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	<title>Alessandro Fusco &#187; Profili</title>
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	<description>Interamente dedicato al Rugby, in ogni sua forma e nazionalità.</description>
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		<title>Jonah Lomu, il Primo</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Nov 2015 18:00:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[JonahLomu il Primo]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Nella società dominata dalla comunicazione molti campioni dello sport hanno un successo planetario che valica i confini dell&#8217;agonismo e li trasforma in fenomeni di costume. Soli ad alcuni di essi è riservato il privilegio di trasformarsi in leggenda quando sono ancora in vita. <strong>Siona Tali Lomu</strong>, meglio noto col nome di <strong>Jonah</strong>, si è guadagnato tale privilegio travolgendo gli avversari e il Fato con la sua corsa possente. <span id="more-3576"></span>Ora che ha lasciato il mondo terreno cammina nel Mito.</p>
<p>Un banale arresto cardiaco provocato dalla malattia ai reni che ne aveva fermato la carriera lo ha tolto dal mondo ieri a soli 40 anni.</p>
<p>Del resto, il destino di quelli come lui è farsi beffa del tempo, bruciare le scadenze, irridere il calendario.</p>
<p>Non a caso esordì con la maglia tutta nera degli<strong> All Blacks</strong> a soli 19 anni un mese e 14 giorni divenendo all&#8217;epoca il più giovane debuttante della <strong>Nuova Zelanda</strong> in un test match.</p>
<p>Fu un esordio strano, con una sconfitta in casa, nel fortino di Christchurch il 26 giugno del 1994 contro la Francia che si impose per 22-8.</p>
<p>Nonostante il risultato negativo la percezione di tutti fu quella di aver assistito all&#8217;esordio di un predestinato.</p>
<p>Figlio di immigrati provenienti dalle Isole Tonga <strong>Lomu</strong> crebbe nella periferia degradata di <strong>Auckland</strong>, dove la gente come lui fa presto a crescere, spesso male.</p>
<p>Da ragazzo ebbe la terribile esperienza di assistere all&#8217;assassinio d uno zio a colpi di machete, una visione che probabilmente non lo abbandonò mai.</p>
<p>Da quelle parti per i figli di isolani emarginati il rugby non è solo uno sport, non è nemmeno una religione, è l&#8217;unica scorciatoia verso una vita normale.</p>
<p>La scuola spesso indica la strada e fu così che l&#8217;istituto anglicano <strong>Wesley College</strong> diede un&#8217;opportunità al giovane Siona.</p>
<p>Per prima cosa gli cambiarono il nome in <strong>Jonah</strong>, poi gli diedero un paio di scarpini, un pallone ovale e lo guardarono correre.</p>
<p>Da allora <strong>Jonah</strong> non si fermò, sapeva che doveva cogliere quell&#8217;opportunità al volo.</p>
<p>Quella o niente altro, la vita gli aveva già mandato messaggi molto chiari.</p>
<p><strong> Jonah</strong> fu veloce in tutto.</p>
<p>Non ci mise molto ad arrivare ai 196 centimetri della sua altezza, così come ai circa 118 kg. di peso.</p>
<p>Ma la cosa impressionante era a quale velocità spostasse questa massa per il campo.</p>
<p>A circa 17 anni stabilì il suo primato sui 100 metri piani.</p>
<p>Dieci secondi e otto decimi, un tempo straordinario per un giocatore di rugby, soprattutto di quelle dimensioni.</p>
<p>Da lì in avanti la carriera scorre via come un fulmine, come Jonah.</p>
<p>Al Wesley College è subito capitano, nel 1993 è convocato nella nazionale di rugby a 7 con la quale si mette subito in luce, grazie alla sua fisicità combinata all&#8217;incredibile velocità.</p>
<p>nel 1994 esordisce nel campionato domestico neozelandese con il <strong>Counties Manuaku</strong>.</p>
<p>Bastano pochi incontri ufficiali in prima squadra ed ecco la chiamata dagli <strong>All Blacks</strong> per indossare la maglia nera che da quelle parti usano dire venga data solo in prestito per ogni partita.</p>
<p>Lui non la leva più indossandola per 63 volte con 37 mete all&#8217;attivo.</p>
