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31.07.06

Michele Sepe, una freccia romana per Berbizier

La crescita di livello del rugby azzurro aumenta fatalmente la "fame" di nuovi talenti per poter allargare la base numerica di un gruppo che si avvia ad affrontare una stagione ricca di sfide.

L'ultimo grido in materia di tre-quarti, gli atleti che per caratteristiche e qualità maggiormente colpiscono la fantasia degli appassionati, si chiama Michele Sepe, è nato a Roma nel 1986 e ha deciso di realizzare i suoi sogni di giocatore nella sua città: "Dopo alcune buone stagioni nella Lazio&Primavera – spiega Sepe - ho deciso di sposare il progetto dell'Unione Capitolina perché mi dava l'opportunità di scalare il rugby di alto livello senza allontanarmi da casa, dalla famiglia e dagli affetti."
L'esplosione di Sepe è coincisa con la straordinaria cavalcata dell'Almaviva Capitolina capace di vincere tutte le partite del campionato di serie A con il bonus e conquistare la promozione in Super10.

Michele ha messo a segno 28 mete in 22 partite, realizzando anche una segnatura personale nella finale vittoriosa contro la Rugby Roma: "Sono molto contento di aver conquistato la massima serie con una squadra della mia città, peraltro allenata da Massimo Mascioletti che è un vero maestro del ruolo che preferisco, quello di ala.
Questo mi assicura la possibilità di migliorare costantemente a livello tecnico, cosa di cui ho bisogno."

Sepe ha avuto modo di capire quanto ancora deve crescere in giugno quando Pierre Berbizier lo ha fatto esordire in azzurro contro Giappone e Fiji: "In effetti la differenza è notevole. Io ho fatto parecchia esperienza nelle giovanili azzurre, ma l"impatto con il massimo livello internazionale è impressionante.

"Contro il Giappone – racconta il talento azzurro – mi sono scaldato a lungo e quando sono stato chiamato in campo per gli ultimi 8 minuti era tale l'emozione di giocare davanti a 15000 spettatori che ho capito davvero poco.
Diversa l'esperienza successiva contro Fiji.
Berbizier, che ha un grande impatto a livello umano oltre che tecnico, mi ha fatto partire titolare e giocare tutto il match di fronte agli isolani è davvero impegnativo, ma sono abbastanza contento di quello che ho fatto".

Nel ruolo di ala è tempo di esperimenti per il gruppo azzurro e le qualità di Sepe potrebbero emergere: "In questa stagione gli impegni sono molti e, come ogni giocatore, spero di ritagliarmi un posto nel gruppo perché la maglia azzurra ha un fascino irresistibile, ma so che per migliorare dovrò dare il massimo quotidianamente con la maglia della Capitolina, il resto verrà."
Insieme con gli altri romani Nitoglia, Pratichetti e Bernabò Michele Sepe rappresenta una buona parte del futuro azzurro, un futuro nato tra il Colosseo e l'Acquacetosa.

Raduno azzurro ad Aosta, Berbizier prepara la stagione più lunga

La nazionale italiana di rugby è da ieri in ritiro ad Aosta, dove rimarrà fino al 4 agosto.
Riparte da qui l’avventura della squadra guidata da Pierre Berbizier che va incontro a quella che sarà, presumibilmente, la stagione più impegnativa della sua storia e che la vedrà alle prese con una ventina di test internazionali.

Il calendario prevede già da ottobre le qualificazioni mondiali contro l’emergente Portogallo (il 7 a L’Aquila) e contro la vincente tra Russia e Ucraina. Facile prevedere due vittorie azzurre ma nulla può essere dato per scontato nel rugby moderno e, del resto, l’Italia è in una situazione che non permette passi falsi.

A novembre tre test-match di grande prestigio: Argentina e Australia a Roma allo stadio Flaminio e Canada a Fontanafredda.

.In febbraio comincerà il Sei Nazioni 2007 che attende l’Italia alla conferma e a qualche vittoria dopo gli elogi per il gioco espresso nella scorsa edizione, poi i test di giugno in Stati Uniti e Argentina, due partite di preparazione ad agosto con Giappone e Irlanda e finalmente i mondiali 2007 a fine estate con il vero, grande obiettivo di questa squadra, entrare tra le prime otto del mondo.

Berbizier e compagni non avranno di che annoiarsi, considerato poi che per i giocatori ci saranno gli impegni con i club di appartenenza e che, per 18 dei ragazzi presi in considerazione dal ct, si tratta di squadre francesi ed inglesi militanti in campionati durissimi. Niente male.

Per questo, Berbizier ha convocato per il mini-ritiro in Val d’Aosta 38 giocatori, senza contare quelli che non hanno potuto rispondere alla convocazione per infortuni vari.

Berbizier mostra di avere le idee chiare:”Per questa stagione – ha spiegato – faremo riferimento a un gruppo di 60 atleti, le porte della nazionale non sono chiuse per nessuno. Questo primo gruppo di 38 sarà impiegato per i primi impegni come le qualificazioni alla Coppa del Mondo che non sono affatto scontati. Basti pensare che il Portogallo ha pareggiato nella IRB Cup contro la nostra “A” (22-22 il risultato) e che è campione europeo dei rugby a 7.”


“In novembre – ha proseguito Berbizier – ci aspettano i test con squadre come l’Australia che, in grande progresso, ha rifilato 6 mete al Sudafrica e ha rischiato di vincere contro la Nuova Zelanda. Questo significa che i giocatori dovranno offrire un impegno massimale per tutta la durata della stagione per migliorare il livello tecnico e fisico sia individuale che di gruppo, altrimenti incontrare squadre di questo rango significherà andare incontro a figure che il rugby italiano non può permettersi.”

L’allenatore azzurro ha poi spiegato che il lavoro in ritiro verterà soprattutto sugli aspetti tecnici e tattici, individuali, di reparto e di squadra.

Riguardo le convocazioni del primo gruppo di 38 atleti, il ct ha confermato la rosa che ha ben figurato nell’ultimo Sei Nazioni, inserendo i nuovi che hanno esordito nel tour estivo contro Giappone e Fiji. È il casi di Ghiraldini, Staibano, il capitano del Catania De Jager, Barbieri e dell’ala dell’Almaviva Capitolina Michele Sepe, meta-man dell’ultima serie A, oltre ai giovanissimi esordienti Rizzo e Reato.

