henry, dannazione eterna per White.

Sull'erba bruciata dal sole dell'altipiano del Royal Bafokeng di Rustenburg gli All Blacks potrebbero raggiungere il record di 16 vittorie consecutive, mentre i Boks potrebbero arrivare alla sesta sconfitta in sequenza, confermando una crisi senza precedenti.

Destini opposti per le due squadre in campo, come opposti sono gli esiti delle rispettive stagioni.

Graham Henry proseguirà nell'esercizio a lui molto caro del turn over, operando ben dieci sostituzioni rispetto al XV di partenza della vittoria di sabato scorso.

Il più interessante sembra quello che riguarda la maglia n.9 che coprirà le talentuose spalle di Jimmy Cowan, uno dei prospetti più promettenti del prolifico vivaio neozelandese e che si candida così ad un posto per i mondiali in uno dei pochi ruoli ancora completamente da definire, se si considera che anche il "vecchio" Justin Marshall, che gioca in Galles, ha avanzato pretese in merito.

Doug Howlett ricoprirà il ruolo di estremo, mentre alle ali vedremo la coppia di cugini più letale del mondo, Sivivatu e Rockococko.

I centri saranno Mauger e Muliaina, l'apertura Carter e la terza linea vedrà So'ialo, Collins e Mc Caw, con Jack e Williams in seconda.

Hore sarà il tallonatore tra i piloni Hayman e Woodcock.

White, invece, ha altri problemi. Una vittoria servirebbe come l'acqua nel deserto, anche se non potrebbe da sola scongiurare una crisi ormai evidente.

Escluso il disastroso Montgomery con Fourie retrocesso ad estremo, Olivier riprenderà il suo posto accanto a de Villiers, mentre all'apertura giostrerà Pretorius al rientro dopo l'infortunio.

Tutta nuova la terza linea con Venter n.8, Spies 7 e Wannenburg, ottimo saltatore, a n.6.

In prima linea Botha farà coppia con du Randt, sperando che il solito piano di gioco dei Boks, pressione degli avanti e rush defense, possa bastare ad arginare la marea nera.

27.08.06

"Chi è stanco del rugby è stanco della vita"

Chissà se Web Ellis, uno studente inglese nell'università della cittadina di Rugby, era consapevole, quel giorno di uno degli ultimi anni dell'Ottocento, che quel semplice gesto che aveva deciso di fare, avrebbe fatto nascere una delle più affascinanti storie sportive dell'esperienza umana su questa terra.

In fondo, quello era un pomeriggio uguale a tanti altri che lo avevano preceduto ma quel gesto lo rese speciale.

Dopo lo studio Ellis giocava a pallone con i suoi compagni nel parco che, all'uso anglosassone, circondava gli edifici dell'Ateneo ma quel pomeriggio era stanco di tirare calci alla sfera senza riuscire mai ad indirizzarla dove avrebbe voluto.

Così, quasi senza pensarci, una volta che la aveva tra i piedi Web la raccolse da terra con le mani e, nello stupore dei suoi compagni, cominciò a correre verso la porta avversaria.

Nessuno cercò di fermarlo fino a che non depositò la palla oltre la linea di fondo, dalla parte opposta del campo.

Fu così che il Rugby nacque.

Oggi un museo in quella cittadina sorge a ricordare quel pomeriggio che vide la nascita di una disciplina che fonda la sua stessa esistenza sull'amore per la propria storia, sulla cultura della tradizione, sulla lealtà dello scontro con un avversario che riconosci perchè accetta le tue stesse regole, sacre:rispetto, onore, coraggio, amore per la comunità.

Valori che brillano della propria luce e che abbattono i confini degli Stati, che scavalcano gli stupidi steccati, che uniscono invece di dividere.

Coloro che assistono anche per la prima volta ad un incontro del Sei Nazioni , ad esempio, questi valori li respirano, li assorbono dalla pelle.

I colori delle maglie da gioco, gli inni nazionali cantati a squarciagola, i volti da romanzo dei protagonisti che hanno tracciato la via del rugby.

"Il rugby è come la vita:si vince e si perde, un giorno fa bello, l'indomani piove, é una buona spiegazione tra uomini in 80 minuti, è una buona birra bevuta insieme. Ed è anche tutta una notte per cambiare il mondo".

Le parole sono di Philippe Saint-Andrè, ex-tre quarti di una grande Francia che scrisse pagine di storia a cavallo tra gli anni '80 e gli anni '90 e che al rugby ha dato tutta la sua vita agonistica.

Tutti quelli che sono stati generosi con il rugby hanno ricevuto in cambio qualcosa, ecco perchè ne parlano come l'esperienza formativa più importante della propria vita.

Gli scandali finanziari e di altra natura di altre discipline sportive fanno crescere nella gente la voglia di potersi appassionare a qualcosa di pulito, leale, che non rappresenti uno sfogo sociale per gli arrabbiati della comunità, ma solo la voglia di confrontarsi e di lottare per un obiettivo comune, di stare insieme a gioire e soffrire.

Nel rugby si accetta il risultato del campo senza discutere, non c'è posto per gli alibi.

La tua sconfitta non è mai colpa dell'arbitro o della sfortuna, si va in campo nudi di fronte alle proprie responsabilità, e chi vince è il migliore.

Lo combatti duramente il tuo avversario ma, alla fine, gli vai incontro e gli stringi la mano perchè sai bene che cosa hai in comune con lui, qualcosa che è talmente dentro di te che ti fa dimenticare cosa vi ha diviso fino ad un attimo prima.