<p>Inoltre in due sole edizioni della coppa del mondo, nel 1995 e nel 1999,  segna 15 mete divenendo il primatista assoluto, eguagliato solo dal sudafricano <strong>Bryan Habana</strong> qualche settimana fa nella <strong>Rugby World Cup 2015</strong>.</p>
<p><strong> Lomu</strong>, al di là dei numeri, ha rappresentato plasticamente il passaggio nel rugby dal dilettantismo puro al professionismo, incarnando il prototipo del giocatore del futuro, un Robocop in maglietta e calzoncini.</p>
<p>Dopo di lui le immagini del vecchio Cinque Nazioni commentate dall&#8217;indimenticabile voce di <strong>Paolo Rosi</strong> che raccontava di giocatori che durante la settimana esercitavano i propri lavori di dentisti, poliziotti, avvocati o operai con fisici dallo scarso atletismo scompaiono definitivamente per lasciare il posto a super-atleti capaci di prestazioni fisiche impressionanti.</p>
<p>Lui fu il primo di essi.</p>
<p>Esiste un momento preciso in cui <strong>Jonah Lomu</strong> passa dal ruolo di campione a quello di leggenda ed è reso immortale dalle immagini in mondovisione.</p>
<p>Siamo nella Rugby World Cup 1995 in <strong>Sudafrica</strong>, quella resa celebre da <strong>Nelson Mandela</strong>.</p>
<p>In semifinale la <strong>Nuova Zelanda</strong> affronta l&#8217;<strong>Inghilterra</strong> a Città del Capo il 18 giugno.</p>
<p>Dopo appena un minuto e mezzo di gioco <strong>Lomu</strong> riceve l&#8217;ovale dal compagno <strong>Bachop</strong> nella sua posizione preferita, all&#8217;ala sinistra.</p>
<p>Tra lui e la meta ci sono alcuni inglesi con la divisa bianca, ma Jonah non sembra vederli.</p>
<p>Le gambe scaricano a terra una potenza devastante, ad ogni appoggio i piedi sollevano zolle di terreno e gli inglesi che tentano di fermarlo sono vittime sacrificali sull&#8217;altare della leggenda.</p>
<p>Prima<strong> Tony Underwood</strong>, calpestato, poi il capitano <strong>Will Curling</strong>, scaraventato via, infine l&#8217;estremo <strong>Mike Catt</strong>, che Lomu trasforma in un morbido zerbino prima di planare in meta.</p>
<p>Guardando quelle immagini migliaia di ragazzini decidono di giocare a rugby, <strong>Lomu</strong> è leggenda.</p>
<p>In quel tempo il gigante camminava sulla terra, che ora quella stessa terra gli sia lieve.</p>
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		<title>Massimo Cuttitta, un italiano tra gli Highlanders</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 18:55:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Six Nations]]></category>
		<category><![CDATA[Coste]]></category>
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		<category><![CDATA[Massimo Cuttitta]]></category>
		<category><![CDATA[Murray]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi uno dei fattori decisivi di Italia &#8211; Scozia sarà il confronto tra i due pacchetti di mischia. Il pack scozzese, ironia del rugby professionistico, è allenato dall&#8217;italianissimo Massimo Cuttitta che vivrà una giornata particolare. Grande pilone dell&#8217;Italia di Coste con 69 cap all&#8217;attivo, oggi vive da pendolare, accumulando più ore di volo del Barone Rosso, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/7142999@N05/4389729845/" title="Marcello Cuttitta by alefusco, on Flickr"><img src="http://farm5.static.flickr.com/4048/4389729845_d649797977_o.jpg" width="81" height="118" alt="Marcello Cuttitta"class="alignright" /></a> Oggi uno dei fattori decisivi di<strong> Italia &#8211; Scozia</strong> sarà il confronto tra i due pacchetti di mischia. Il pack scozzese, ironia del rugby professionistico, è allenato dall&#8217;italianissimo Massimo <strong>Cuttitta</strong> che vivrà una giornata particolare.<span id="more-1738"></span> Grande pilone dell&#8217;Italia di <strong>Coste</strong> con<strong> 69 cap</strong> all&#8217;attivo, oggi vive da pendolare, accumulando più ore di volo del Barone Rosso, come apprezzato tecnico degli avanti:&#8221;In effetti la mia settimana è movimentata &#8211; spiega divertito &#8211; comincio dal lunedì recandomi a <strong>Edimburgo</strong>, poi vado a <strong>Glasgow</strong> per occuparmi delle mischie delle due squadre che giocano in <strong>Celtic League</strong>, quindi vado in Inghilterra dove faccio lo stesso lavoro per il <strong>Doncaster</strong>, seconda divisione.</p>