Segno evidente che Berbizier e il suo staff continuano nel meritevole lavoro che ha come obiettivo quello di costruire un gruppo più possibile numeroso di giovani giocatori in grado di affrontare il livello internazionale e migliorare nel tempo la posizione dell’Italia nel ranking IRB.

29.07.06

La Nuova Zelanda resiste all'assalto dei canguri, Henry ha il Tri-Nations in tasca

Rugby siderale. Quella che era stata annunciata come la partita dell'anno ha mantenuto le attese degli appassionati regalando 80' al massimo livello.

Con il punteggio finale di 9-13 la Nuova Zelanda porta via dall'isola australiana una forte ipoteca sulla vittoria finale nel Tri-Nations, respingendo i tentativi di un'Australia estremamente competitiva e migliorata in maniera evidente dal lavoro di Connoly e del suo staff.

Le immagini del pre-partita testimoniavano della enorme tensione che aleggiava negli spogliatoi, tra quelle mura echeggiavano le parole dei capitani Gregan e Mc Caw che arringavano i propri compagni prima della battaglia decisiva stretti in un abbraccio che legava i destini di quei guerrieri.

Nel catino del Suncorp Stadium di Brisbane gli inni nazionali creavano la giusta emozione nell'attesa dell'Haka degli All Blacks dopo le polemiche della vigilia:la tradizionale Ka Mate o la più aggresiva Kapa O Pango? I tutti neri sceglievano Ka Mate, gesto da interpretare soprattutto come segno di rispetto per la squadra avversaria, il pubblico mostrava di apprezzare la scelta.

Il match partiva con i Wallabies bravi a mantenere l'iniziativa e un possesso dell'ovale di grande qualità, grazie al dinamismo delle terze linee e alla reattività di Gregan. Il frutto al 9' era il calcio piazzato che Mortlock trasformava in tre punti sparando l'ovale tra i pali, 3-0.

La risposta degli All Blacks era splendida e si faceva attendere solo 60''. Carter muoveva il pallone verso la linea laterale sinistra, Collins fissava la difesa e scaricava un passaggio non perfetto verso Rockococko che raccoglieva in punta di dita quasi dietro al corpo. Immediata e strabiliante l'accelerazione dell'ala di origini figiane che sfruttava l'errore di Elsom che stringeva troppo su Collins dimenticandosi di slittare sull'ultimo uomo, lasciando a Rockococko lo spazio per volare verso la terra promessa. Il disperato tentativo dell'estremo Latham veniva irriso da un magico cambio di direzione che spalancava al n.11 la strada per la meta che interrompeva un digiuno di quasi un anno per lui. La trasformazione di Carter fissava il 3-7.

L'Australia cercava di rimettere ordine ma era impossibile non accusare il colpo, le successive fasi di gioco producevano un calcio piazzato per parte ma, mentre Carter piazzava il suo al 18', Mortlock falliva il suo al 20' per il 3-10.

Al 31' Tuqiri, pessima la sua prova, si segnalava per una enorme sciocchezza su Mealamu che vanificava una buona base di gioco per i Wallabies, mentre al 36' Mortlock ritrovava la sua precisione dalla piazzola realizzando il 6-10 che fissava l'halftime score.

La ripresa si apriva con una buona Australia in grado di riordinare le idee e mantenere l'iniziativa, basata su una buona gestualità nei passaggi, spesso rallentati per favorire efficaci cambi d'angolo delle linee di corsa dei portatori di palla, mentre emrgevano sempre più chiare le difficoltà della Nuova Zelanda nelle situazioni di rimessa laterale, forse l'unico punto debole della squadra di Henry.

Gli All Blacks mantenevano comunque il controllo del match primeggiando soprattutto nella ferocia intorno ai punti d'incontro realizzando diversi turn-over con delle contro-ruck devastanti che spezzavano le trame degli australiani. In queste fasi emergeva soprattutto il capitano nero Richie Mc Caw, splendido nell'interpretare le situazioni di gioco e nel guidare i suoi in difesa.

Al 53' un esempio perfetto di queste fasi di gioco: in capo ad una prolungata azione Wallabies Mortlock eseguiva una bellissima finta che congelava Mauger e gli consentiva di andare oltre la linea del vantaggio lanciando Gerrard verso la meta, ma la contro-ruck dopo il placcaggio sull'ala australiana si esauriva lasciando l'ovale nelle mani di Mc Caw, quasi soprannaturale la sua abilità di essere ovunque.

Al 59' un contrattacco degli All Blacks si concludeva con un drop di Carter che portava il punteggio sul 6-13.
A questo punto Gregan richiamava i suoi ad un forcing finale che produceva solo il calcio piazzato di Mortlock al 62' per il 9-13 finale. La grande pressione degli australiani metteva alla frusta gli uomini di Henry che si difendevano con una ferocia straordinaria, unitamente alla incredibile capacità di interpretare alla perfezione i vari momenti del match, facendo sempre la cosa giusta.

La partita si chiudeva con i protagonisti distrutti dalla fatica ma con ciascuna delle due squadre che aveva il suo motivo per essere fiera. Gli australiani per aver messo sotto i migliori dimostrando di non esere tropo lontani, i neozelandesi per aver mantenuto il trono del mondo.

Man of the match : il titolo non può essere che di Richie Mc Caw, incredibile per continuità, perfetto nell'interpretazione del match e nell'esempio, disumano per continuità e intensità, ubiquo nella presenza difensiva, feroce nella battaglia sui breack-down e nel lavoro sporco. Il migliore del mondo.

22.07.06

Tri-Nations, Smit sottolinea gli aspetti positivi, Henry cerca la perfezione

Dopo la bufera della scorsa settimana, gli Springboks possono respirare grazie ad una prestazione decorosa, sebbene sconfitti.

Il capitano Smit gratifica i suoi: "I ragazzi erano chiamati a rispondere sul campo in un momento difficile e la risposta è arrivata. Non era facile contro questa Nuova Zelanda, una squadra dotata di un incredible istinto. Ogni volta che sono entrati nella nostra metà campo - ha continuato Smit - sono riusciti a marcare. In alcune occasioni siamo stati ingenui a commettere errori che hanno causato punizioni. Concedere questa opportunità a un giocatore come Carter è suicida."

"Rispetto all'ultimo match - ha detto il capitano dei Boks - i ragazzi si sono espressi molto meglio e sono certo che potranno fare ancora di più, la strada del Tri-Nations è ancora lunga."