Oggi che ci sono dei ragazzi con la maglia azzurra guidati da una leggenda francese che sfidano i più forti del mondo placcandoli senza mai cedere, senza abbassare lo sguardo nella sconfitta, le migliaia di ragazzini che invadono i campi di tutta la penisola sanno chi guardare, hanno qualcuno cui ispirarsi.

La Haka

Gli All Blacks sono famosi per molte cose, anche tra chi non è esperto di rugby.

Ma, è certo, l’aspetto che colpisce di più la fantasia di chi assiste alle loro partite è la Haka, la danza che inscenano prima dell’inizio di ogni match.

Massima espressione della tradizione e della cultura popolare neozelandese e, più ampiamente, polinesiana, la danza è qualcosa di più di una sfida guerriera, come molti credono.

È un vero e proprio richiamo alle più ancestrali tradizioni di un popolo che, avendo subito varie invasioni e contaminazioni, vi identifica la propria specificità.

Anche per questo gli All Blacks amano farla soprattutto nei confronti delle squadre delle Home Unions, le britanniche che rappresentano i “colonizzatori”.

Nel corso degli anni la danza ha subito alcune trasformazioni, fino a stabilizzarsi con la Ka-mate, quella più conosciuta.

Solo negli ultimi 12 mesi ne è stata messa a punto una diversa versione, Kapa o pango, solo per gli appuntamenti più importanti come la partita di giugno di un anno fa contro il Sudafrica o quella di novembre contro l’Inghilterra decisiva per il Grand Slam.

La versione aggiornata è ancora più aggressiva ed evocativa della tradizionale, e finisce con il “simbolico” gesto con il pollice che gira attorno alla gola.

Particolare interessante, l’ideatore dei nuovi passi ha un cognome italiano. Derek Lardelli, che si sente in tutto appartenente al ceppo maoro, è discendente da una famiglia italiana emigrata in Scozia nei primi anni dell’800 per passare poi in Nuova Zelanda. Lardelli, tutto treccine e tatuaggi polinesiani, è oggi uno dei massimi custodi delle tradizioni popolari maori.

La versione messa a punto da Lardelli non ha mancato di suscitare diverse polemiche tra gli avversari dei tutti neri e tra gli osservatori neutrali, dividendo l'opinione pubblica in favorevoli e contrari.

La Federazione neozelandese ha preso una posizione ufficiale alla vigilia dal Tri-Nations in corso chiedendo ai giocatori di evitare la rappresentazione di Kapa o Pango.

Per tutta risposta i giocatori hanno aperto il torneo proprio con il "taglio della gola", anche se nell'ultima partita contro l'Australia ne hanno mostrato una versione edulcorata con il pollice chiuso tra le dita e il braccio che compie un semicerchio all'altezza del petto come a strappare il cuore.

Le polemiche appaiono pretestuose, così come superficiali le prese di posizione dall'esterno su qualcosa che, facendo parte integrante della cultura tradizionale di un popolo, andrebbe accettato e rispettato per ciò che rappresenta.

Sei Nazioni, la storia

Ogni storia ha un inizio, e quello dei test-match internazionali avvenne nel 1871 quando, in un parco di Edimburgo, Scozia ed Inghilterra si affrontarono per la prima volta usando un pallone ovale.

In quel tempo le squadre giocavano venti contro venti e le regole usate dalle due contendenti erano molto diverse; fu così che inglesi e scozzesi cominciarono a litigare e, ancora oggi, fanno fatica a smettere.

Dopo 12 anni di incontri occasionali e di…discussioni sui regolamenti vide la luce nel 1883 il “nonno” di quello che oggi conosciamo come Torneo delle Sei Nazioni, l’Home Championship, riservato a Scozia, Inghilterra, Irlanda e Galles.

In quegli anni nacque un altro trofeo, la Triple Crown, appannaggio della squadra britannica in grado di battere le altre tre, trofeo ancora oggi ambitissimo che consente ai sudditi di Sua Maestà di conservare un certo distacco nei confronti degli “altri”.

Dopo alterne vicende e alcune sospensioni il Torneo divenne delle Cinque Nazioni solo nel 1910 allorchè, contro il parere degli scozzesi, venne ammessa la Francia che dovette attendere ben 49 anni prima di vincere il suo primo Cinque Nazioni nel 1959!

Negli anni a seguire il Torneo si sviluppò con alterne fortune, disturbato all’alba degli anni ’70 dalla situazione politica in Irlanda, a proposito della quale è bene ricordare che proprio il rugby è l’unico sport in cui Eire ed Ulster si uniscono per giocare sotto la stessa bandiera.

Quelli erano anni in cui il Torneo veniva dominato dal favoloso Galles dell’estremo JPR Williams e del mediano di mischia Gareth Edwards, giocatori leggendari che guidavano una squadra con una linea di tre-quarti da sogno, stabilendo una egemonia lunga più di un decennio.

Solo nel 1993 venne istituito il Championship Trophy, la coppa che premia il vincitore del Torneo.

Fino ad allora l’unico trofeo universalmente riconosciuto era quello della Calcutta Cup, la cui storia merita di essere raccontata.

Nel 1877 il segretario del Calcutta Football Club, James Rothney, scrisse alla Rugby Union che il club veniva sciolto per mancanza di soci e che la rimanenza di cassa (60 sterline) veniva offerta per la creazione di un trofeo.

