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30.06.07

I canguri arrestano la marea nera

Sulla verdissima erba del Cricket Ground di Melbourne, gremito da 79.322 spettatori in festa, l’Australia suona un preoccupante campanello d’allarme per le orecchie di Graham Henry e dei suoi All Blacks battuti dai Wallabies con il punteggio di 20-15. I canguri di Connoly riescono a superare gli Imbattibili dopo una striscia di cinque sconfitte nei confronti diretti che durava dal 2004.

Il match, intenso e appassionante, è stato all’altezza delle attese ed ha compensato gli appassionati dalla settimana di polemiche intorno alla decisione del Sudafrica di schierare le seconde scelte nel prosieguo del torneo.

Australia e Nuova Zelanda, invece, si sono giocate il primo round della Bledisloe Cup senza risparmiare nulla a loro stesse né agli avversari.

La prima frazione dell’incontro rispettava le previsioni con la testa della mischia dei tutti neri a dominare lo scontro in trincea con i dirimpettai verde-oro in difficoltà contro Woodcock-Oliver-Hayman, una prima linea di valore mondiale.

Non era un caso che a marcare la prima meta già al 4’ di gioco fosse proprio Woodcock, bravo a violare la linea bianca dopo che Muliaina aveva tagliato in due la difesa avversaria con un break nei 22 metri.

La trasformazione di un tonico Carter fissava lo 0-7.

Nella fase centrale del primo tempo gli australiani, ispirati da “ghost” Larkham in una delle sue migliori interpretazioni, rispondevano con un paio di calci piazzati di Mortlock che tenevano in vita le speranze dei padroni di casa, anche se una punizione di Carter manteneva il punteggio sul 6-10.

Prima dell’intervallo gli All Blacks riuscivano a sciorinare il proprio gioco migliore fatto di grande continuità e capace di mettere in evidenza i punti deboli dell’Australia, fino a marcare ancora con Gear.

Era Collins a creare le basi della meta passando attraverso tre tentativi di placcaggio avversari.

Il caterpillar di Henry scaricava l’ovale per Mc Alister che aveva tempo e spazio per lanciare la freccia Ricoh Gear per il 6-15 dell’intervallo.

Nella ripresa gli australiani, guidati da uno straordinario Mortlock, mostravano una ferrea volontà di vincere che si esprimeva al massimo quando Hayman si faceva pescare in fallo di anti-gioco che gli costava l’espulsione temporanea al 62’.

In quei dieci minuti i Wallabies rovesciavano le sorti del match con due mete di Ashley-Cooper e di Stanishfort, entrambe ispirate dai break di Mortlock capace di annichilire l’incerta difesa di Mc Alister.

Le due trasformazioni di Giteau definivano il punteggio su un 20-15 che non cambiavano più fino al termine.

Finiva con i canguri in trionfo e gli All Blacks che tornavano con i piede sulla terra.

Il rugby non perdona il peccato di superbia, nemmeno agli dei di Ovalia.

29.06.07

Tri-Nations, stop alle polemiche si gioca

La calma prima della tempesta. Così è stato definito dalla stampa degli antipodi il silenzio calato attorno al match tra Australia e Nuova Zelanda che domani (ore 12, diretta Skysport Extra) si sfideranno a Melbourne per il terzo turno del Tri-Nations. La tempesta in questione si riferisce alle polemiche che hanno imperversato per tutta la settimana dopo la decisione da parte del Sud Africa di schierare nei prossimi confronti con Wallabies e All Blacks una sorta di seconda squadra, avendo lasciato a casa 20 dei migliori giocatori a disposizione.

Il ct degli Springboks Jake White ha risposto alle proteste con l’esigenza di proteggere i molti giocatori infortunati o affaticati in vista della fase decisiva della preparazione alla Rugby World Cup di settembre prossimo.

Australiani e neozelandesi hanno mostrato di gradire pochissimo e il chairman della federazione dei canguri 0’Neill sta addirittura considerando l’ipotesi di chiedere un risarcimento alla federazione sudafricana in ragione dei mancati incassi per i biglietti invenduti per il match del prossimo 7 luglio a Sidney.

Intanto, sgradita sorpresa per gli Springboks al loro arrivo nel continente australiano.

Appena rientrati in possesso dei propri bagagli i giocatori hanno constatato la scomparsa di diversi oggetti dalle borse.

Saccheggiata, in particolare, quella del capitano Skinstead che ha perduto computer, videocamera e cellulare.

Ma oggi si gioca, e il livello è siderale.

A contendersi la Bledisloe Cup, il trofeo messo in palio nei confronti tra canguri e kiwi dal 1931 da lord Bledisloe allora governatore della Nuova Zelanda, due formazioni stellari.

L’Australia schiera tutti i suoi veterani a partire dalla mediana da sogno Larkham-Gregan.

Ai centri Connoly mette in campo il perfetto equilibrio tra la potenza del capitano Mortlock e l’estro dell’”arcangelo” Giteau, mentre il triangolo allargato vede il rientro di un rinato Tuqiri dopo il programma di recupero fisico e i giovani Huxley ad estremo e Ashley-Cooper all’ala.

Il loro confronto con i dirimpettai in nero Muliaina-Gear-Rokocoko promette faville, così come quello tra le terze linee.

Di fronte ai guerrieri Mc Caw- So’oialo-Collins i canguri lanciano i guastatori Palu-Smith-Elsom e la battaglia nella terra di nessuno si presenta affascinante.

In seconda linea gli All Blacks recuperano il ministro dell’aria Chris Jack affiancandolo a Flavell, ma è in prima linea che ai canguri verranno posti i quesiti più imbarazzanti.

Il confronto tra i piloni dei wallabies Dunning e Shepherdson e quelli devastanti schierati da Henry Hayman e Woodcock dovrebbe togliere il sonno ai padroni di casa, mentre il dinamismo del tallonatore Moore promette di creare difficoltà all’esperto Oliver.

A dirigere le operazioni dei tutti neri ancora la coppia Carter-Kellher che creeranno gioco avvalendosi del fosforo dei due centri Mauger e Mc Alister.

Soprattutto per il secondo, giocatore di levatura mondiale frenato solo dalla ricchezza di talenti a disposizione di Henry, un palcoscenico adatto ad illustrare la propria classe, immensa.

27.06.07

Rugby-mercato, quattro colpi della Mantovani Lazio

APENISA[1]Continuano le novità nella campagna acquisizioni delle società di rugby della capitale. Dopo i colpi messi a segno dall’AlmavivA Capitolina, che sta costruendo una squadra in grado di puntare alle prime posizioni del Super10, anche in Serie A le romane si muovono. La Mantovani Lazio ha già annunciato ufficialmente l’arrivo di tre elementi dalla grande esperienza che, sposando il progetto del presidente Biagini, fungeranno da leader per il gruppo biancoceleste, ricco di giovani talentuosi ma piuttosto acerbi.