Richie Mc Caw, capitano e sempre più leader degli All Blacks, punta l'attenzione sulla maturità dei suoi: "Non ci siamo fatti prendere dal panico dopo la loro meta al primo minuto, ma abbiamo ripreso a fare il nostro lavoro e a costruire il match, in un test così duro non era facile. Abbiamo fatto meno errori di loro, così abbiamo vinto."

Il coach della Nuova Zelanda Henry ha lamentato alcuni aspetti della prestazione dei suoi: "Abbiamo vinto e siamo contenti di ciò, ma ci sono molti aspetti da migliorare nella nostra prestazione se vogliamo vincere sabato prossimo contro l'Australia."

"Dobbiamo essere più bravi a prendere le redini del match e a tenerle saldamente nelle nostre mani, realizzando il piano di gioco in maniera compiuta."

Rispetto alla gestione della partita da parte dell'arbitro, Graham Henry ha sottolineato - giustamente - l'eccessivo utilizzo da parte dei giocatori del breack di gioco per presunti infortuni: "Non mi piace vedere gente che si butta continuamente a terra rallentando lo sviluppo della partita. I ragazzi devono andare in campo pieni di voglia di giocare e di gioia, queste cose possono essere molto pericolose per il nostro sport."

Conocordiamo pienamete con Henry, non c'è niente di più contrario agli ideali sportivi che l'utilizzo indiscriminato e disonesto di questa pratica. Per averne una prova vi invitiamo ad assistere ad una qualsiasi partita del campionato di calcio italiano, beninteso purchè siate privi di influenze "tifose" di qualsiasi tipo.

Dan Carter ed il suo pack troppo forti per un buon Sudafrica

Con un 35-17 frutto dell'enorme abilità di questa squadra nell'interpretare le partite e volgerle a proprio favore, la Nuova Zelanda inibisce la voglia di riscatto del Sudafrica, pure nettamente migliorato rispetto al disastro di Brisbane.

Gli Springboks del contestato White erano addirittura passati in vantaggio al primo minuto di gioco grazie a du Preez capace di stoppare il primo calcio di alleggerimento di Carter raccogliendone il rimbalzo e toccando in meta. La trasformazione di Montgomery, ieri impreciso, fissava il 7-0 che gelava il Westpac Stadium di Wellington.

Gli All Blacks ci impiegavano un poco a ritrovare il filo del discorso, anche per merito della rush-defence sudafricana, più efficace rispetto all’ultima uscita.
Ci pensava Dan Carter, monumentale la sua prova, a tenere in partita i suoi con una serie di quattro calci piazzati fischiati dall’arbitro ai fallosi sudafricani che al 33’ erano di nuovo sotto 12-7.

Proprio allo scadere del primo tempo Carter imprimeva la svolta decisiva al match lavorando un pallone di lusso sulla linea laterale e lanciando Weepu in meta, trasformazione del n.10 e halftime score sul 19-7.

A questo punto chi si aspettava il tracollo psicologico dei sudafricani, provati da una settimana infernale dopo il 49-0 subito dall'Australia, restava deluso. I Boks resistevano all’inizio del secondo tempo e, dopo altri due piazzati di Carter che fissavano il 25-7, realizzavano una bella meta con Paulse trasformata da Montgomery, 25-14.

Ma il biondo estremo del Sudafrica, solitamente accurato dalla piazzola, non reggeva il confronto con Carter sbagliando tre piazzati e infilandone solo un altro per il 25-17.

Negli ultimi 10’ Carter completava il suo show personale mettendo a segno un’altra punizione e lanciando in meta il suo capitano Mc Caw dopo uno spunto delizioso. Ancora lungo la linea laterale scavalcava con un calcio a seguire Cronije e Paulse materializzandosi alle loro spalle per raccogliere l’ovale dopo il rimbalzo a terra. La coordinazione, la facilità di corsa e la pulizia del movimento testimoniavano la chiarezza dell'idea, semplicemente fantastico! Palla all’interno per il sostegno di Mc Caw e meta trasformata per il 35-17 finale.

Al di là di ogni considerazione, impressionante dimostrazione di forza della Nuova Zelanda che, cambiando ben otto titolari rispetto alla prima uscita, demolisce i sogni di rinascita di un Sudafrica positivo. Strepitosa prova di Dan Carter che, a 25 anni, con 25 punti personali, il 100% nei calci e due assist vincenti dimostra di essere il più forte giocatore del mondo.

Man of the match : per il Sudafrica ottima prova di Victor Matfield, al suo 50° cap, buono l'esordio stagionale di Tuitoupu negli All Blacks, eccellente Richie Mc Caw, sempre più leader di questa invincibile armata. Ma il titolo assoluto non può che andare a Sua Maestà Dan Carter : infallibile dalla piazzola, autore di due memorabili assist che hanno creato le due mete della sua squadra, bellissimo nell'interpretare il piano tattico. Oggi il rugby si chiama Dan Carter.

20.07.06

Rush-defence, la sorpresa è finita?

Sabato prossimo al Westpac Stadium di Wellington (diretta su Skysport2, ore 9.35) il Tri-Nations offrirà un match ad alto rischio per i Boks di Jake White. Di fronte alla Nuova Zelanda che ha goduto di una settimana di riposo in più rispetto agli ospiti, il Sudafrica è chiamato ad una disperata prova d'appello dopo il disastro di Brisbane.

Il 49-0 subito dall'Australia ha provocato un vespaio di polemiche in Sudafrica, oltre a rivelare i limiti della rush-defence dei verdi, punto di forza della splendida squadra ammirata appena la scorsa stagione. Il successo del Sudafrica della passata edizione, che contese la vittoria finale fino all'ultimo alla Nuova Zelanda, si basò proprio sulla rush-defence che sorprese gli avversari creando i presupposti per numerose mete su intercetto.

Oggi le squadre avversarie sembrano aver studiato a dovere la rush-defence e dimostrano di aver individuato le giuste contromisure: "I sudafricani sono molto orgogliosi del gioco dei loro avanti, tra i quali annoverano numerosi giocatori di alto livello - ha spiegato il mediano di apertura degli All Blacks, Dan Carter - ma quando il match gli offre le prime difficoltà fanno fatica a riadattarsi alle nuove esigenze, ad attuare un piano B."