La Rugby Union rispose che il trofeo doveva essere creato da un artigiano locale e che sarebbe stato messo in palio ogni anno tra Inghilterra e Scozia, fu così che, fondendo le rupie d’argento venne creata la coppa sormontata da un coperchio a forma di elefante con la base in legno dove ogni anno vengono incisi i nomi della vincitrice e del capitano.

Dal 1878 quando Inghilterra e Scozia si incontrano nel Torneo disputano anche la Calcutta Cup, che viene detenuta per un anno dal vincitore.

Per tutto questo e per molto altro ancora assistere ad un match del Sei Nazioni significa respirarne la storia ultracentenaria e assimilare la sua tradizione, significa non disperdere un patrimonio che, anno dopo anno, rende più ricco ciascuno di noi.

26.08.06

Nuova Zelanda troppo forte per i Boks: 26-45, Pretoria espugnata

Nemmeno l’orgoglio degli Springboks di White è riuscito a fermare la marea nera.

La Nuova Zelanda espugna dopo due anni anche il Loftus Versfeld di Pretoria e prosegue la striscia vincente che dura ormai da un anno.

Con il punteggio di 26-45 gli All Blacks hanno respinto l’assalto disperato delle antilopi che avevano iniziato il match con grande forza portandosi in vantaggio per 11-3 già al 10’ grazie a due calci di Montgomery e James - quest'ultimo da 50 metri - e ad una meta dell’intraprendente du Preez sugli sviluppi di una mischia ordinata in zona d’attacco per il Sudafrica.

L'episodio nasceva da una permissiva interpretazione dell'arbitro Lewis riguardo un placcaggio apparso ai più troppo alto portato da Matfield. L'intervento del seconda linea veniva ignorato e gli sviluppi dell'azione assegnava una introduzione in mischia ai Boks, dalla quale nasceva l'azione della marcatura di du Preez.

A questo punto il capitano Mc Caw, sempre più carismatico leader dei tutti neri, chiamava a raccolta i suoi che cominciavano ad erodere lo svantaggio con i calci di Carter (ieri quasi perfetto dalla piazzola, 8/9 per lui) fino al sorpasso al 33’ con la meta di Tialata sugli sviluppi di una splendida azione costruita sui breack di Muliaina, uno dei migliori, e di Ricoh Gear.

Allo scadere del primo tempo Carter, certamente agevolato dall'aria rarefatta dei 1800 metri di altitudine di Pretoria, firmava il suo capolavoro piazzando un calcio da ben 62 metri per l’11-16 dell’intervallo.

Dalla ripresa del gioco fino al 58’ gli All Blacks scavavano il solco decisivo nel punteggio con un altro calcio di Carter e ben tre mete di Mc Alister, Sivivatu e Muliaina.

Sul 14-38 la partita era già chiusa ma due mete di consolazione per i Bocks marcate da Fourie e l’ultima segnatura del match di Ricoh Gear sigillavano il 26-45 finale. Altri due incontri casalinghi attendono il Sudafrica per chiudere questo Tri-Nations amaro, il prossimo ancora contro gli All Blacks e l’ultimo con l’Australia. Occorrerà qualcosa di più che due onorevoli sconfitte per salvare il posto al ct White.

Man of the match : Carter è stato quasi perfetto, Mc Caw il solito gladiatore sopportando i colpi più o meno proibiti degli avversari, ma la corsa araldica di Muliaina, elegante e velenoso come un cobra, ha illuminato il match come un faro. Sia da centro che da estremo Muliaina rappresenta un valore aggiunto per lo squadrone di Henry in termini di classe pura.

25.08.06

Domani a Pretoria il Sudafrica gioca per l'orgoglio

Dopo aver vinto matematicamente il Tri-nations la Nuova Zelanda torna a sfruttare il turn-over caro al coach Henry.

Per la partita di oggi (ore 15, diretta Skysport2) al Loftus Versfeld di Pretoria il ct degli All Blacks, che non ha mai vinto in Sudafrica, ha operato ben nove cambi rispetto al XV di partenza della settimana scorsa.

Completamente rivoluzionata la linea arretrata con il rientro di Mc Donald ad estremo e di Gear e Sivivatu alle ali, con Weepu alla mischia a fianco del confermato Carter.

Prorpio il pack vede grandi cambiamenti con Masoe a n.8 e Thorne con il 6 a fianco del capitano Mc Caw, l’inserimento di Rawlison – sudafricano di nascita, sarà curioso vederlo danzare la Haka di fronte ai suoi ex-connazionali – in seconda ed una prima linea con Sommerville, Oliver e Tialata.

Per i tutti neri l’occasione di testare la tenuta delle seconde scelte mantenendo la striscia vincente che dura ormai da un anno.

Diverso il discorso delle motivazioni per il Sudafrica. I padroni di casa, che potranno sfruttare il vantaggio dell’altura, devono ricostruire l’orgoglio ferito degli Springboks da una serie di sconfitte che ha cancellato le ottime prove fornite dalla stessa squadra appena un anno fa.

Alcuni infortuni importanti, lo scadimento della forma di elementi-chiave e una serie di episodi contrari non bastano a spiegare l’attuale crisi di risultati che rende traballante la poltrona del ct White in un paese che fa del rugby un’autentica religione laica.

Per l’occasione i Boks hanno avuto modo di prepararsi per bene nell’arco di due settimane in cui, c’è da giurarci, avranno lavorato molto sulle rimesse laterali, punto “debole” dei neozelandesi. Per questo verrà inserito con il n.7 van den Bergh, seconda linea di ruolo, un saltatore in più per White. Importante il rientro del centro de Villiers.