<p>A questo punto è venerdì, torno a casa per dare una mano a mio fratello Michele nell&#8217;impresa di famiglia e ricomincio il lunedì.</p>
<p>Davvero strano che un tecnico così apprezzato non trovi spazio in <strong>Italia</strong>.</p>
<p>Chi lo ha voluto con la <strong>Scozia</strong>?:&#8221; Il ct <strong>Robinson</strong>, con lui mi trovo a meraviglia, cura ogni particolare.</p>
<p>Gli scozzesi sono molto nazionalisti ma hanno grande rispetto per noi italiani.</p>
<p>Per ora sono felice così, ma se ci dovesse essere la possibilità di lavorare a casa non la farei scappare.</p>
<p>Considero questo un periodo di gavetta, poi magari se faccio bene qualcuno si accorgerà&#8221;.</p>
<p>Dovrebbe essere già successo, visti i risultati.</p>
<p>Nelle ultime stagioni il lavoro di <strong>Cuttitta</strong> ha rivoluzionato il rendimento degli avanti scozzesi, migliorati in tutte le aree del gioco:&#8221;In <strong>Scozia</strong> hanno la capacità di valorizzare i giocatori di casa.</p>
<p>Edimburgo e Glasgow non fanno giocare stranieri, a prescindere dai risultati.</p>
<p>Tutti i giocatori di interesse nazionale sono messi sotto contratto dalla <strong>Federazione</strong> che ne programma lo sviluppo, così anche i pochi giocatori che hanno rendono al massimo&#8221;.</p>
<p>Beati loro.</p>
<p>Che partita ci dobbiamo aspettare in prima linea?:&#8221;<strong>Jacobsen</strong> ha un fisico limitato ma è un lottatore, morirebbe per la sua patria!</p>
<p><strong>Murray</strong> è un pilone interessante ma non è al massimo, sarà una battaglia&#8221;.</p>
<p>Niente di nuovo, dunque.</p>
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		<title>Perugini:&#8221;Pronti a batterci&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 16:03:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le parole di Salvatore Perugini]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/7142999@N05/4332824596/" title="Perugini ai tempi del Tolosa by alefusco, on Flickr"><img src="http://farm5.static.flickr.com/4011/4332824596_7799b501f4.jpg" width="500" height="334" alt="Perugini ai tempi del Tolosa"class="alignmiddle" /></a> Salvatore <strong>Perugini</strong>, detto <strong>Totò</strong>. Lui ha vissuto tutte le dieci edizioni del <strong>Sei Nazioni</strong> e si appresta ad affrontare l’undicesima. Eletto giocatore italiano dell’anno 2009, conserva lo spirito della prima volta:”Per me è stato un anno divertente, ma ho fatto solo il mio lavoro. Nel rugby può cambiare presto, mai sentirsi arrivati, posso dire solo che in nazionale e nel club oggi vivo una situazione fortunata”. <span id="more-1687"></span>Da anni gioca in Francia (ora è nel Bayonne).</p>
<p>Cosa manca al <strong>rugby italiano</strong>?:”Da noi la poca organizzazione inibisce le potenzialità dei giocatori.</p>
<p>Il sud, per esempio, è un bacino eccezionale di giocatori, Il nostro carattere è adatto al rugby, ma emergere da noi è ancora più difficile”.</p>
<p><strong>Perugini</strong> ha un legame di ferro con le proprie radici:”Sono nato a <strong>Ponte Landolfo</strong>, in provincia di Benevento e non fosse stato per il rugby non mi sarei mai spostato, il legame con la mia terra è fortissimo.</p>
<p>Vengo da una famiglia solida, che mi ha dato valori, ma mia madre, insegnante, ancora rimpiange che non mi sia laureato”. </p>
<p>Come ha conosciuto il rugby?:”Nel ’94 vidi in tv la finale per lo scudetto tra il Milano di <strong>Dominguez</strong> e L’Aquila allenata da <strong>Mascioletti</strong>.</p>
<p>Guardando quegli uomini pensai che sarebbe stato bello giocare con loro.</p>
<p>Dopo poco ci fu un reclutamento a scuola, andai al campo e mi innamorai subito dell’ambiente senza lasciarlo più.</p>
<p>Quando posso ancora frequento il mio primo club, il Santa Maria Capua Vetere Rugby Clan”.</p>
<p> Oggi è uno dei piloni migliori del mondo e affronta un<strong> Sei Nazioni</strong> difficile:”L’inizio è tremendo, per me l’<strong>Irlanda</strong> gioca il miglior rugby d’Europa.</p>