Dal punto di vista tattico White, contestatissimo in patria, non sembra voler tenere conto di queste difficoltà: "Il nostro problema contro l'Australia non è stato il piano di gioco, è stato piuttosto il non realizzarlo. Ora dobbiamo lavorare per migliorare la nostra attitudine nell'esecuzione e attenerci alla tattica di gioco."

Vedremo se ciò sarà sufficiente per arrestare la marea nera degli All Blacks, pronti a spazzare via la resistenza delle antilopi.

Il ct Graham Henry non ha avuto particolari problemi per preparare il secondo appuntamento del torneo dopo la vittoria nell'apertura contro l'Australia e la settimana di pausa successiva.

Il coach continua a puntare forte sul turn-over, su cui conta per preparare un gruppo vincente e completo per la Coppa del Mondo 2007: "La nostra intenzione è qella di costruire un gruppo di giocatori intercambiabili - ha ribadito - e per farlo dobbiamo dare a tutti la possibilità di accumulare esperienza internazionale."

Per questo ha proceduto a ben otto cambi rispetto al primo impegno, facendo riposare giocatori chiave come Collins, Kellher e Mealamu.

Sabato vedremo se i Boks con le spalle al muro riusciranno a tornare in paradiso proprio contro gli avversari più difficili.

16.07.06

Bufera sugli Springboks: "White si deve dimettere"

Dopo la disastrosa disfatta di sabato - la seconda di sempre nella gloriosa storia dei Boks, la prima è il 53-3 subito dallInghilterra - si è aperta la crisi intorno alla leadership del Sudafrica. White è nel mirino della critica e, certo, non hanno aiutato le sue lamentele al termine della gara circa l'operato dell'arbitro Honiss, peraltro incerto in alcune occasioni.

Il Sunday Times, giornale di lingua inglese, ironizzando sulle dichiarazioni di White ha ribattezzato il Tri-Nations come Cry-Nations, il torneo del pianto, mentre il Rapport di lingua Afrikaaner ha titolato semplicemente: "White se ne deve andare".

Non mancano le critiche da parte degli addetti ai lavori. Nick Mallett, ex allenatore degli Springboks dal 1997 al 2000, ha puntato il dito soprattutto sulla scelta di van der Westhuizen all'apertura e di non aver convocato in assenza di Schulk Burger un sostituto testuale nel ruolo di open-side flanker come Luke Watson, n.6 di Western Province, facendo esordire un giocatore acerbo come Pierre Spies.

I giornali, scatenati, mettono sotto accusa il coach anche per avere dei giocatori favoriti e per pensare più al prolungamento di due anni del suo contratto di cui si sta discutendo che al rendimento della squadra. Si fa già il nome del successore, Erasmus allenatore del Western Province.

Sabato prossimo i Boks sono attesi da un impegno da far tremare i polsi. Sull'erba del Westpac Stadium di Wellington(ore 9.35, diretta Skysport2) affronteranno la Nuova Zelanda che ha studiato l'ultimo incontro: "Non bisogna commettere l'erore di sotovalutare il Sudafrica - ha detto Graham Henry, ct della Nuova Zelanda - mi aspetto un match molto diverso da loro. Hanno avuto una brutta prestazione ma sono una squadra molto fisica in grado di mettere una grande pressione."

L'Australia intanto si gode il ritorno alla vittoria. Il capitano Gregan, record-man mondiale di presenze in test match con 123 caps, elogia la maturazione del pack: "Erano stati messi sotto una grande pressione ma hanno saputo reagire alla grande. La squadra ha dimostrato grandi progressi nello sviluppo del killer-instinct, fondamentale a questi livelli perchè le squadre top non ti danno molte occasioni, devi saperle sfruttare al meglio."

Il romanzo del Tri-Nations si arricchirà di un nuovo capitolo sabato prossimo, per White potrebbe essere l'ultimo.

15.07.06

Tri-Nations: riscatto Australia,49-0 al Sudafrica

L'Australia si riprende il ruolo di competitor rispetto alla Nuova Zelanda per la vittoria finale del Tri-Nations 2006 battendo un Sudafrica nemmeno lontano parente della cinica e solida squadra in grado, nella passata edizione, di contendere il titolo gli All Blacks fino all'ultimo respiro.

Gli Springbocks hanno mancato clamorosamente l'appuntamento più importante della stagione subendo la più dura sconfitta nella storia delle battaglie contro l'Australia. Inguardabile la mediana con Januarie incerto e van der Westhuizen impresentabile sia nelle scelte tattiche che nella presenza fisica, ingiudicabili i tre-quarti ai quali mai è pervenuto un ovale giocabile, slegato e inconcludente il pack, solitamente punto di forza dei verdi.

Il ct White avrà una settimana di durissimo lavoro per cercare di presentare un team in grado, sabato prossimo a Wellington, di opporsi alla marea nera degli All Blacks.

Il match si è sviluppato in maniera favorevole ai Wallabies che già al 6' realizzavano tre punti grazie al magnifico drop di "ghost" Larkham che finalizzava il lavoro dei suoi avanti.

Dopo un calcio piazzato di Mortlock finito sul palo arrivava la prima meta all'11' realizzata dal tallonatore Jeremy Paul che concretizzava una maul del pack oro dopo una touche ai 5 metri in attacco. La trasformazione di Mortlock fissava il 10-0.

Al 19' un grave errore in ricezione di Montgmery nei propri 22 metri denunciava il pessimo stato psicologico della squadra di White, un minuto dopo la punizione in mezzo ai pali di Mortlock portava l'Australia sul 13-0.
La seconda meta Wallabies arrivava al 25' e non per caso le prime due segnature arrivavano da elementi della prima linea che tanto avrebbe dovuto soffrire, nelle previsioni, il gioco del Sudafrica. Questa volta era Holmes a violare la linea di meta in capo ad una splendida azione che iniziava con un breack di Larkham, splendida la sua prestazione, rifinito da Gregan per il giovane pilone:trasformazione a segno e 20-0.

Il giallo a Matfield affibiato dall'incerto arbitro Honiss precedeva di poco un calcio piazzato di Mortlock e la meta dell'arcangelo Giteau, ottimo il suo rientro, alla sua 12° meta in test internazionali che fissavano l'Halftime score su un clamoroso 30-0.

Le statistiche del primo tempo parlavano di un 72% a favore dell'Australia nel possesso, e di 18 placcaggi mancati da parte degli Springbocks, mortificante.