19.08.06

La marea nera travolge i tenaci Wallabies La Nuova Zelanda conserva la corona

Con il punteggio di 34-27 la Nuova Zelanda conquista matematicamente, a tre giornate dalla fine del torneo, il Tri-Nations e la Bledisloe Cup.

Di fronte ai 47000 dell’Eden Park l’Australia ha reso la vita difficile agli avversari di sempre chiudendo il primo tempo in vantaggio per 20-11 ma gli All Blacks, piazzando un parziale di 23-7 nella seconda frazione di gioco, hanno risposto alla provocazione dei Wallabies con la ferocia che li ha resi celebri in tutto il mondo.

La Haka all'inizio è la Kapa o Pango, anche se in una versione edulcorata nel gesto finale con il braccio che compie il movimento del taglio all'altezza del petto e non della gola e il pollice evocativo della lama ripiegato tra le dita, ma la sostanza non cambia.

I guerrieri delle isole sono pronti alla battaglia.

Fin dall’inizio gli uomini di Henry impostavano il match praticando un rugby totale che vedeva piloni e seconde linee schierati al largo dopo i breackdown al centro del campo, è stato uno spettacolo vedere Jack e Eaton ricevere palla sulla linea laterale dopo due, tre fasi di gioco e quattro passaggi a largo, o Carl Hayman ricevere l'ovale quattro volte nei primi 10'!

ma l’Australia del capitano Gregan, ottima la sua prova, si difendeva con grande ordine e dipanava il piano di gioco predisposto da Connoly con altrettanto rigore.

Il prodotto, dopo un duello di calci tra Carter, meno preciso del solito dalla piazzola nel primo tempo, e Mortlock che fissava il 6-6, era la meta al 25’ di Tuqiri che intercettava un lungo e presuntuoso passaggio di Collins per Mealamu schierato a largo(ancora rugby totale!) forzato dalla pressione Wallabies.

La potente ala australiana si avventava sull'ovale come un falco sulla preda e con lo stesso istinto omicida volava in meta dopo una cavalcata di 40 metri, trasformazione di Mortlock e 6-13.

Dopo mezzora a livelli disumani i canguri tiravano il fiato, impossibile per chiunque mantenere quel ritmo capace di tenere lontani gli All Blacks dal controllo del match.

Ne approfittava Eaton che rifiniva in meta una rolling maul del suo pack dopo una rimessa laterale sui 22 metri in attacco.

Perfettamente organizzata la mischia nera nella spinta capace di produrre un avanzamento di 22 metri senza che gli australiani riuscissero a fermarli, il n.5 schiacciava l'ovale appena a tiro della linea bianca, 11-13.

Un paio di errori di Carter dalla piazzola ridavano fiato all’Australia che al 37’marcava con Elsom dopo un turn-over forzato da Palu e in capo ad una azione in linea che portava l'ovale dal lato opposto del campo, trasformazione e 11-20 all’intervallo.

Il secondo tempo diventava un monologo nero con tre piazzati di Carter e le segnature di Jack, splendida, e di Mc Allister dopo un placcaggio definitivo di Carter su Larkham.

Chris Jack, uno dei leader insostituibili del pack nero, marcava in meta al termine di una azione cominciata dal'altra parte del campo da Williams, entrato al posto di Eaton.

Splendida nell'occasione la trasmissione dell'ovale tra Mc Allister e Carter, con l'inserimento di Muliaina.

Lo stesso Mc Allister, schierato primo centro al posto dell'infortunato Mauger e autore di una prova estremamente convicente, mostrava grande reattività nel raccogliere al volo un ovale letteralmente "esploso" dopo il placcaggio di Carter su Larkham, sostituito dopo l'azione.

Al 72’ la meta di Tuqiri, l’ultimo ad arrendersi e lesto ad approfittare di un brillante grabber kick in controflusso di Giteau schierato all'apertura, rendeva meno amaro lo score per l’Australia.

Finiva con i guerrieri di entrambe le squadre sanguinanti, la folla dell'Eden Park in delirio e gli All Blacks, vittoriosi in casa per la ventunesima volta consecutiva, sul tetto del mondo.

Man of the match : risulta difficile individuare un singolo emergere tra tanti campioni al massimo delle loro possibilità, ma la prova di Luke Mc Allister, chiamato al difficile compito di sostituire un mostro sacro come Mauger nel ruolo-chiave di secondo playmaker, è stata esemlpare per capacità d'iniziativa, maturità, talento atletico e tecnico, lucidità nelle scelte di gioco. Chiamarlo riserva è un affronto all'ordine naturale delle cose.

18.08.06

Ultim'ora: Mc Allister sostituisce Mauger

Più grave del previsto l'infortunio muscolare per Mauger.

Coach Graham Henry è stato costretto a sostituire anche il primo centro Mauger con Mc Allister dopo che, per scelta, aveva inserito nel XV titolare Isaia Toeava a secondo centro spostando Muliaina ad estremo, nel suo ruolo naturale.

Il reparto arretrato dei tutti neri, che dovrà confrontarsi con il meglio dei Wallabies, si presenta completamente rinnovato rispetto alle ultime uscite considerato che la coppia di ali sarà composta da Howlett e Rockococko.

Per il resto tutte conferme per la battaglia decisiva per le sorti del torneo che avrà come teatro l'Eden Park di Auckland (diretta Skysport2, ore 7.30) esaurito in ogni ordine di posti ((47000 spettatori).