Si tratta dell’ala Apenisa Tuta Vodo, 37enne di origine figiana proveniente dal Calvisano, del mediano di mischia ex-Pumas Manuel Diaz, 33 anni lo scorso anno al Frascati, e del tallonatore Victor Jimenez ex-Capitolina.

Nelle intenzioni della società biancoceleste i tre dovranno portare un contributo di sostanza ed esperienza in grado di valorizzare le potenzialità dei giovani laziali.

Ma la notizia del giorno riguarda l’ingaggio del pilone irlandese Brandon Lynch, classe 1986 alto 186 cm. per 120 kg. di peso.

Il ragazzo, in grado di giocare pilone sia destro che sinistro, è nativo di Belfast e si è affermato nell’Ulster, società in cui ha militato fino alla formazione A.

Nel suo curriculum anche diverse presenze nella nazionale d’Irlanda U.19.

Ottimo il suo acquisto per rinforzare una prima linea alla ricerca di punti di riferimento.

Insieme con il tallonatore Jimenez Lynch ovvierà alla bisogna.

Intanto la Mantovani Lazio continua ad investire sul futuro.

I biancocelesti hanno siglato un accordo con la Nuova Tor Tre Teste Rugby, giovane società che può usufruire di un nuovissimo impianto dedicato esclusivamente al rugby.

L’accordo prevede la formazione di un team misto che giocherà nella categoria U.17 con maglie biancocelesti ed entrambi i loghi sul petto.

La Lazio fornirà il suo patrimonio di storia e di esperienza tecnica, il Tor Tre Teste entusiasmo e forze fresche con l’obiettivo di promuovere il rugby nella zona sud- est della capitale.

23.06.07

Il Sudafrica si illude, So'oialo e Mc Caw respingono gli Springboks

Oggi poteva essere una giornata disastrosa per lo sport neozelandese. Dopo la sconfitta nella America’s Cup ad opera di Alinghi anche nel rugby la Nuova Zelanda è andata ad un passo dalla clamorosa debàcle in Sudafrica. Ma gli All Blacks non sono divenuti una leggenda per caso. Nel sole di Durban, sotto nel punteggio di nove punti a 13’ dal termine, i guerrieri di Graham Henry hanno rovesciato le sorti del match fissando lo score finale sul 21-26 che scaccia lo spettro dell’imbattibilità perduta.

Già nel pre-gara i volti dei giocatori segnati dalla tensione raccontavano la storia di battaglie cominciate un secolo fa.

Dopo gli inni nazionali la folla che gremiva lo stadio sfidava la feroce Kapa O Pango dei neozelandesi cantando a squarciagola in Afrikaaner, la lingua dei boeri.

Le ostilità si aprivano con un Sudafrica in grado di prevalere nella conquista dell’ovale grazie alla straordinaria rimessa laterale guidata da Matfield e alle numerose palle strappate agli avversari sui breakdown.

Nella terra di nessuno attorno ai punti d’incontro era selvaggia l’applicazione degli avanti sudafricani che imponevano la propria legge agli All Blacks, mai così contratti e nervosi.

Man mano che si avvicina l’appuntamento della Rugby World Cup, diviene più difficile gestire la pressione del ruolo dei super-favoriti.

Tutto questo, insieme con l’inusuale imprecisione di Carter dalla piazzola – tre i calci di punizioni falliti al termine – producevano il 6-0 al 20’ grazie ai piazzati di Montgomery e Pienaar.

A questo punto i Tutti Neri si scuotevano e raggiungevano il pareggio al 38’ macinando il proprio gioco totale e dando vita a sequenze prolungate ricche di passaggi off-load che fruttava due calci di Carter.

Quando tutti pensavano di chiudere così all’halftime il ruggito del pack sudafricano scuoteva il match.

Al 40’ una touche ai 5 metri in attacco veniva trasformata dagli Springboks in una formidabile base da cui partivano i guastatori che trascinavano in meta il biondo Schalk Burger con l’ovale stretto tra le braccia, 11-6 e tutti a riposare.

La ripresa si apriva con un drop di Mauger che illudeva gli ospiti mentre già al 45’ l’apertura Butch James intercettava un off-load dello stesso Mauger toccando tra i pali per la trasformazione di Montgomery che fissava il 18-9.

Pienaar continuava a dirigere meravigliosamente le operazioni dando l’impressione di condurre in porto la barca sudafricana, ma due episodi marcavano la svolta contraria ai Boks.

Al 53’ un giallo a Wannenburg lasciava in sette per 10’ gli uomini della mischia che, sottoposti alla feroce pressione degli All Blacks, non si sarebbero più ripresi fino al termine.

Al 65’ White sostituiva l’ottimo James per fare posto a Steyn, protagonista sabato scorso.

Ma il giovanotto stavolta era meno ispirato e perdeva un paio di palloni che davano linfa alla riscossa neozelandese.

Un calcio per parte, di Montgomery e di Carter, portava il punteggio sul 21-12 al 67'.

Poi in tre minuti dal 69’ al 72’gli All Blacks marcavano due mete, entrambe trasformate da Carter, con il capitano Mc Caw e con Rokocoko definendo la clamorosa rimonta che entrerà negli annali.

Per una volta in ombra Carter e Mauger, mediocri i saltatori, la Nuova Zelanda ha messo in mostra un So’oialo vera anima, insieme con Mc Caw, della squadra più forte del mondo.

Sabato prossimo la Nuova Zelanda si trasferirà a Melbourne per strapazzare i Wallabies a domicilio.

22.06.07

Sudafrica-Nuova Zelanda, in campo gli extraterrestri

La storia del Tri-Nations, come quella del rugby mondiale, è segnata dai confronti tra Sudafrica e Nuova Zelanda. Domani a Durban( ore 15, diretta tv Skysport2) le maggiori favorite, Francia a parte, per la vittoria della prossima World Cup concederanno un sontuoso antipasto tutto da gustare.

Il Sudafrica è reduce dall’entusiasmante vittoria di una settimana fa ai danni della migliore Australia degli ultimi mesi.

A decidere il match ha pensato il 20enne golden-boy Francois Steyn, messo apposta in campo da White 20’ dal termine con due drop fenomenali che hanno rovesciato il punteggio.

La battaglia ha però lasciato il segno tra le file degli Springboks specialmente tra gli avanti.

White non potrà contare sull’apporto del capitano Smit e delle terze linee Juan Smith e Pierre Spies, l’altro enfant-prodige sudafricano.

I loro sostituti Botha, Skinstead e Roussow promettono di mantenere altissimo il rendimento di un pack che presenta standard fisici extraterrestri.

I primi otto uomini in maglia verde saranno guidati dal carismatico seconda linea Victor Matfield che ha appena firmato un contratto di due anni con l’ambizioso Tolone.

Proprio in seconda linea, uno dei punti di forza dei Boks, si giocherà uno dei confronti decisivi per il match.

La Nuova Zelanda in quel reparto è alle prese con una serie di infortuni che costringono Henry a schierare la coppia Rawlison-Flavell, tutta da testare a questi livelli.