Nel secondo tempo cominciava la giostra dei cambi che non cambiava la sostanza del match. Al 58' Latham, assolutamente rinato dopo la cura-Connoly, raccoglieva un off-load da terra di Tuqiri pescato da un calcio trasversale da parte di Larkham. 37-0 dopo la trasformazione.

Dopo alcuni velleitari tentativi dei sudafricani, incapaci di costruire una sola struttura di gioco offensivo nell'intero incontro, al 66' Giteau suggelava la sua doppietta personale per il 42-0, che veniva ulteriormente incrementato dalla meta trasformata di Chisolm al 75'. 49-0 e disfatta senza precedenti per gli Springbocks i cui problemi non sembrano albergare solo ed esclusivamnete sul campo...Sabato prossimo a Wellington l'esame si presenta difficile.

Per Connoly una settimana di meritata pausa per prepararsi a trovare il modo di superare il nemico tutto nero.

Man of the match: splendente il suo talento, taglienti le sue linee di corsa, poetici i suoi passaggi, brillanti le sue mete. Per Matt Giteau un rientro da arcangelo.

14.07.06

Rugby romano: presentata in Campidoglio l'Almaviva URC

Alla presenza del sindaco Veltroni l'Unione Rugby .Capitolina., neo-promossa in Super10, ha presentato il nuovo title-sponsor, Almaviva, e i primi quattro acquisti per la prossima, ambiziosa stagione.

Il primo cittadino ha tenuto a battesimo il ritorno di una squadra romana nella massima serie dopo tre anni di assenza: "Dopo i successi ottenuti nel basket e nel volley, nel basket in carrozzina e in molte altre discipline siamo lieti di augurare una stagione di successi all'URC alle sorti della quale - ha spiegato Veltroni - ci siamo appassionati dopo aver visto le centinaia di bambini del settore giovanile."

"La valenza sociale ed educativa del rugby è sotto gli occhi di tutti - ha continuato il sindaco - ed il ritorno nella massima serie di una società romana può essere un traino straordinario."

Dopo aver incassato l'augurio di Veltroni ha preso la parola il presidente Tinari che ha illustrato le novità della prossima, impegnativa stagione: "Oltre alla conferma del pool di sponsor che ci affiancavano già nella passata stagione come HDI, Lottomatica, Isokinetic, Media Partners, etc., abbiamo concluso l'accordo per il nuovo title-sponsor con Almaviva, società che opera nel settore dell'Information & Communication Technology, che comparirà sulle maglie di gioco, così come la scritta dell'ospedale pediatrico Bambino Gesù, oggetto di iniziative benefiche da parte della società."

In merito alle novità tecniche, Tinari ha presentato alla stampa quattro nuovi acquisti messi a disposizione del confermatissimo Mascioletti. A perte il già noto rientro a Roma di "Nanni" Raineri da Calvisano, due nuovi elementi per la terza linea bluamaranto: l'ex-capitano dell'U.21 inglese Mark Soden dai Northampton Saints ed Emanuele Leonardi, di formazione Lazio&Primavera ma la scorsa stagione in forza al Petrarca Padova. Il quarto rinforzo arriva dal Viadana ed è il tre-quarti centro Diego Saccà.

Per ammissione dello stesso Mascioletti la società continua a cercare rinforzi sul mercato soprattutto nel settore dei saltatori e dei mediani, punti deboli della corrazzata della passata stagione.

Gli obiettivi sono ambiziosi: "Nonostante siamo nati appena 10 anni orsono - spiega Tinari - avvertiamo la responsabilità di rappresentare Roma nel rugby internazionale. Il nostro obiettivo è quello di portare nella capitale le coppe europee, portare più gente possibile al Flaminio, dove giocheremo le gare d'eccelenza, ad appassionarsi alle vicende di una squadra romana."

13.07.06

Sabato a Brisbane il secondo atto del Tri-Nations

Suncorp Stadium di Brisbane, sabato ore 12 (diretta Skysport2): l'Australia di Connoly affronta il Sudafrica per mantenere viva la speranza di vincere il torneo dopo la sconfitta nel primo turno contro la Nuova Zelanda.

Connoly si affida al rientro di Matt Giteau, il n.12 grande playmaker del gioco australiano, e del n.8 Scott Fava per rinforzare il gioco delle terze linee.

Giteau rientra per la prima volta nella stagione a livello internazionale al posto di Rogers dopo una serie di infortuni che ne hanno frenato la preparazione e Connoly si aspetta molto da lui per dare imprevedibilità al gioco offensivo.

Ma il vero problema dell'Australia resta il pack, come ha dimostrato anche la prima uscita nel torneo contro gli All Blacks, e gli infortuni di "Rodzilla" Blake e del tallonatore Mc Isaac non aiutano certo Connoly: "Il rientro di Giteau può darci molto in attacco, mentre l'utilizzo di Fava mi permette di riportare Rocky Elsom nel suo ruolo naturale di blindside flanker".

Per il Sudafrica le scelte di Jake White rendono gli Springbocks sempre più simili ai Bulls, con ben sette rappresentanti nel XV di partenza.

Gli ultimi due arrivati della colonia blu sono l'ala Akona Ndugane che farà coppia con Habana e il n.8 Pierre Spies, recente finalista contro la Francia nel mondiale U.21.

A causa dell'infortunio di Sculch Burger, Spies comporrà la terza linea insieme con Van Niekerck e Juan Smith, tutti pesanti, mobili ed abili nelle rimesse laterali.

In mediana saranno Jaco Van der Westuizen e Januarie a fare coppia, mentre la prima linea con John Smit, CJ Van der Linde e il monumento del rugby sudafricano Os Du Randt si prepara a rendere duro il pomeriggio per il pack australiano: "Quando hai delle abilità che possono spianarti la strada verso la vittoria sarebbe sciocco non avvalertene - spiega candidamente White - e il nostro pack è in grado di creare difficoltà a chiunque." Per Jeremy Paul, Holmes e Shepherdson un altro esame di laurea di fronte ad una prima linea tra le più fisiche al mondo.

Le formazioni:

Australia:Latham; Gerrard, Mortlock, Giteau, Tuqiri; Larkham, Gregan; Fava, Smith, Elsom; Vickerman, Sharpe; Shepehrdson, Paul, Holmes.

Sudafrica: Montgmery; Ndugane, Fourie, Olivier, Habana; Van Der Westuizen, Januarie; Spies, Smith, Van Niekerck; Roussouw, Matfield; van der Linde, Smit, Du Randt.