17.08.06

Riparte il Tri-Nations, sabato la battaglia all'Eden Park

Sabato sul prato di Auckland la Nuova Zelanda cerca il trionfo.

Dopo la pausa di metà agosto riprende il torneo degli antipodi con la più classica sfida tra All Blacks e Wallabies.

Gli uomini di Henry affrontano quella che, se vinta, potrebbe essere per loro la battaglia decisiva forti del loro record di vittorie e di un organico che non presenta punti deboli.

Coach Henry ha annunciato un solo nuovo inserimento nel XV iniziale rispetto alle ultime uscite, ora che, dopo dodici mesi di turn-over selvaggio, sembra aver definito il gruppo dei suoi "titolari", anche se per un gruppo come quello dei tutti neri, creare classifiche tra prime e seconde scelte appare esercizio impervio.

Come secondo centro giocherà il più giovane della compagnia, Isaia Toeava, l'esplosivo back degli Hurricanes.

Il suo ingresso da starter comporterà lo spostamento di Muliaina, comunque positive le sue prove da centro, nel suo ruol originario di estremo, il che consentirà a Mc Donald di osservare un turno di riposo.

Appare evidente da parte di Henry l'intenzione di sfruttare le doti fisiche di Toeava accanto al fosforo del primo centro Mauger, autentico secondo playmaker del gioco offensivo degli All Blacks al fianco di Dan Carter.

Proprio Mauger, elemento cardine dello squadrone nero, ha registrato alcuni problemi muscolari nell'ultima seduta di allenamento, ma non dovrebbe, in ogni caso, essere costretto a saltare il match.

Dall'altra parte Connoly inserirà la velocità di Rathbone all'ala al posto di Gerrard, mentre in terza linea rientrerà dal primo minuto Phil Waugh al posto di George Smith.

Connoly ha bisogno di un mastino per arginare lo strepitoso Mc Caw intorno ai breackdown e sfrutterà la freschezza di Waugh che ultimamente ha superato la soglia dei 50 caps con la maglia oro.

L'aggressivo n.7 avrà un compito difficile e fondamentale in una fase del gioco dove gli All Blacks costruiscono i propri successi.

Altro fondamentale che risulterà determinante per l'esito della battaglia di sabato è lo scontro fra i pack. "Rodzilla" Blake, Paul e Holmes dovranno affrontare la migliore prima linea del mondo con Woodkock, Mealamu e Hayman.

Le parole di Woodkock: "Per noi sta diventando più difficile allenarci contro Tialata, Hore e Sommerville che affrontare gli avversari..." suonano come una sferzata all'orgoglio degli australiani, ma non sono molto lontane dalla realtà.

Un fatto è certo: sabato sull'erba dell'Eden Park, che si preannuncia tutto esaurito, si combatterà una battaglia che non prevede prigionieri.

08.08.06

Un anno vissuto pericolosamente Il calendario azzurro 2006-2007

La stagione della verità per il rugby italiano presenta ben 18 impegni internazionali e, a parte i primi due di qualificazione ai mondiali, il test di novembre con il Canada e quello agostano con il Giappone e il secondo impegno nella Coppa del Mondo, saranno tutti contro nazioni che precedono gli azzurri nel ranking internazionale.

Si comincia il 7 – a L’Aquila- e il 14 ottobre con il Portogallo e la vincente tra Russia e Ucraina per le qualificazioni mondiali.

A novembre l’11, il 18 e il 25 i test con Australia, Argentina (al Flaminio) e Canada (a Fontanafredda).

Giusto il tempo di festeggiare il Natale ed ecco il Sei Nazioni che attende l’Italia alla definitiva consacrazione. Si comincia il 3 febbraio con la Francia a Roma per proseguire con Inghilterra e Scozia in trasferta, poi Galles il 10 marzo e Irlanda il 17 entrambe a Roma.

A giugno si torna a viaggiare, questa volta nel continente americano per due test contro Stati Uniti e, ancora, Argentina.

In agosto sono previsti due match di preparazione per l’imminente Coppa del Mondo, obiettivo fondamentale per l’Italia della palla ovale, il primo contro l’Irlanda nell’isola di smeraldo, il secondo contro il Giappone in sede da definire.

Poi, finalmente, l’8 settembre il debutto nella Coppa del Mondo 2007. A Marsiglia gli uomini di Berbizier affronteranno i super-favoriti tutti neri della Nuova Zelanda per un esordio da brividi, quattro giorni dopo nella stessa sede l’Italia si misurerà con una qualificata europea – probabilmente la Romania -, il 19 a Parigi il terzo turno la vedrà contro una ripescata in base agli altri risultati, per chiudere il 29 a St. Etienne contro la Scozia, con la speranza di giocarsi contro gli uomini del cardo la qualificazioni agli ottavi di finale, traguardo finora mai raggiunto dal rugby azzurro.

L'Italia sfida il mondo, il rugby azzurro all'esame di laurea

– Inutile girarci intorno, lo sport moderno vive anche di risultati. Quando Pierre Berbizier assunse il comando delle operazioni del rugby azzurro disse che il suo obiettivo primario sarebbe stato quello di arrivare ai risultati attraverso la costruzione di una identità di gioco autenticamente “italiana”.

Chi ricorda le sbiadite esibizioni dell’Italia delle gestioni precedenti può confrontare la scintillante immagine offerta dagli azzurri nell’ultimo Sei Nazioni e capire a cosa si riferiva Berbizier parlando di identità.