Per il resto gli All Blacks si affideranno per l’occasione al meglio in questo momento a disposizione.

Anton Oliver occuperà con la sua esperienza il ruolo di tallonatore, Kelleher affiancherà Carter in mediana mentre ai centri l’esplosivo fenomeno Toeava si avvarrà dell’esperienza e della sapienza tattica del vicino Mauger.

Ad estremo c’è il rientro di Muliaina, fermato nella preparazione pre-mondiale da un infortunio alla caviglia risolto solo ultimamente.

Insomma, sul prato di Durban scenderà in campo il meglio del rugby mondiale per un match da non perdere che promette meraviglie.

20.06.07

Llanos e Guatieri per il pack della Capitolina

La campagna di rafforzamento dell’AlmavivA Capitolina comincia ad assumere contorni davvero interessanti. Dopo gli acquisti di Myring, Vermaak e Devcich, tutti estremamente promettenti, la società del presidente Tinari ha annunciato l’arrivo in via Flaminia di due giocatori di estrazione argentina. Si tratta di Gaston Llanos e di Fernando Guatieri, due rinforzi di grande spessore per il pack bluamaranto.

Llanos, 27enne seconda linea di 202 cm. per 112 kg., proviene dal GRAN Parma e vanta diverse presenze con i Pumas, la nazionale del suo paese.

Nato a Rio Cuarto ha militato nel Petrarca Padova prima di approdare a Parma dove ha disputato anche la Challenge Cup segnando una meta.

Oltre che fornire un buon apporto in chili e centimetri per la mischia, Llanos, insieme con il sudafricano Vermaak, promette di formare una delle migliori coppie di saltatori del Super10.

Per coach Mascioletti un bel salto di qualità per un reparto che ha dato qualche grattacapo alla Capitolina nella passata stagione.

Fernando Guatieri è un pilone espertissimo- è nato a Buenos Aires nel 1970- che nella scorsa stagione ha militato nel Tarbes Pyrènèes, Pro D2 francese.

Alto 180 cm. per 106 kg., in passato è transitato per la nazionale A azzurra possedendo anche il passaporto italiano.

Dopo alcuni anni a Piacenza è passato in Francia dove ha costruito una solida carriera in prima linea.

La Capitolina sembra delinearsi come una squadra davvero in grado di concorrere per un posto nelle coppe europee:”Il nostro disegno si va completando- spiega Mascioletti - . La nostra intenzione è quella di mettere vicino ai nostri giovani giocatori esperti e di grande qualità in grado di aiutarli nella crescita sulla quale abbiamo puntato.”

Ottimo finora il lavoro della Capitolina nel mercato straniero, mentre maggiori difficoltà sono state incontrate per acquistare gli italiani di valore.

Ormai i gladiatori in maglia azzurra hanno una visibilità mondiale e fanno gola ai maggiori club europei in grado di sborsare cifre non alla portata di quelli italiani.

La Rugby Roma rinnova

La Futura Park Rugby Roma si muove. Smaltita la delusione per la semifinale della serie A perduta con il Prato, il patron Abbondanza si è preso una pausa per chiarirsi le idee sul futuro della più blasonata realtà del rugby romano, oggi lontana dal vertice.

I primi passi operativi riguardano la nomina del nuovo ds Roberto Fazzini, una vita in bianconero e lo scorso anno al settore giovanile, e l’acquisizione dell’allenatore Stefano Bordon. Il nuovo arrivato, ex-azzurro ai tempi di Coste, collaborerà con il confermato Michel Ringeval, da due anni sulla panchina della Roma.

Sul fronte giocatori molte le trattative in corso per rafforzare una rosa che ha mostrato le proprie lacune nella fase decisiva della scorsa stagione.

Il primo colpo porta il nome di Ramiro Martinez, esperto pilone del Gran Parma.

Si tratta di un gradito ritorno per il 36enne ex-azzurro che militò già in bianconero ai tempi dell’ultimo scudetto del 2000.

Martinez è la pietra angolare di una prima linea da ricostruire.

Intanto Wim Visser lascia la Roma e va alla Rugby Lazio di Ricciardi in serie B.

18.06.07

Gareth Edwards, il migliore

Comincia con la pubblicazione di questo post sulla storia di uno dei Campioni che rendono unico lo sport della palla ovale la collaborazione con Il Grande Rugby, rivista mensile diretta da Ferruccio Venturoli indispensabile per chi vuole conoscere la storia che assume i contorni della leggenda di una disciplina bella come la vita. Troverete le storie delle leggende del rugby nella sezione "Storie di rugby", buona lettura.

2295405Cinquantarè caps consecutivi per il Galles, 10 per i Lions, sei Championships vinti in 12 anni.
Velocità, tecnica, passaggio, potenza e intelligenza tattica per quello che è considerato il più completo giocatore di sempre

di Eamus Costello

“In campo sembrava una bomba sul punto di esplodere” così Barry John , King John, grande amico e compagno di mediana nel Galles e nei Lions, racconta di Gareth Edwards.

Ed Edwards era tutto quello che doveva essere un giocatore di rugby: aveva fisico, una tecnica sopraffina migliorata con duri allenamenti, scatto, velocità, un calcio in corsa potente e preciso e un passaggio forse unico al mondo.

Ma aveva anche nelle gambe una potenza esplosiva, e nella testa un’intelligenza tattica non comune.

Gareth Edwards si può considerare non solo il miglior mediano di mischia e forse anche il miglior giocatore di tutti i tempi, ma sicuramente il più completo.

Qualcuno ne parla come un vero “fenomeno”: convocato per la prima volta in nazionale contro la Francia, nel 1967, a 19 anni, giocò da titolare i 53 incontri ufficiali successivi, senza mai neanche essere messo in panchina segnando, fino alla sua ultima partita, ancora contro la Francia nel ’78, 20 mete e 88 punti.

Giocò 10 test con i Lions nelle due tournée in Nuova Zelanda nel ’71 e in Sud Africa nel ’74 e vinse tutto quello che, ai suoi tempi, c’era da vincere nel rugby: le “series” dei British Lions, sei “5 Nazioni” , 3 “Grandi Slam” e 5 “Triple Crowns”.

Ma segnò anche una meta indimenticabile che ancora oggi è considerata la più bella di tutti i tempi: con i Barbarians a Twikenham, nel ’73, contro gli All Blacks


Fu un giocatore moderno e, a detta di tutti gli esperti, sarebbe stato grandissimo anche nel rugby di oggi anzi, probabilmente, in qualsiasi altro sport, tant’è che il rugby lo portò via a un futuro di professionista del calcio con il Swansea Town e a quello di velocista, visto che aveva vinto il campionato giovanile britannico nelle 200 yards.