Suncorp Stadium, Brisbane
Arbitro: Paul Honiss (New Zealand)

09.07.06

Tri-Nations, il giorno dopo

Il day-after la prima battaglia del Tri-Nations 2006 ha sapori diversi nell'Oceano Pacifico.
In Nuova Zelanda si godono vittoria e ritorno al top della forma degli uomini migliori.

Le prestazioni di Mealamu, 2 mete per lui oltre al solito gigantesco lavoro attorno ai punti d'incontro e alla perfezione nelle rimesse in touche, di Chris Jack e di So'oialo, di Mc Caw e Collins, 14 placcaggi a testa, colorano di rosa il futuro cammino dei tutti neri nella competizione.
Solo due piccole polemiche hanno vivacizzato il clima idilliaco nell'isola dalla lunga nuvola bianca.

La prima, la più pettegola, riguarda lo "sfortunato", così lo ha definto Steve Hansen uno dei coach degli All Blacks, episodio riguardante proprio Collins colto da una telecamera assassina mentre, qualche secondo prima del kick-off in ginocchio sull'erba del Jade Stadium, espletava un bisogno fisiologico, come a dire che nello stadio le maglie australiane non erano le sole cose color...oro presenti all'evento!
Hansen ha difeso il suo uomo appellandosi all'urgenza del momento e alla mancanza di discrezione del cameraman...

La seconda polemica è più seria e riguarda le lamentele avanzate dai proprietari delle Unions partecipanti all'Air New Zealand Cup, ex- NPC, circa l'opportunità di tagliare gli stipendi ai giocatori impegnati per gran parte della stagione con la nazionale e quindi indisponibili per il campionato.

La situazione è aggravata dall'entrata in vigore della regola del salary-cap, che imporrebbe alle società di impiegare la magior parte dei soldi a disposizione per i giocatori top-class, peraltro poco disponibili, penalizzando i più giovani che sarebbero così facilmente attrati dalle sirene estere impoverendo il vivaio.
I proprietari chiedono un sostegno da parte della federazione, la NZRU, che certo non ha interesse a creare fratture alla vigilia della Coppa del Mondo, vedremo.

Nella terra dei canguri, invece, la stampa, mai tenera in caso di sconfitte pesanti, ha rotto il fidanzamento con Connoly che aveva vinto fino a sabato tutti gli incontri disputati.
Agli osservatori non è piaciuto soprattutto il comportamento della prima linea che aveva ben impressionato nei test di giugno.

Mc Isaac, Holmes e Shepherdson hanno ceduto di fronte a Mealamu, Hayman e Woodckock, ma appare ingeneroso l'atteggiamento della critica soprattutto in considerazione dell'inesperienza dei giovani Wallabies e del valore mondiale degli avversari.

Sabato prossimo a Brisbane contro il Sudafrica (diretta ore 12,Skysport2) l'Australia affronterà un pack molto fisico: "Gli Springbocks sono molto forti fisicamente - spiega Connoly - ma non possiedono le stesse abilità dei neozelandesi. Lavoreremo duro sugli aspetti tecnici della mischia."
Appare certo il rientro di Matt Giteau a n.12, mentre Jeremy Paul tornerà tallonatore per Mc Isaac che ha una costola rotta.
Tornerà anche Rodney "Rodzilla" Blake, il gigantesco pilone su cui molto conta Connoly.

Tri-Nations, Gregan pensa positivo, Mc Caw elogia la difesa

Il capitano dell'Australia George Gregan sceglie di sottolineare gli aspetti positivi del match perduto con la Nuova Zelanda.
"Abbiamo avuto l'opportunità di confrontarci con una squadra di grande levatura che gioca con enorme intensità, questo è positivo per quelli di noi che hanno giocato poco a questi livelli.
Cresceremo ancora attraverso impegni di questo tipo
- spiega il capitano - abbiamo molti aspetti da migliorare, ma bisogna sottolineare che, soprattutto nel secondo tempo, abbiamo mantenuto spesso il controllo dell'ovale e l'iniziativa di gioco."

Il CT Connoly, alla sua prima sconfitta dopo le tre vittorie contro Inghilterra ed Irlanda, punta il dito sul giallo a Rocky Elsom: "Fino al 27', quando Elsom è stato espulso, il punteggio ci vedeva prevalere ed il gioco era sotto controllo. In quei dieci minuti abbiamo subito due mete e perduto l'inerzia del match. Abiamo molto lavoro da fare - continua Connoly - ma bisogna anche pensare che match di questo tipo rappresentano per noi l'occasione di accumulare esperienza."

I vincitori rendono l'onore delle armi agli avversari: "Abbiamo dovuto faticare molto per portare a casa la vittoria - dice Richie Mc Caw, uno dei migliori in campo - la squadra ha fornito una prestazione ottima dal punto di vista difensivo. Dopo il nostro vantaggio abbiamo saputo reggere la loro pressione difendendoci e contrattaccando in maniera efficace."
"Abbiamo lavorato molto sulle rimesse laterali e si sono visti i progressi rispetto al match con l'Argentina. Anche nelle mischie - continua Mc Caw autore di 14 placcaggi - abbiamo lavorato molto e dobbiamo onorare il rendimento dei nostri primi cinque uomini."

Graham Henry elogia gli avversari: "La partita è stata più difficile di quanto dice il punteggio finale, nei primi 20' i ragazzi hanno cercato di perfezionare certi meccanismi, negli ultimi 60' ci sono riusciti."

Gli All Blacks osserveranno una settimana di riposo per tornare a giocare il 22 quando affronteranno il Sudafrica a Wellington, mentre l'Australia scenderà in campo contro gli Springbocks sabato prossimo a Brisbane.

08.07.06

Gli All Blacks respingono l'assalto dell'Australia

La Nuova Zelanda con un perentorio 32-12 spedisce un messaggio preciso al resto del mondo:il trono è ancora nostro.
Come al solito in queste occasioni così speciali, ogni particolare del cerimoniale pre-gara tradisce l'importanza del match.
Già dall'atmosfera creata dagli inni nazionali si intuisce il significato della battaglia che sta per essere combattuta.