<p>Hanno un’organizzazione strepitosa, nazionale e club vincono e sfornano giocatori, non è un caso.</p>
<p> Ma noi abbiamo acquisito grande consapevolezza nei match di novembre”.</p>
<p>Cosa ha significato giocare a <strong>S.Siro</strong> davanti a 80.000 persone?:”Quel giorno nelle nostre teste si è acceso un interruttore, ci siamo detti “non possiamo crollare”.</p>
<p>Ecco, abbiamo capito che siamo al loro livello e che non possiamo deludere la nostra gente.</p>
<p>Ora la squadra vuole <strong>battersi</strong> davvero.</p>
<p>Se il risultato sarà stretto nel finale ce la giocheremo con tutti”. </p>
<p>In passato ha avuto problemi di disciplina in campo, oggi non commette più falli:”Ho commesso alcuni errori in gioventù per istinto e inesperienza.</p>
<p>Ora gioco abitualmente ad alto livello e ho potuto migliorare il controllo.</p>
<p>Anche l’approccio alla partita è migliorato, adesso sono maturo.</p>
<p>Ecco, questo manca ai giovani italiani.</p>
<p><strong>Bocchino</strong>, <strong>Derbyshire</strong>, <strong>Cittadini</strong>, <strong>Favaro</strong> devono giocare ad un livello formativo, i ragazzi ci sono.</p>
<p>Il rugby italiano ha bisogno di un cambiamento rapido”.</p>
<p>Quest’anno non ci sarà <strong>Parisse</strong>:”Sergio è un fuoriclasse e un grande capitano, ci mancherà.</p>
<p>Ma nessun giocatore gioca da solo, è uno dei punti di forza del rugby:il singolo può influire sulla sconfitta, non sulla vittoria che si ottiene tutti insieme.</p>
<p>Nel gruppo ci sono anziani che possono aiutare, ma sono contento che <strong>Mallett</strong> abbia scelto <strong>Ghiraldini</strong>, farà molto bene”.</p>
<p>Il guerriero sannita è pronto alla battaglia, che il suo esempio sia da guida.</p>
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		<title>Brad Thorn, Mr. 880 minuti</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 18:58:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Profili]]></category>

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		<description><![CDATA[profilo di Brad Thorn]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/7142999@N05/4096215908/" title="Brad Thorn, decisivo contro l'Australia by alefusco, on Flickr"><img src="http://farm3.static.flickr.com/2497/4096215908_cfb80094d8.jpg" width="500" height="415" alt="Brad Thorn, decisivo contro l'Australia"class="alignmiddle" /></a> La sua faccia segnata  sarebbe perfetta per interpretare il cattivo in un western di Sergio Leone. Eppure, <strong>Brad Carnegie Thorn</strong>, colosso da 196 cm. per 115 kg., è un uomo buono e timorato da Dio, ma fuori dal campo. In effetti, dopo una gioventù sregolata tutta donne facili e birra a fiumi, l’incontro con un compagno di squadra, Jason Stevens, ne cambiò la vita. <span id="more-1483"></span>Allora <strong>Thorn</strong> aveva 22 anni ed era nella nazionale australiana di <strong>Rugby League</strong>, la specialità a XIII:”In quell’ambiente sembrava normale cambiare una donna per sera e bere come matti – racconta il seconda linea – ma le parole di Jason mi convinsero a pregare e a leggere la <strong>Bibbia</strong>”.</p>
<p>Fu così che il gigante nato in <strong>Nuova Zelanda</strong> a Mosgiel  ma trasferitosi con la famiglia in Australia all’età di 9 anni incontrò Dio.</p>
<p>La sua vita cambiò, e non per l’ultima volta.</p>
<p> <strong>Thorn</strong> è uno di quei rari esempi di atleti capaci di eccellere sia nel <strong>Rugby Union</strong>, la versione a XV, sia nel Rugby League a XIII giocatori, specialità da cui è partito e tornato un paio di volte.</p>
<p> Dopo aver vinto tutto nel XIII  con i <strong>Brisbane Broncos</strong>, nel 2000 cedette al richiamo della patria, tornò in Nuova Zelanda per giocare a XV.</p>
<p>Un anno dopo stupì tutti rinunciando alla convocazione con gli <strong>All Blacks</strong>:”Non sono ancora pronto tecnicamente per onorare la maglia” disse.</p>
<p>Lui è fatto così, o il massimo o nulla.</p>