Molto forte fisicamente, con un baricentro relativamente basso, era in grado di rompere qualsiasi placcaggio non fosse portato con il massimo dell’aggressività Il suo calcio tattico, lungo la linea di touche, da dietro la mischia, fu un’innovazione nel gioco del mediano ed era in grado, in ogni momento, di capovolgere il fronte di una partita.

Con Barry John prima e con Phil Bennett dopo, formò una coppia di mediani rimasti nella leggenda: con il suo gioco, la sua prontezza e il suo passaggio era in grado di “proteggere” il proprio mediano e dargli quelle frazioni di secondo in più necessarie a farlo ragionare e a fargli evitate l’impatto con le terze linee avversarie.


Anche se è sempre stato un dilettante, si allenava con la puntigliosità e la metodicità di un professionista; agli inizi si riteneva debole nel passaggio e sono proverbiali le ore e ore di allenamento proprio a passare il pallone da fermo, tanto che, anche del passaggio, è stato un innovatore, con il pallone che si avvitava su se stesso, acquistando velocità a ogni spirale e con il suo famoso “reverse pass”, il passaggio effettuato dalla parte opposta rispetto alla posizione assunta per il passaggio, che ingannava gli avversari e liberava la sua ala o il suo estremo dalla parte chiusa.

E, a proposito di passaggio, uno dei tanti aneddoti che lo riguardano racconta che, quando in nazionale si trovò a giocare, per la prima volta, con Barry John, di due anni più anziano e già affermato mediano d’apertura del Galles, Gareth gli abbia chiesto come volesse il pallone sul passaggio da fermo e sembra che “King John” abbia risposto: “ non ti preoccupare, butta il pallone dietro e io ci sarò."


Personaggio allegro e amico di tutti, nascondeva sotto quel carattere una “cattiveria” e una determinazione agonistica che non di rado aiutava la sua squadra a superare momenti critici, come nella sua ultima apparizione con la maglia dei dragoni a Cardiff, nel ’78, in quel 16-7 finale che valse al Galles un altro Grand Slam.

A pochi minuti dalla fine della partita, il Galles stava vincendo 13 – 7 ( a quei tempi la meta valeva 4 punti), ma la squadra pareva imbambolata, quasi incapace di reagire agli attacchi disperati dei francesi: potevano passare in vantaggio e sarebbe stata una beffa.

Fu allora che Edwards uscì da una mischia e da una posizione abbastanza difficile lasciò partire un drop che centrò i pali, portò il Galles oltre il “break” (la possibilità di essere raggiunta con una meta trasformata), diede una “bastonata” al morale dei francesi e portò al Galles un’altra vittoria.


E furono proprio le ultime tre stagioni, le migliori in assoluto nella carriera di Gareth Edwards che, ancora nel pieno della sua vigoria fisica, aveva raggiunto un livello tecnico e tattico davvero unico, tanto che era stato destinato a guidare la Turnée dei Lions in Nuova Zelanda del ’77, alla quale, però, rinunciò, per una serie di motivi personali.


Paradossalmente, a questo sportivo che i suoi stessi compagni definiscono ancora oggi un fenomeno, una capacità mancò o, comunque, non fu alla sua altezza: quella di essere capitano, in uno sport dove il capitano conta forse più dell’allenatore.

Era troppo coinvolto nel gioco, una sorta di trance agonistica che gli impediva di svolgere, nel migliore dei modi, le funzioni di skipper.

Nonostante questo capitanò il suo Paese 13 volte, la prima soltanto un anno dopo la sua prima convocazione.


Si ritirò dalla scena internazionale nel ‘78, per , come disse lui stesso, “andare a pescare salmoni”.

La sua biografia, uscita la prima volta nel ’79, e che continua a essere pubblicata sempre con nuovi aggiornamenti, è il libro sul rugby, che ha venduto di più nel mondo.


Oggi, Gareth Edwards, alla soglia dei sessant’anni, rimane ancora un punto di riferimento nel rugby gallese e mondiale; è manager del Cardiff, la squadra nella quale è cresciuto.


Via alle operazioni:Berbizier chiama i 40, Scanavacca è fuori

Si comincia. A due mesi e mezzo dal kick off della Rugby World Cup 2007 previsto per il 7 settembre Pierre Berbizier ha diramato la prima lista di convocati per il ritiro pre-mondiale. L’elenco è allargato a 40 elementi e verrà ristretto ai 30 previsti dal regolamento dopo la prima fase della preparazione. I giocatori e lo staff si ritroveranno da domenica 1 luglio a Morgex in Valle d’Aosta dove lavoreranno soprattutto sulla parte atletica fino al 6.

Altri due periodi dal 10 al 20 e dal 25 al 28 luglio vedranno gli azzurri concentrarsi di più sui principi e sulle strutture di gioco man mano che si avvicinerà il torneo.

Esaurita la fase sperimentale coincisa con le due partite del tour sudamericano con Uruguay e Argentina Berbizier recupera tutti i suoi pretoriani protagonisti dell’ultimo Sei Nazioni e che, per un motivo o per l’altro, non erano disponibili per il tour di giugno.

C’è un’unica eccezione, notevole per la caratura del giocatore ma non del tutto imprevista.

Si tratta dell’esclusione di “Pepe” Scanavacca, autore di due mete nel Sei Nazioni durante il quale si era alternato all’apertura con Ramiro Pez.

Al di là delle spiegazioni di rito, l’impressione è che alcuni atteggiamenti del giocatore, sia in partita che in allenamento, non siano stati digeriti con facilità dallo staff azzurro.

Si spiegano anche così l’ulteriore chance concessa a Chris Burton dopo le prove interlocutorie del tour ed il recupero di Luciano Orquera, apertura titolare del Brive, autore di buone prestazioni durante la Nations Cup con la nazionale A.

Orquera, che ha all’attivo 10 cap, ha il grande merito di giocare titolare in una squadra della massima divisione francese(Pez, per esempio, nel Bayonne è il terzo mediano di apertura, n.d.r.) e quello di aver dimostrato di migliorarsi molto nei calci piazzati, sua lacuna storica.

Fermo restando che il favorito per il n.10 ai Mondiali resta De Marigny, molto attento nell’esecuzione del piano di gioco, non sono escluse ulteriori sorprese al momento della riduzione della rosa a trenta elementi.

Per il resto, le uniche due novità assolute si riferiscono a due talenti dell’Under 21 capace di vincere due match nel Sei Nazioni di categoria.

Si tratta del terza linea Paul Derbyshire, capitano dell’Under, e dell’ultility back del Treviso Sgarbi.

Per le origini del primo, non inganni il nome.

Il ragazzo è italiano nato a Cecina da genitori inglesi innamorati delle colline del Chianti e trasferitisi in Toscana.

Nella rosa ha trovato posto anche il tre-quarti Alessio Galante, anch’egli promosso in ritiro dopo il tour.

Un altro rientro importante porta il nome di Ludovico Nitoglia.