Grandi elogi, gioco brillante, individualità emergenti, ma solo un pareggio, ancorché storico, a Cardiff. Adesso, però, arriva il momento della verità.

Quella che sta per iniziare, sarà la stagione più importante nella storia del rugby azzurro: nella stagione che si concluderà con la Coppa del Mondo a settembre 2007, almeno 18 incontri aspettano gli azzurri, 18 occasioni per misurarsi con il meglio del rugby mondiale, 18 esami per dimostrare che l’Italia della palla ovale merita la laurea.

Per preparare il gruppo al meglio il ct ha predisposto una serie di raduni, il primo dei quali ad Aosta è terminato venerdì scorso:”Abbiamo trascorso una buona settimana di lavoro – racconta Berbizier – e abbiamo anche avuto il piacere di ritrovarci per affrontare insieme una stagione importante con grande entusiasmo. I giocatori sanno che per migliorare dovranno garantire un impegno massimale quotidiano per tutto l’anno, con la nazionale ma anche con i club di appartenenza. Questo primo raduno ha visto la partecipazione di 38 giocatori, ma il gruppo che tengo sotto osservazione arriva a 60. Non è poi così numeroso, se si considera che si tratta di quattro giocatori per ogni ruolo. Con una stagione così lunga e in una disciplina di contatto fisico è il numero giusto.”

Su cosa avete lavorato?:”Il nostro obiettivo è quello di continuare a costruire l’identità tecnica della squadra, così abbiamo lavorato molto sulle basi del gioco, sulla difesa, sulla conquista e sui lanci del gioco offensivo per costruire maggiori opportunità di marcare mete. Il gruppo ha bisogno di inserire i nuovi che devono prendere confidenza con il sistema per potersi integrare al momento opportuno senza traumi per il gioco. Tutti i 60 giocatori devono conoscere il sistema.”

A proposito dei nuovi, oltre ai ragazzi emersi nel corso del tour estivo come Sepe, Bortolussi, Staibano, De Jager e altri, quali altri nomi nuovi stanno emergendo?:”Ho avuto il piacere di poter vedere da vicino ragazzi come Stanojevic (veloce ala del Bristol, italo-croato), Neethling del Parma o Reato, così come ho avuto la possibilità di allenare un elemento importante come Masi, rientrato dall’infortunio al ginocchio. Arricchire il gruppo di alternative è fondamentale.”

Sono aumentati i giocatori della nazionale che giocheranno in Francia e Inghilterra, segno che il rugby italiano è sempre più apprezzato. Questo costituirà un problema di amalgama per la nazionale?:”Voglio vedere l’aspetto positivo della situazione. Giocare fuori- spiega Berbizier- significa cambiare sistema di gioco, di allenamento ma anche di vita. Potrebbe essere una grande occasione per i giocatori italiani per accelerare la propria maturazione, poi dovremo essere bravi ad operare una buona sintesi per poter mettere questo patrimonio di esperienza al servizio della nostra squadra.”

In termini di risultati, cosa ti aspetti da questa stagione?:”Sono realista. Andiamo verso la Coppa del Mondo e l’obiettivo terminale è quello degli ottavi di finale, ma questo non deve farci perdere concentrazione sugli obiettivi intermedi a cominciare dalle qualificazioni mondiali di ottobre contro il Portogallo e la vincente tra Russia e Ucraina, o i test di novembre contro Argentina e Australia e il prossimo Sei Nazioni, appuntamenti nei quali i giocatori – precisa il ct – dovranno mostrare la stessa voglia di sfidare i migliori e progredire ancora nella voglia di prevalere che hanno avuto nell’ultima stagione.”

A questo proposito, la mancanza di quello che gli anglo-sassoni chiamano il “killer-instinct” sembra essere stata l’handicap maggiore della squadra la scorsa stagione. State lavorando anche su questo aspetto?:”Io credo – risponde Berbizier - che il problema sia relativo alla personalità internazionale del team che crescerà con l’esperienza. Siamo una squadra giovane che ha grandi margini di miglioramento e sono ancora convinto che sui risultati dell’ultimo Sei Nazioni abbia pesato molto l’esito del primo match contro l’Irlanda(sviste arbitrali, n.d.r.). Rispetto al tempo avuto a disposizione, sono soddisfatto del lavoro fatto e dei progressi ottenuti anche in questo campo.” La via è tracciata. Buon cammino, azzurri.

06.08.06

Smit: "La sconfitta ci ha spaccato il cuore"L'Australia a soli 3 punti dagli All Blacks

Le dichiarazioni del dopo-partita tradiscono la delusione dei giocatori sudafricani.

"Sapevamo fin dall'inizio che potevamo vincere la partita - ha detto il capitano degli Springboks Smit - e sul campo abbiamo fatto tutto quello che serviva per uscirne vittoriosi, ma non è bastato."

"Abbiamo migliorato molte cose rispetto alle ultime partite - ha continuato il capitano - e adesso possiamo guardare con fiducia alla parte finale del torneo quando avremo i test da giocare in casa. Soprattutto nelle rimesse laterali e nelle mischie ordinate abbiamo fatto un buon lavoro, ma quando hanno marcato la meta a 5' dalla fine il mio cuore era da qualche parte sul terreno..."

George Gregan ha molti motivi per essere felice. Vittoria a parte, ha battuto l'ennesimo record che conferisce ulteriore lustro alla sua carriera. Giocando la partita n.56 da capitano ha superato un mito come John Eales che aveva portato i galloni per 55 volte: "Non è stata una bella vittoria ma possiamo dire che è stata una vittoria buona." Ha esordito il capitano.