<p>Anche in Nuova Zelanda vince tutto con i <strong>Crusaders</strong>, poi accetta la convocazione e diventa un punto fermo degli <strong>All Blacks</strong>.</p>
<p>Nel 2005 ancora una parentesi in Australia nel XIII per poi tornare definitivamente con la Nuova Zelanda dal 2007.</p>
<p>Oggi è il leader-ombra del pack dei Tutti Neri, dietro la stella brillante di <strong>Mc Caw</strong>.</p>
<p> Il suo contributo ha un peso enorme sia nelle fasi statiche che nel gioco aperto.</p>
<p>Fenomenale in difesa si esprime al massimo nell’area del <strong>breakdown</strong>, la trincea del lavoro sporco.</p>
<p>   In patria lo chiamano <strong>“Mr. 880 minuti”, </strong>visto  che nelle ultime 11 partite degli <strong>All Blacks</strong> ha giocato ogni singolo istante non uscendo mai dal campo.</p>
<p> Nel rugby super-fisico di oggi, una rarità.</p>
<p>Per <strong>Brad Thorn</strong>, la normalità:”Credo che il mio dovere sia dare il mio massimo in campo, quando ne esco devo essere certo di aver dato tutto per stare in pace con me stesso, il resto è facile”.</p>
<p>Proprio per essersi guadagnato un turno di riposo e considerato che l’Italia è l’avversario più abbordabile del Tour, sabato non sarà nemmeno in panchina.</p>
<p><strong>Graham Henry</strong> lo vuole al massimo contro le grandi.</p>
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		<title>Sei Nazioni, Ben Foden 9/15</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Jan 2009 23:15:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Ben Foden]]></category>
		<category><![CDATA[Guinness Premiership]]></category>
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		<category><![CDATA[Northampton Saints]]></category>
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		<category><![CDATA[Saint-Andrè]]></category>
		<category><![CDATA[Sale Sharks]]></category>
		<category><![CDATA[Sei Nazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Sei Nazioni 2009]]></category>
		<category><![CDATA[Wigglesworth]]></category>

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		<description><![CDATA[Ben Foden, nuovo talento inglese.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Ben Foden, un 9/15 by alefusco, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/7142999@N05/3232760186/"><img class="alignleft" src="http://farm4.static.flickr.com/3084/3232760186_d07b39a5c6_m.jpg" alt="Ben Foden, un 9/15" width="240" height="189" /></a></p>
<p><cite>&#8220;Se non è un estremo io mangerò il mio cappello!&#8221;</cite> Suonava più o meno così l’affermazione di <strong>Philippe Saint-Andrè</strong>, tecnico del <strong>Sale Sharks</strong>, al termine di un match della <strong>Guinness Premiership</strong> in cui <strong>Ben Foden</strong>, nuovo astro del rugby inglese aveva fatto bella mostra delle sue qualità con la maglia n.15 sulle spalle.</p>
<p><span id="more-822"></span> Saint-Andrè il cappello non l’ha ancora mangiato e il destino di <strong>Foden</strong> sta facendo di tutto perché ciò non accada mai. In effetti il ragazzo di Chester vorrebbe, da sempre, giocare come <strong>mediano di mischia</strong>.</p>
<p>Nato il 22 luglio del 1985, già ai tempi della <strong>Bomsgrove School</strong> ha espresso il suo desiderio ma la necessità lo ha spesso costretto a giocare da <strong>estremo</strong> con qualche apparizione all’ala. Le caratteristiche fisiche, è alto <strong>183 cm.</strong> per <strong>85 kg.,</strong> e la notevole velocità di base gli consentono di essere efficace in più ruoli. Inoltre, quando gioca il ragazzo non manca mai di mostrare un istintivo e sviluppato <strong>senso del gioco</strong> che ne fanno uno dei talenti più versatili a livello mondiale.</p>
<p>Ma, per <strong>Ben</strong>, il suo ruolo è mediano di mischia : &#8220;Preferisco essere considerato un<strong> 9/15</strong> piuttosto che un 15/9&#8243;. Proprio al fine di giocare da n.9 con continuità ha lasciato i Sale Sharks, dove è esploso ad alto livello, per abbracciare i colori nero verde e oro dei <strong>Saints</strong> di Northampton che, in proposito, gli avevano fatto solenni promesse.</p>