L’ala romana in forza al Calvisano, inamovibile in azzurro due anni orsono, viene da un anno tormentato dagli infortuni ma, nell’ultima parte della stagione, ha regalato lampi di classe e velocità che gli hanno riaperto le porte della nazionale:”Cominciamo con queste convocazioni le operazioni dedicate al mondiale – ha detto Berbizier – e la lista unisce esperienza e gioventù.

Per tutti, far parte del gruppo deve essere motivo d’orgoglio.”

Forte l’impressione che l’elenco definitivo sia già fatto per 28/30.

Per un paio di posti resta aperta la lotta tra giovani e outsider.

In chiusura, una curiosità.

Ai 40 è stato aggregato come giocatore invitato Manoa Vosawai, terza centro del Parma eleggibile come “italiano” solo dal 2 settembre.

Rugby senza frontiere.

16.06.07

Steyn prende a calci i canguri

Un match di straordinaria intensità ha aperto le operazioni del Tri-Nations 2007, viatico per una Rugby World Cup che si preannuncia straordinaria. A Cape Town il Sudafrica ha piegato un’ottima Australia con un 22-19 tutto da raccontare. Protagonista assoluto Francois Steyn, 20enne enfant prodige del rugby sudafricano, che ha letteralmente preso a calci le speranze di vittoria dei wallabies quando erano ormai ad un passo da una clamorosa realizzazione.

Nel breve volgere di quattro minuti, dal 74’ al 78’, Steyn ha messo a segno due drop incredibili che hanno fruttato prima il 19 pari e poi il sorpasso decisivo del 22-19.

Soprattutto il primo calcio da tre punti è stato scagliato dalla linea laterale destra a, più o meno, 45 metri dai pali dopo che Larkham aveva calciato l’ovale appena rubato in touche dai propri 22 metri.

Il pallone finiva proprio nelle mani del Fenomeno che White aveva messo in campo per la sua soprannaturale abilità nei drop.

Steyn calciava di destro con una naturalezza imbarazzante da posizione impossibile e marcava il pareggio dando ai suoi la convinzione che, con lui sul terreno di gioco, tutto sia possibile.

Riconquistato il pallone gli Springboks ben orchestrati dall’ altro giovane talento Pienaar davano vita ad un interminabile drive mantenendo il possesso dell’ovale con una serie di ripartenze degli avanti vicino ai raggruppamenti che logoravano i coraggiosi australiani, peraltro bravissimi a non cedere in difesa e a rubare in diverse occasioni l'ovale.

Ma la forza degli avanti in maglia verde era straripante e i loro colpi si abbattevano alla base dell'albero australiano con la regolarità e l'inesorabilità di un'ascia da tagliaboschi.

In capo a ben 11 fasi di gioco Pienaar apriva per Steyn che, appostato quasi al centro del campo, non aveva difficoltà ad infilare ancora i pali da 35 metri per il 22-19 finale.

Peccato per la migliore Australia degli ultimi mesi che, dopo aver assorbito nei primi minuti le sfuriate dei devastanti tank sudafricani, aveva preso il comando delle operazioni nella fase centrale del match.

Dopo due calci per parte di Montgomery e Mortlock in apertura erano stati i sudafricani a violare per primi l’area di meta con Fourie lanciato in bandierina in capo ad un’azione al largo.

Sul 10-3, complice l’infortunio del leader sudafricano Smit che faceva sbandare la mischia, i wallabies guidati dai veterani Larkham e Gregan cominciavano a macinare il loro gioco sequenziale fatto di possessi prolungati e meravigliosa occupazione del campo che fruttava un piazzato di Mortlock e la bella meta dell’”arcangelo” Giteau.

Era il vantaggio degli ospiti per 10-13.

Un giallo a Spies permetteva all’Australia di dominare la fase centrale del match ma la superiorità numerica produceva solo altri due calci di Mortlock a cavallo dell’intervallo per il massimo vantaggio di 10-19.

Al rientro di Spies dopo i 10’ dell’espulsione temporanea gli springboks ricominciavano a logorare i canguri di Connoly con il gioco dei propri colossi e, dopo esser ritornati sotto con due punizioni di Montgomery per il 16-19 al 54’, costruivano le basi per l’exploit di Steyn di cui si è detto in apertura.

L’appuntamento è tra una settimana a Durban dove il Sudafrica ospiterà gli All Blacks che ieri hanno demolito il coraggioso Canada per 64-13 con tre mete del fenomeno Carter che ha messo a segno anche sette trasformazioni.

Bene i due esordienti Ross Filipo e Scwalger a pilone ma, certo, gli avversari non costituivano un banco di prova troppo impegantivo.

Sabato prossimo potremo assistere ad una anteprima della possibile finale di Francia 2007, un'occasione ghiottissima per un confronto tra i due fenomeni Steyn e Carter e pieno di altri innumeroveli temi.

Tri-Nations, il Sudafrica schiera i suoi tanks

Questo è l’anno del mondiale della palla ovale e la Rugby World Cup di settembre è una regina che richiede per sé tutte le attenzioni. Perciò il Tri-Nations 2007, per solito collocato in agosto, anticipa a metà giugno e apre con il Sudafrica che oggi(ore 15, diretta tv Skysport2) ospita l’Australia a Cape Town.

Le due squadre si affrontano dopo aver superato agevolmente i test di giugno.

I wallabies hanno sconfitto, non senza qualche patema, il Galles e le Fiji mostrando i soliti affanni in prima linea ma anche un’assortimento di tre-quarti da sogno.

Il Sudafrica ha lanciato la sua sfida al mondo demolendo due volte un’Inghilterra orgogliosa ma largamente incompleta schiacciata dalla potenza dei suoi tank d’assalto di una mischia devastante.

D’altro canto gli Springboks di White hanno messo in mostra una generazione di nuovi talenti da far paura.

Proprio oggi il consiglio è di dare un’occhiata al n.8 Spies, 21enne da 196 cm. per 115 kg. in grado di correre come un mezzofondista, sicuro prossimo protagonista del rugby mondiale, così come sarebbe favoloso vedere all’opera il 20enne Francoise Steyn, estremo dal drop letale che partirà dalla panchina.

Intanto alla stessa ora l’Italia A di Zanato scenderà in campo a Bucarest contro la Georgia nella Nations Cup.

Nei primi due turni la seconda squadra azzurra ha ceduto di misura all’Argentina A e alla Romania.

11.06.07

Un altro colpo per la Capitolina:arriva Devcich

Capitolina_vs_Padova Camardon (foto alberto magni)065[1] L’AlmavivA Capitolina annuncia il terzo colpo di un mercato che comincia ad entusiasmare gli appassionati. Dopo gli arrivi dell’apertura inglese Myring e del seconda linea sudafricano Vermaak ecco un’altra freccia dal rugby degli antipodi. Si tratta dell’estremo-ala Luke Samuel Devcich, classe 1985. Il tre-quarti, 180 cm. per 92 kg. di peso, ed ha un ruolino rispettabilissimo a dispetto della giovane età.