"Ci siamo concessi troppi errori sui fondamentali ma è stato buono vedere che tipo di reazione abbiamo avuto nel momento decisivo del match, quando c'era bisogno di nervi saldi e compostezza nel gioco."

Il coach dei Wallabies Connoly ha puntato l'attenzione sulla stanchezza dei suoi: "Abbiamo avuto sette test internazionali in nove settimane - ha detto - e la sconfitta subita dalla Nuova Zelanda nel modo che conoscete ha segnato la suqadra anche psicologicamente."

"Era importante vincere per avvicinarsi agli All Blacks per poi sfruttare la pausa- ha continuato - ora possiamo prepararci con serenità al match decisivo."

Il Tri-Nations si concederà ora una pausa per riprendere il 19 agosto con la partita più importante, Nuova Zelanda - Australia, che si giocherà ad Auckland. Con i Wallabies che si sono portati a 10 punti in classifica e gli All Blacks a 13, è lecito attendersi il match dei match.

05.08.06

L'Australia vince la battaglia di Sidney e continua a sperare

Alla fine di una battaglia ricca di colpi di scena e di episodi da ricordare l’Australia riesce a battere un Sudafrica rigenerato, 20-18 il risultato finale.

Nella serata che permetteva a George Gregan di battere l'ennesimo record - quello delle 56 presenze da capitano dell'Australia appartenente al mito Eales - straordinaria l’intensità del match soprattutto nel secondo tempo, quando il primato nel punteggio ha cambiato quattro volte padrone.

Dopo una partenza favorevole ai Wallabies che fruttava 3 punti all’11’ per un piazzato di Mortlock, il Sudafrica reagiva ma Montgomery falliva una punizione al 17’.

Alla mezz’ora la prima svolta con la meta di Gerrard trasformata da Mortlock con il 10-0 per l’Australia, punteggio con il quale terminava la prima frazione di gioco.

Appassionante il duello in mischia chiusa tra du Randt e “Rodzilla” Blake da una parte e tra Van der Linde e Holmes dall’altra. Le due coppie di piloni davano vita ad una vera e propria partita nella partita, con il prevalere ora dell’una ora dell’altra prima linea.

Nel secondo tempo l’apertura James suonava la carica per i suoi guidando la rimonta degli Springboks prima con un devastante placcaggio su Mortlock, poi realizzando due piazzati per il 6-10 al 48’.

Al 54’ il sorpasso da parte del Sudafrica grazie alla meta di Fourie che approfittava dell’errore di trasmissione tra Palu e Gregan. L’ovale caduto veniva calciato da Du Preez e da Ndugane e Fourie era il più lesto a tuffarsi sul pallone in meta, la trasformazione di James fissava il 10-13.

Mortlock piazzava al 64’ per il 13 pari, ma al 68’ la meta di Montgomery arrivata in capo ad una lunghissima azione dei sudafricani nella metà campo avversaria con ben 12 fasi di gioco, al termine della quale l’estremo del Sudafrica schiacciava in meta sospinto dai compagni Habana e Tiybilika, stabiliva il nuovo sorpasso con il 13-18.

A questo punto Connoly rinvigoriva i suoi con una serie di sostituzioni e il gioco dei padroni di casa se ne giovava.

Era proprio il veterano Rogers entrato da poco in campo a piazzare lo scatto decisivo con il quale realizzava il definitivo vantaggio dei Wallabies al 75’ schiacciando l’ovale sulla bandierina. Mortlock non falliva la decisiva trasformazione che fissava il finale sul 20-18.

Il risultato lascia aperta la possibilità di sognare ancora la vittoria del Tri-Nations per l’Australia qualora batta la Nuova Zelanda ad Auckland alla ripresa del 19 agosto dopo la pausa di metà mese.

Man of the match: Rodney "rodzilla" Blake ha rappresentato la rinascita del pack australiano, dopo i disastri della passata stagione. Il giovane gigante ha saputo tener testa ad un mostro sacro del ruolo come du Randt, finendo il match schiantato dalla fatica ma felice.

04.08.06

A Sidney l'Australia vuole la vittoria per continuare a sperare

Nella umida sera di Sidney (domani ore 12 italiane, diretta Skysport2) sull'erba del Telstra Stadium non ci sarà spazio per i dubbi:una sola tra Australia e Sudafrica rimarrà in piedi al termine della battaglia.

A questo punto del Tri- Nations le due squadre hanno obiettivi diversi: per il Sudafrica, sempre sconfitto nelle prime partite, si tratta di riguadagnare un minimo di credibilità per poter affrontare l’ultima parte del torneo in casa cercando di strappare qualche risultato di prestigio lanciando nuovi talenti.

L’Australia, invece, nutre ancora la speranza di vincere il Tri-Nations. Se riuscirà oggi a battere di nuovo nettamente il Sudafrica, avrebbe la chance di andarsi a giocare tutto ad Auckland contro gli All Blacks dopo la pausa di metà agosto.

Per guadagnarsi questo diritto il ct Connoly schiera oggi la stessa formazione che ha sfiorato la vittoria sabato scorso contro la Nuova Zelanda con la sola eccezione dell’inserimento di Wycliff Palu, recuperato da un lungo infortunio.

Il gigante australiano (194 cm. per 120 kg.!) stella dei Waratahs vestirà la maglia n.8 aggiungendo al reparto delle terze linee Aussie la sua enorme potenza di portatore di palla.