I tutti neri hanno sì vinto i propri test a giugno, ma non sono sembrati così brillanti come in novembre, il turn-over imposto dal ct Henry comincia a creare qualche malumore, un passo falso aprirebbe una finestra sugli incubi peggiori del rugby neozelandese e sull'incapacità di arrivare ai mondiali in forma per vincerli.
Per l'Australia di Connoly c'è la voglia di dimostrare che le vittorie contro Inghilterra e Irlanda sono solo l'inizio di un nuovo cammino di gloria dopo il disastroso 2005.

I primi piani alle note degli inni tradiscono la commozione del respiro corto e degli occhi pieni di lacrime negli spettatori così come sui volti segnati dalle battaglie dei giocatori, anche dei più esperti. L'intensità del momento è una materia solida che potresti affettare con una lama, la folla del Jade Stadium di Christchurch ne è schiacciata.
Arriva il momento più atteso da tutti, il momento in cui gli All Blacks sfidano il mondo lanciando il grido dell'Haka in faccia agli avversari.

In barba alle richieste della Federazione Neozelandese di Rugby(NZRU) i giocatori hanno scelto Kapa 'o Pango, la danza che si chiude col gesto del simbolico taglio della gola. Ricoh Gear la comanda, perfino il pakea(bianco) Mc Caw la interpreta con l'anima, i tatuaggi du Weepu sembrano vivi, lo sguardo di Collins è una lama, oggi non faremo prigionieri.

La partita comincia segnata dalla grande attenzione delle due squadre, nessuno vuole rischiare di scoprirsi per primo, così il primo quarto d'ora produce solo un calcio piazzato per parte. Sia Mortlock per l'Australia che Carter per la Nuova Zelanda spediscono l'ovale fuori dai pali.
Al 16' il primo lampo porta la firma di Matt Rogers che, schierato n.12 per l'infortunio di Giteau presente in panchina, capitalizza al meglio l'iniziativa di Latham che lo lancia verso l'out di sinistra dopo aver scavalcato la linea difensiva dei padroni di casa con un calcetto per sè. Rogers vola verso la bandierina attirando la difesa di Gear e passando l'ovale all'interno sulla testa dell'avversario. Tuqiri è un falco che deve solo raccogliere la preda e volare in meta, trasformazione di Mortlock e 7-0 per l'Australia, stadio sotto shock.

Il capitano Mc Caw richiama i suoi, la riscossa parte dal pack.
Hayman, ma soprattutto Woodckock, cominciano a brutalizzare gli avversari diretti Holmes e Shepherdson, i nuovi giovani piloni su cui conta Connoly per dare un futuro di vittorie alla mischia dei Wallabies.

Al 26' un nervoso Carter sbaglia un altro piazzato, ma un minuto dopo arriva la svolta dell'incontro. Rocky Elsom, terza linea che Connoly ha responsabilizzato nel suo sistema, paga il suo gioco sporco nelle fasi a terra e alcune proteste fuori luogo espresse in precedenza nei riguardi dell'arbitro Kaplan, giallo ed espulsione temporanea per 10', nel rugby il rispetto per avversari e direttori di gara è un valore da difendere.

La superiorità numerica è qualcosa che non ti puoi permettere di concedere ai migliori del mondo:gli All Blacks sentono l'odore del sangue e affondano le zanne al collo della preda.
Mealamu, il miglior tallonatore del pianeta, ci mette tre minuti a trovare il varco e a planare con l'ovale in meta dopo una touche ai 5 metri avversari viziata, per la verità, da un fallo di Eaton su Vickermann. L'ovale vola davanti a Shepherdson imbalsamato e Mealamu ne approfitta, la trasformazone di Carter pareggia i conti sul 7-7.
Passano altri 5' e ancora Mealamu sintetizza al meglio il killer-insitinct del suo team scavando il solco nel punteggio:una ruck a pochi metri dalla meta costituisce la base di partenza per il guastatore Mc Caw che attira la difesa su di sè per poi lasciare l'ovale al suo n.2. Meta in volo sui corpi di compagni e avversari e trasformazione di un Carter finalmente disteso fissano lo score all'intervallo sul 14-7.

Il secondo tempo si apre con una Australia di nuovo volitiva ma un "in avanti" di Larkham vanifica un bel drive nei 22 metri avversari.
Al 46' è splendido Muliaina, schierato per la prima volta in un test a n.13, nel raddrizzare la corsa all'altezza del centrocampo e a piazzare il breack nel cuore della difesa aussie, gl ospiti ricorrono al fallo a terra, Carter non sbaglia più, 17-7.

Tre minuti dopo Kaplan deve ricorrere al TMO (Television Match Officier) per concedere la meta a Mc Caw. Dopo aver affettato la difesa di Gregan e compagni-troppi i placcaggi sbagliati per gli australiani - Mauger lancia con un calcio, in perfetto Canterbury-style, l'ovale per lo scatto di Rockocko che contende, forse fallosamente, il pallone al recupero di Larkham. Il più lesto di tutti è il capitano Mc Caw che tocca l'ovale tra le gambe del n.10 australiano, meta concessa dalla moviola e trasformata da Carter, 24-7.

A questo punto gli ospiti tentano una reazione che frutta una meta del nuovo entrato Scott Fava al 53', Mortlock non trasforma il 24-12.

Gli uomini di Connoly guadagnano il possesso dell'ovale, Smith è il solito uomo-ovunque, il pack si batte con coraggio ma la difesa di So'oialo, Collins e soci è perfetta e inibisce le velleità dei Wallabies.
Carter ha a disposizione due calci di punizione, segna quello al 5' e fallisce l'altro al 67' fissando il punteggio sul 27-12.

A 3' dal termine il diciottenne Toeava, talento subentrato a Gear, marca la sua prima meta internazionale dopo aver volato per tuttto il campo in capo ad un contrattacco lanciato da Carter dopo aver intercettato un calcio di "ghost" Larkham, 32-12.

Kaplan dice che la prima battaglia è finita, Mc Caw sente già mezza Bledisloe Cup in tasca mentre stringe la mano a Gregan, Connoly medita sul ridimensionamento dei suoi dopo lo splendido giugno dell'Australia.
Sabato prossimo i Wallabies dovranno cercare una rivincita battendo il Sudafrica per continuare a sperare di contare qualcosa in questo Tri-Nations che li attendeva come possibile sorpresa.

Man of the match:Kevin Mealamu non solo ha realizzato le due mete del sorpasso nei 10' di superiorità numerica, ma è stato una presenza costante sui punti d'incontro, un sostegno continuo nel gioco aperto - memorabile un suo cambio di direzione al 65' - un leader del pack, preciso nelle rimesse in touche, difensore strenuo.