Nella scorsa stagione ha disputato l’NPC neozelandese con Otago perdendo la finale con Waikato.

Ex-campione del mondo di categoria con la Nuova Zelanda U.19, ha partecipato ai trias per il Super14 con gli Highlanders.

Il tecnico romano Mascioletti gongola:”Si tratta di un giocatore dalla grande velocità e dal placcaggio solidissimo, in grado di giocare indifferentemente sia da estremo che da ala.”

Devcich aggiunge una dimensione interessante ad un reparto di tre-quarti già buono.

Intanto i risultati confermano la bontà del lavoro sul settore giovanile. L’U.17 della Capitolina allenata da Pacini ha portato a via Flaminia il titolo italiano di categoria battendo in finale il Petrarca Padova con il punteggio di 23-17.

10.06.07

Roma Seven ai Kooga Wailers

La sesta edizione del Roma Seven Rugby ha visto trionfare, davanti a 3000 spettatori, i Kooga Wailers, storica selezione composta da giocatori britannici. Grande successo di pubblico per il torneo di rugby a sette più prestigioso d’Italia e che si va imponendo per seguito e importanza anche a livello europeo.

I Wailers hanno superato in finale l’altra famosa selezione dei Samurai con il netto punteggio di 40-5, mentre in semifinale avevano battuto i British Army che annoveravano diversi specialisti figiani, i migliori al mondo in questa disciplina.

Al termine della premiazione presieduta dal presidente del Consiglio Comunale Mirko Coratti l’affascinante cornice dello Stadio dei Marmi si è trasformata in una grande discoteca a cielo aperto che ha visto alternarsi alla consolle i migliori DJ della capitale che hanno animato una festa durata fino a notte inoltrata.

Il Plate, il torneo di consolazione, ha visto imporsi la Cot d’Azul sulla selezione italiana per 21-14.

L'Italia chiude il tour degli esperimenti con una sconfitta contro i Pumas

foto pratichetti Si è concluso con una sconfitta assolutamente decorosa subita dall’Argentina, 24-6 il risultato finale, il tour estivo della nazionale azzurra di rugby. Il match di sabato a Mendoza ha visto l’Italia giocare una partita in trincea, impegnata come è stata in una difesa strenua di fronte alle sfuriate dei Pumas che oggi saliranno ufficialmente, per la prima volta nella storia, al 5° posto assoluto nel ranking dell’International Board.

La partita ha avuto nei cinque minuti dal 26’ al 31’ la svolta che ha scavato il break in favore degli argentini.

In questo breve lasso di tempo i Pumas hanno messo a segno due mete con l’ala Francisco Leonelli e con l’estremo Federico Serra, concretizzando una pressione che Lo Cicero e compagni hanno respinto con vigore per il resto del match.

Ottimo la prova del pack azzurro al cospetto della mischia argentina, tra le migliori al mondo, nonostante la severità dell’arbitro neozelandese Bray che ha rifilato due gialli a Sole e Lo Cicero.

Le esigenze del calendario internazionale che fissa la World Cup per settembre hanno imposto riposo ai veterani di quasi tutte le squadre nazionali che hanno affrontato i test-match di giugno con selezioni sperimentali.

Per Pierre Berbizier sarebbe stato importante testare contro l’Argentina la mediana Burton – Canavosio, ma ha potuto farlo pressoché solo rispetto alla fase difensiva, vista la tendenza del match giocato quasi interamente nella metà campo azzurra.

Per Burton, schierato per la prima volta all’apertura, solida prova al placcaggio ma incerti i calci di spostamento, fondamentali per alleggerire la pressione dei Pumas.

Troppo scarse le possibilità per muovere l’ovale a disposizione dell’italo-australiano.

Pablo Canavosio
, invece, è rimasto in campo solo mezz’ora per il riacutizzarsi dell’infortunio alla spalla che lo aveva tenuto fuori dalla sfida vittoriosa con l’Uruguay.

Giocatori da rivedere, dunque, anche se la sensazione è quella di maggiori certezze nel caso di Canavosio che, nelle idee dello staff azzurro, appare come la vera alternativa a Troncon, complice la perdurante involuzione di Paul Griffen, peraltro confermata nella partita di Montevideo.

Indicazioni positive dal tour Berbizier le ha tratte dalle prestazioni di Zanni e Pratichetti, autore contro l’Uruguay della sua prima tripletta azzurra.

I due giovani, dopo le ottime prove nel Sei Nazioni, sono ormai certi di far parte dei 40 nomi che verranno diramati dal ct di Saint-Gaudens intorno al 18 giugno.

Questo primo gruppo farà base dall’1 Luglio a La Salle-Morgex in Valle d’Aosta, sede del ritiro pre-mondiale.

Dopo il primo periodo di preparazione il numero verrà ridotto ai 30 obbligatori che formeranno la rosa alla rassegna iridata in Francia, con la prima partita degli azzurri l’8 Settembre a Marsiglia contro i super-favoriti All Blacks neozelandesi.

A proposito di Berbizier, con questo tour ha compiuto i due anni esatti di gestione azzurra.

Nel momento in cui il presidente Dondi è alle prese con la scelta del successore del “piccolo caporale”, giova sottolineare alcuni numeri che hanno segnato fin qui la sua avventura in Italia.

Nei 25 incontri giocati sotto la sua gestione l’Italia ha totalizzato ben 10 vittorie, un pareggio storico a Cardiff nel Sei Nazioni, e 14 sconfitte.

Il saldo è attivo sia per i punti fatti-subiti, 661-577, che per le mete, 71-64.

Numeri eccellenti, soprattutto se confrontati con le precedenti gestioni della nazionale e che fanno aumentare i rimpianti per un addio ormai certo.

Intanto, nel borsino dei pretendenti al suo posto, si mantiene stabile Eddie Jones, scende Saint-Andrè anche se non vanno esclusi rapidi “ritorni”, salgono Galthiè e Lagisquet.

La pista francese resta dunque la più calda.

08.06.07

Domani Argentina - Italia. La formazione

Il ricordo dell’ultima volta che l’Italia ha affrontato l’Argentina in casa sua ha il dolce sapore della vittoria. Era il 17 giugno 2005, all’alba della gestione-Berbizier, e gli azzurri vinsero 29-30 a Cordoba. Domani (ore 14 locali, le 19 in Italia. Troppo esose le richieste argentine per la diretta tv) a Mendoza l’Italia affronta di nuovo i Pumas in un match la cui attesa ruota tutta intorno al rendimento di una mediana nuova di zecca.

Quest’anno il tradizionale tour di giugno è schiacciato dal calendario internazionale tra la fine di massacranti competizioni nazionali e la prospettiva della World Cup in arrivo a settembre.

Logico per tutti i ct fare luogo agli esperimenti.

Vi è per Berbizier, finalmente, la possibilità di provare la soluzione- Canavosio mediano di mischia.

Accanto a lui verrà avanzato all’apertura Burton, un altro degli esperimenti del tour.