Proprio sul reparto delle terze si concentrerà l'attenzione degli osservatori nel match di sabato.

L'andamento dell'incontro sarà certamente condizionato dal lavoro sporco che saranno in grado di fare il 6, il 7 e l'8 di entrambe le squadre.

Da una parte Palu, Smith(eccezionale contro la Nuova Zelanda) e Elsom, dall'altra Cronije, Smith e Tiybilika saranno il cuore dello scontro, anche se molto dipenderà dalla libertà che l'arbitro, il francese Jutge, vorrà concedrgli attorno ai punti di incontro.

Connoly, il cui lavoro sta dando ottimi frutti, conta molto sull’apporto di Palu:”Abbiamo raggiunto un buon livello nel gioco dei tre-quarti a livello offensivo, Palu ci consentirà di avere maggiore potenza nei breack-down impegnando più avversari e aprendo spazi per i nostri playmakers.”

Proprio la libertà concessa dai sudafricani a Larkham e Giteau nel match di due settimane fa vinto dai Wallabies è stato oggetto di analisi da parte di Jake White, ct sudafricano:”Tutti sanno che le fonti del gioco australiano sono quei due giocatori – ha spiegato White -, il nostro obiettivo sarà quello di tagliare loro i rifornimenti, creando problemi alle linee di collegamento tra loro e i compagni e tra loro e l’ovale.”

Il XV sudafricano sarà ancora privo di titolari del calibro di Burger, Botha, de Villiers e Pretorius, mentre rientrerà all’ala Ndugane,che dovrà vedersela con Tuqiri, in luogo di Paulse, infortunato.

03.08.06

Rugby Roma, sfida al futuro

La Rugby Roma ricomincia da 10. Tanti sono i nuovi acquisti annunciati ufficialmente dal più blasonato sodalizio del rugby capitolino, possessore di una bacheca che ospita ben cinque scudetti, l’ultimo nel 2000

Archiviata in fretta l’amarezza per la finale-promozione perduta al Flaminio nel derby con l’URC, la Roma ha programmato una stagione di vertice per tentare di nuovo la scalata al Super10.

Il rugby-mercato ha rivoluzionato la rosa dei giocatori a disposizione del confermato Ringeval con i citati 10 nuovi e ben 9 partenti.

Il reparto che ha subito i maggiori cambiamenti è quello delle terze linee. Perduti Erasmus e Lance Persico saliti a Viadana, i bianconeri si sono assicurati le prestazioni di Todd Ollivier, n.8 sudafricano ex-Petrarca Padova, ariete da 109 kg. Per 194 cm., del flanker argentino Juan Inacio Covassi, 105 kg. Per 193 cm. di altezza e di Alessandro Boscolo, 24enne di 108 kg. Per 196 cm. proveniente dal VeneziaMestre. Il reparto è stato completato dall’arrivo del 20enne Rota, figlio d’arte proveniente dalla Lazio&Primavera.

Il vero crack la Roma lo ha messo a segno acquistando il giapponese Yohei Shinomiya, titolare del Giappone Seven strappato alla concorrenza del campionato francese per espresso desiderio di coach Ringeval che si avvarrà di un nuovo assistente, Nicolas Le Roy.

Il rugbista del sol levante, che vanta esperienze in Sudafrica e Nuova Zelanda, potrebbe rivelarsi un autentico colpo sia dal punto di vista tecnico che mediatico e di marketing.

Possessore di un aggiornatissimo sito web(www.y-shinomiya.net) il giapponese, che sarà utilizzato da estremo al posto di Tapuai, è in possesso di notevoli doti fisiche. Alto 180 cm. per 90 kg. Ha una accelerazione bruciante (è accreditato di un ottimo 5’’87 sui 50 metri) e placca duro, il che lo rende temibile nell’uno-contro-uno.
In società sono già al lavoro per sfruttarne il ritorno di immagine sul mercato pubblicitario nipponico.

Altro acquisto di grande rilevanza è quello del mediano di apertura Marco Anversa, 274 punti lo scorso anno nel Brescia, che colma la lacuna del calciatore e del n.10 che è costata, probabilmente, la promozione nella passata stagione.

A completare la rosa l’estremo Bifano, i centri Malipiero e Francesio e il giovane tallonatore Lorenzini, 21enne scuola Capitolina.

“Il potenziamento non riguarda solo l’area tecnica – spiega il portavoce Mosetti – viste le ingenti energie che il patron Abbondanza e la struttura societaria guidata da Ambrogio Bona stanno investendo nell’ampliamento dell’impianto delle Tre Fontane che diventerà un polo importante per lo sport di Roma sud. Non appena completata la costruzione di Iceland, pista di pattinaggio sul ghiaccio che porterà nell’orbita dell’impianto circa 20000 presenze a settimana, partiranno i lavori per la costruzione di un ristorante, una club house, una palestra e la copertura della tribuna del campo di gioco.”

L’ambizioso programma prevede anche la ricostruzione del settore giovanile:”Partirà in settembre una campagna pubblicitaria nei municipi XI, XII, XIII e XV per avvicinare i bambini e i ragazzi ai valori del rugby, vista la crisi etica di altri sport – dice Mosetti – inoltre sono previste iniziative per coinvolgere i numerosissimi ex-giocatori che costituiscono un patrimonio di partecipazione che la società vuole valorizzare.”

Con L’obiettivo di raggiungere la collocazione che le spetta per tradizione e storia, la Rugby Roma lancia una nuova sfida al futuro.