Cosa volete di più dal miglior tallonatore del mondo?

07.07.06

Tri-Nations 2006

Comincia domani a Christchurch (ore 9.35 diretta Skysport2) la più ghiotta occasione per gli appassionati della palla ovale di tutto il mondo di vedere all'opera il meglio del rugby australe affrontarsi senza esclusione di colpi per la supremazia degli antipodi.

Il Tri-Nations 2006 parte subito con il meglio: di fronte le favorite per la vittoria finale, la Nuova Zelanda reduce dal Grand Slam di novembre e dalle affermazioni contro Irlanda ed Argentina nei test di giugno, e la nuova Australia di John Connoly che sembra aver trovato in prima linea quegli elementi in grado di garantire solidità ad un pack vero tallone d'Achille degli ultimi anni per i Wallabies.

Più defilata nei pronostici la posizione del Sudafrica di White alle prese con una preoccupante involuzione di gioco rispetto alla passata edizione quando gli Springbocks contesero fino all'ultimo la vittoria finale ai tutti neri.

Henry, ct della Nuova Zelanda, grande fautore del turn-over e della costruzione di un gruppo di giocatori in grado di formare due squadre di pari livello, ha stupito molti annunciando lo spostamento di Mils Muliaina a n.13 a fianco del play-maker Mauger per inserire ad estremo Leon Mc Donald: "Sono entrambi giocatori capaci e di grande esperienza, voglio averli entrambi in campo soprattutto contro la linea arretrata dell'Australia."
L'operazione è stata agevolata anche dall'infortunio occorso a Ma'a Nonu, fermo per sei settimane.

Domani, dopo l'incontro, potrete leggere la cronaca dell'incontro e le dichiarazioni dei protagonisti.

01.07.06

Lo Slam di novembre 2005, gli All Blacks nella storia

Oateroa, la terra della “lunga nuvola bianca”. Una terra di foreste e ghiacciai la Nuova Zelanda, terra di guerrieri e di rugbisti, dove le grandi imprese sembrano possibili.

In quella terra il rugby è la religione che unisce le tre “anime” del popolo neozelandese, quella dei nativi Maori, quella degli isolani tongani e figiani, e quella dei “pakea", il termine dispregiativo con cui i maori chiamano i bianchi.

Ed è stato proprio un “pakea”, Graham Henry attuale allenatore degli All Blacks, a richiamare dalle nebbie della memoria la leggenda degli invincibili tutti neri, costruendo un 2005 indimenticabile.

La squadra che Henry sta assemblando con il dichiarato intento di vincere i prossimi mondiali 2007 sembra far rivivere le gesta di quelle che, dal 1905 in poi, hanno generato il mito degli All Blacks.

Proprio al 1905 risale il primo, epico tour europeo della squadra passata alla storia con il nome di Originals.

In quel tempo i tour duravano mesi, si viaggiava in nave e gli arbitri vestivano giacche tagliate dal sarto.

I neozelandesi stupirono il mondo, e non solo per quella strana danza- oggi nota come Haka - che mostravano al pubblico e agli avversari prima della partita, sia in segno di sfida sia per dimostrare l’integrazione tra bianchi e nativi.

Era una squadra piena di personaggi leggendari, come il capitano Gallagher, irlandese del Donegal, che morirà poi combattendo nelle Fiandre durante la I° guerra mondiale.

Quella squadra giocò in Europa 35 partite vincendole tutte, tranne una passata alla storia come il match della meta fantasma.

Successe contro il Galles, con il punteggio in bilico i neozelandesi in capo ad una travolgente azione corale spedirono Dean a violare la linea di meta.

Ovale schiacciato a terra per tutti ma non per l’arbitro, lontano per non essere riuscito a seguire l’azione.

Non erano ancora i tempi della moviola in campo, meta annullata.

Anni dopo, sul letto di morte, Dean se ne andò pronunciando la frase:”dite ai gallesi che quella meta io l’ho segnata” che ne consegnò alla storia il ricordo.

Proprio nel 1905 in Nuova Zelanda, intanto, nasceva George Nepia, un maoro che, giocando da estremo con la maglia n.15 guidò a 19 anni, nel 1924, un’altra spedizione europea degli All Blacks passata alla storia come quella degli Invincibili.

Il tour fu lunghissimo e la squadra giocò decine di partite vincendole tutte, con un unico rammarico: i neozelandesi non poterono fregiarsi del titolo dello Slam (possibile solo quando batti tutti gli avversari) per non aver incontrato la Scozia.

Sono queste le squadre che sembrano fare ala battendo le mani come è uso nel rugby per riconoscere il valore di un vincitore agli uomini di Henry che, in questo 2005 tutto d’oro, ne hanno rinverdito i fasti vincendo tutto quello che era da vincere.

I tre test- match contro i Lions britannici venuti a sfidarli sull’erba di casa in giugno, il Tri-Nations contro Australia e Sudafrica in agosto e le quattro partite del tour europeo di novembre contro le Home Unions britanniche, Galles, Irlanda, Inghilterra e Scozia che valgono lo Slam, riuscito solo nel 1978!

Ce n’è abbastanza per passare alla storia di questo sport, ma i tutti neri hanno ancora fame e l’obiettivo è la torta mondiale.

“Voglio una squadra con trenta giocatori intercambiabili” ha affermato Henry, ed il tour lo ha dimostrato: sbriciolato il Galles che aveva dominato il 6 Nazioni 41-3, una settimana dopo l’Irlanda è stata travolta 45-7 dopo che Henry aveva cambiato tutti i 15 titolari del match precedente!

Perfino di un gruppo così – che ha poi vinto la battaglia di Londra con gli inglesi 23-19 – è difficile non citare il capitano Tana Umaga, leader indiscusso della Haka e dello spogliatoio, la versalità di Mc Caw, straordinario cacciatore di palloni e di avversari, il talento purissimo di Dan Carter, la potenza devastante di Collins e So’ialo, la forza e la tecnica di Hayman e Woodcock, la leadership di Jack e Mealamu, la velocità di Gear e Howlett, e si potrebbe continuare ancora e ancora.

Guardandoli giocare sembra che assieme a loro corrano ancora gli eroi del passato Gallagher, Dean e Nepia, guardandoli giocare ci si innamora di quelle felci argento sulle maglie nere, guardandoli giocare ci si innamora del rugby.