Per l’italo-australiano un test davvero severo dopo il comodo esordio da estremo con l’Uruguay.

Al suo posto con la n.15 rientrerà Bortolussi, mentre saranno confermate le ali Robertson e Pratichetti, autore di uno splendido Hat-trick sabato scorso.

Ai centri l’esperienza di Stoica accanto alla freschezza di Galante.

Detto dei mediani il pack vedrà Barbieri a n.8 in luogo dell’infortunato Zanni, con Sole e Mandelli flanker.

Le seconde linee Bernabò e Dal Fava, tra gli azzurri più positivi contro l’Uruguay, rimarranno al loro posto, mentre in prima linea Berbizier si affiderà all’esperienza di Nieto, Ongaro e Lo Cicero.

La tradizionale forza del pacchetto argentino ha imposto al ct azzurro, alla sua 25esima presenza, di portare in panchina ben cinque avanti (Festuccia, Staibano, Aguero, Ravanello e Orlando) e solo due tre-quarti (il mediano Griffen e l’utility-back Galon).

“Il primo obiettivo del test era sperimentare – ha chiosato Berbizier – e, dunque, continuiamo a vedere nuovi giocatori. Si tratta di un test internazionale dal coefficiente di difficoltà elevato, avremo la possibilità di sfruttare le indicazioni di una prova davvero attendibile.”

07.06.07

L'AlmavivA Capitolina vuole l'Europa

Giocare il primo anno da matricola nel Super10 non è mai stato facile. Spesso, da quando la massima serie del rugby è formata da 10 compagini, la squadra neo-promossa è retrocessa al primo anno. In un campionato equilibrato il noviziato si paga doppio e la selezione ha colpito, in passato, vittime illustri. Per l’AlmavivA Capitolina la regola ha fatto eccezione.

La stagione appena conclusa ha visto la squadra bluamaranto raggiungere una salvezza tranquilla giocando, nel corso del campionato, diverse partite di qualità.

Il risultato acquista ancora maggior valore se si considera che, a differenza di quanto fatto finora dalle società neo-promosse, la Capitolina ha confermato il gruppo che ha guadagnato la promozione dalla serie A.

Questo tipo di politica ha premiato le intenzioni del presidente Tinari, per il quale l’attaccamento alla maglia e ai valori del club è un obiettivo primario.

Anche il tecnico Mascioletti, uno scudetto nel ’94 alla guida de L’Aquila e già sulla panchina della nazionale, appare soddisfatto del primo assaggio al rugby d’eccellenza:”La squadra ha fatto ciò che doveva, soddisfacendo le nostre attese.

Confermare lo stesso gruppo della promozione ha comportato qualche rischio, ma alla fine dei conti ha pagato.”

In effetti, il rendimento altalenante della squadra potrebbe essere addebitato alla mancanza di esperienza:”Mantenere un rendimento costante salendo di categoria è molto difficile-spiega Mascioletti – ma, tutto sommato, la squadra ha risposto, a parte qualche errore che ritengo fisiologico.

Abbiamo giocato delle partite eccellenti contro Viadana in casa(vittoria dopo uno svantaggio iniziale di 0-11, n.d.r.), Treviso e Calvisano in trasferta e può essere interessante notare che stiamo parlando delle migliori del campionato.

Inoltre mi è piaciuto molto la reazione mentale della squadra nella vittoria di Catania, il momento più difficile della stagione.”

Buono il rendimento del gruppo, dunque, ma la presenza di un elemento dell’esperienza di Raineri ha costituito un riferimento importante per tutti:”Non faccio nomi né graduatorie – dice il coach – ma non fatico a riconoscere il contributo di Nanni Raineri in termini di professionalità, serietà e abnegazione per la causa comune, un vero modello.

Se in Italia il suo modo di fare rugby fosse più diffuso sarebbe tutto più facile.”

Ora bisogna proseguire nella crescita. Il presidente Tinari ha lamentato le difficoltà del confronto sul mercato con realtà più ricche-”abbiamo l’8% del budget del Tolosa” ha commentato – ma, nonostante ciò, la Capitolina ha già messo a segno due colpi importanti.

Si tratta dell’apertura inglese Luke Myring e del seconda linea sudafricano Benjamin Vermaak:”I due giocatori vengono da esperienze superiori(Premiership e Super14, n.d.r.) e speriamo possano alzare la qualità del gruppo in aree carenti – ha continuato Mascioletti -.

Del resto, l’obiettivo resta quello di proseguire nella crescita. La prossima stagione puntiamo a portare il grande rugby europeo per club a Roma.”

03.06.07

Conto alla rovescia per il prestigioso appuntamento del Roma Seven

Fervono i preparativi intorno all’organizzazione del Roma Seven 2007, l’ormai tradizionale appuntamento dedicato alla divertente variante del rugby a sette giocatori, che avrà luogo l’8 e 9 giugno. Complice la splendida location dello Stadio dei Marmi, l’appuntamento è ormai entrato di diritto nel novero delle manifestazioni sportivo-mondane più cool della capitale ed è alla sua sesta edizione.

Il torneo, che prevede la grande festa dopo la finale organizzata da Bernardi, annovera alcune tra le selezioni più prestigiose del rugby internazionale.

Dagli antipodi arriveranno le neozelandesi NZ Metro, NZ Maori e NZ Legend, i sudafricani dello Stellenbosch campioni uscenti, mentre dall’Argentina arriveranno i Clandestinos e i Castroni Arg Seven.

Dall’Europa hanno aderito i britannici Mel’s Exiles, Marauders e i leggendari Samurai, i francesi Froggies, le selezioni nazionali di Italia e Spagna oltre agli irlandesi del Garryowen.

Sembra essercene abbastanza per due giorni di rugby e divertimento, anche se altre prestigiosi team potrebbero aggiungersi nella prossima settimana.

Con tre mete di Pratichetti gli azzurri domano i Los Teros

Le prove tecniche per il mondiale di settembre cominciano con una vittoria e non poteva essere altrimenti, vista la differenza tra Italia e Uruguay. Il 5-29 con il quale la squadra, largamente sperimentale, messa in campo da Pierre Berbizier ha superato Los Teros a Montevideo racconta di un match che ha mostrato l’orgoglio, ancorché frenato da evidenti lacune tecniche, dei padroni di casa al cospetto di un’Italia i cui automatismi hanno risentito delle numerose novità.

Difficile valutare in questo contesto le prove dei debuttanti assoluti Patrizio e Burton, anche se il secondo ha fatto vedere un calcio potente e preciso e una buona disposizione agli inserimenti in attacco.

La partita è cominciata con gli azzurri in avanti e già al 3’ Lo Cicero e compagni avevano l’opportunità di marcare punti per una punizione ai 22 metri avversari ma decidevano per la touche.

Gli sviluppi della rimessa laterale producevano un drive prolungato ma sterile da parte degli azzurri che perdevano il possesso dell’ovale calciato da De Marigny per Pratichetti.

Al 13’ nella stessa situazione Lo Cicero decideva per il calcio in mezzo ai pali:Burton non si faceva pregare e bagnava il suo primo cap azzurro con il 3-0 che sbloccava il risultato.

Da qui in avanti la prima frazione si srotolava tra la difficoltà di dare qualità al possesso da parte dell’Italia e la capacità di creare difficoltà da parte degli uruguagi in mischia chiusa.

Proprio in questo fondamentale i padroni di casa, che risentono positivamente della vicinanza dei maestri argentini, riuscivano a dare il meglio con Lo Cicero, Festuccia e Staibano che avevano i loro problemi per venirne a capo.

Solo poco prima dell’intervallo l’Italia riusciva a costruire una buona struttura di gioco che fruttava la prima meta di Pratichetti.

Da un maul in avanzamento Griffen attivava De Marigny che era abile a servire Robertson inserito tra i due centri.

Le linee di corsa di Stoica e Patrizio ingannavano la difesa avversaria e il long-pass di Robertson lanciava Pratichetti in meta.

Sull’8-0 l’arbitro Debney mandava tutti negli spogliatoi, dove certamente Berbizier provava a mettere a posto le cose.

I risultati si vedevano subito all’inizio della ripresa che vedeva il gioco degli azzurri fluire con maggiore efficacia nei primi 10’.

Era sufficiente per costruire altre due mete dello stesso Pratichetti che viveva così la sua giornata di gloria mettendo a segno la prima tripletta con la nazionale.

Al 42’ Griffen era bravo a tornare dalla parte chiusa dopo un insistito drive sotto i pali avversari.

Per Pratichetti era un gioco da ragazzi rompere due placcaggi approssimativi degli avversari e depositare in meta che, trasformata da Burton, fruttava lo 0-15.

Ancora pochi minuti e un’altra bella azione portata al largo dalla mediana azzurra permetteva un felice inserimento di Burton.

Il n.15 era abile ad innescare la corsa lungo l’out di Matteo Pratichetti.

Il giovane romano riusciva a planare in area di meta per la terza segnatura personale nonostante il disperato tentativo di placcaggio dell’estremo avversario che ne subiva la maggiore potenza fisica, la trasformazione di Burton fissava lo 0-22.

A questo punto i diversi cambi operati da Berbizier e la ruggine di alcuni azzurri che hanno terminato il Super10 da qualche settimana riportava il match sui binari iniziali.

Una meta per parte, di Aracena per l’Uruguay e di Aguero per l’Italia definivano lo score finale sul 5-29.

L’appuntamento è per sabato prossimo a Mendoza dove l’Argentina costituirà un test ben più impegnativo per gli azzurri.

02.06.07

La Nuova Zelanda riparte da 5 mete alla Francia

All'Eden Park di Auckland gli All Blacks stendono i resti della Francia con il punteggio di 42-11.
Graham Henry aveva previsto, dopo la lunga e articolata preparazione fisica dei tutti neri, il ritorno ai fondamentali per ricostruire l'identità tecnica della squadra.

Così è stato, anche se il lavoro da compiere è ancora lungo per affinare la forma dei giocatori dalla felce d'argento.

Nonostante la ruggine mostrata nella partita la Nuova Zelanda ha condotto il match a piacimento dominando in lungo e in largo sui galletti mandati in campo da Laporte quasi controvoglia.

Qualche infortunio e, soprattutto, i migliori giocatori impegnati nelle semifinali del Top14 hanno impedito alla Francia di schierare i migliori.

Giovani come Pape, inaspettatamente capitano con problemi con la lingua inglese risolti dal veterano Magne che ha svolto le funzioni di interprete, e Durand, qualche vecchio come il commovente Califano, Castaignede o lo stesso Magne.

Il mix non è bastato ad impensierire gli All Blacks che hanno messo a segno due doppiette con Mauger e Sivivatu e una meta di So'oialo.

Leggeri infortuni, da verificare, a Carter e Mc Caw nel primo tempo hanno privato i neri dei due leader, ma nessuno se ne è accorto.

Curioso considerare la quantità di errori manuali commessi dagli All Blacks, doveroso annotare un devastante placcaggio di Chabal ai danni di Masoe, bisogna registrare che Mc Caw e compagni hanno aperto le ostilità con Kapa 'O Pango.

Potrebbe essere interpretata come una forma di rispetto per la levatura della Francia, nonostante le assenze.

01.06.07

Domani sera Uruguay - Italia, la formazione

foto pratichetti Dallo stadio Gran Parque Central di Montevideo parte domani (ore 20, diretta Skysport2) la marcia che porterà l’Italia di Berbizier al vitale appuntamento della Rugby World Cup di settembre in Francia. I tradizionali test-match di giugno, che vedono le squadre dell’emisfero nord scendere in quello meridionale, sono, giova sottolinearlo, condizionati quest’anno proprio dalla prossimità alla rassegna iridata.

Logico che, giunti al termine di una stagione massacrante, alcuni tra i giocatori più forti del mondo approfittino di questo periodo per tirare un poco il fiato e recuperare in vista del mondiale.

I commissari tecnici di mezzo pianeta, dunque, hanno sfruttato i test per sperimentare elementi giovani o nuovi per la scena internazionale.

Pierre Berbizier non ha fatto eccezione e la formazione annunciata per il match di Montevideo lo conferma.

Si comincia dall’estremo Chris Burton, esordiente assoluto.

L’italo-australiano è chiamato a mostrare le sue doti di calciatore potente portato alla fase difensiva e potrebbe rappresentare un elemento di novità molto positivo per la rosa azzurra.

Alle ali la coppia delle ultime due uscite nel Sei Nazioni, Robertson e Pratichetti, che il Super10 ha visto in grande forma.

Ai centri i due estremi della rosa azzurra.

Da una parte c’è il rientro dell’espertissimo Stoica, al suo 76esimo cap, dall’altra il secondo esordiente assoluto Patrizio, 22 anni centro del Petrarca Padova.

Nella posizione di mediano di apertura giostrerà De Marigny che, come anticipato nei giorni scorsi, sembra il maggior indiziato a vestire la n.10 anche al mondiale.

Il n.9 sarà Griffen visto che Canavosio, il designato da Berbizier, non è a posto fisicamente.

Zanni vestirà per la prima volta in azzurro la n.8 accanto ai flanker Sole e Barbieri, mentre in seconda linea opportunità per Bernabò e Dal Fava, coppia affidabilissima.

La prima linea vedrà il giovane Staibano pilone destro con Festuccia tallonatore e Lo Cicero neo-capitano, la coppia di avanti che ha recentemente firmato per il Racing di Parigi.

Al di là delle necessità imposte da riposi forzati ed infortuni, Berbizier completa la sua opera di ampliamento della rosa mettendo in campo un XV con elementi giovani che hanno bisogno di accumulare esperienza internazionale, in vista del prossimo e più impegnativo impegno di sabato 9 giugno contro l’Argentina.