<p>Eppure, anche a <strong>Northampton</strong> niente da fare.  A parte la presenza in squadra di <strong>Wigglesworth</strong> e il prossimo arrivo di <strong>Dwayne Peel</strong>, Foden è fortissimo come estremo e le sue prestazioni lo spingono con forza verso la maglia n.15.</p>
<p>La sua versatilità e la sua capacità di interpretare il <strong>rugby</strong> in chiave moderna sono i maggiori motivi che hanno convinto <strong>Martin Johnson</strong> a convocarlo nella squad per il <strong>Sei Nazioni</strong>, il Torneo che potrebbe sancirne la definitiva consacrazione dopo i successi in Guinness Premiership, nell’Inghilterra Seven e nei Saxons.</p>
<blockquote><p><strong>Martin</strong> mi ha detto che giocare in entrambe le posizioni è un vantaggio, ed io penso sia vero e penso anche che se verrò impiegato da estremo lo farò al meglio delle mie possibilità – ha spiegato <strong>Foden</strong> dal ritiro dell’Algarve dove è con la squadra inglese – ma il <strong>n.9</strong> è il ruolo che sento mio.<br />
Giocando da mediano ho la possibilità di toccare più spesso il pallone e di essere più influente nel match.</p></blockquote>
<p>Un giocatore che può esplodere a livello internazionale in <strong>due ruoli</strong>, se questo è un problema…</p>
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		<title>Pablo Canavosio, finalmente 9</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Nov 2008 10:48:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Profili]]></category>

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		<description><![CDATA[Pablo Canavosio
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/7142999@N05/2597388667/" title="Canavosio contro il Sudafrica by alefusco, on Flickr"><img src="http://farm4.static.flickr.com/3080/2597388667_bcb4efcace_m.jpg" width="240" height="160" alt="Canavosio contro il Sudafrica"class="alignright" /></a>Qualità e concretezza. Per <strong>Pablo Canavosio</strong>, nato a Cordoba il 26 dicembre 1981, non sono due concetti astratti ma uno stile di vita. Oggi ha finalmente la possibilità di dimostrarlo giocando, nel club e nella Nazionale di <strong>Mallett</strong>, in quello che lui riconosce come il suo ruolo:”Io ho sempre giocato mediano di mischia – dice <strong>Pablo </strong>– fin da quando ho cominciato.</p>
<p><span id="more-687"></span><br />
Poi sono stato impiegato all’ala per necessità.</p>
<p>Cominciò tutto quando venni in <strong>Italia </strong>a Rovigo insieme con mio fratello che giocava a S. Donà.</p>
<p>In rossoblù c’era già <strong>Mazzantini </strong>che era il titolare della maglia n.9, così mi impiegarono tra i tre-quarti”.</p>
<p>Anche da ala <strong>Canavosio </strong>ha avuto modo di imporsi.</p>
<p>Una grande intelligenza rugbistica e le buone capacità fisiche gli hanno permesso di fare bene anche in un’altra posizione.</p>
<p>Talmente bene da guadagnarsi un posto in <strong>Nazionale</strong>.</p>
<p>Soprattutto con <strong>Berbizier </strong>e da ala, in azzurro ha vissuto momenti esaltanti.</p>
<p>Come quella meta segnata al <strong>Millenium Stadium</strong> in faccia al <strong>Galles </strong>dopo un intercetto e una corsa di 80 metri:”Avevamo studiato una difesa aggressiva con l’ala che saliva quando gli avversari allargavano il gioco.</p>
<p>Una volta con il pallone in mano ho pensato solo a correre più forte che potevo tagliando il campo in diagonale per non farmi prendere, è stato grande ascoltare il <strong>silenzio </strong>del gallesi in quello stadio”.</p>
<p>La sua carriera in azzurro avrebbe potuto essere diversa se, in momenti decisivi, non lo avesse frenato una serie di infortuni:”In effetti, ogni volta che lo staff aveva intenzione di provarmi come <strong>mediano di mischia</strong>, veniva fuori qualche problema”.</p>
<p>Ma ora, tornato a giocare in Italia con la maglia del <strong>Viadana </strong>dopo tre anni a Castres in una squadra che gli ha affidato la <strong>n.9</strong> in pianta stabile, ha finalmente l’opportunità di giocare le sue carte già dai prossimi test di novembre.</p>
<p><strong>Australia</strong>, <strong>Argentina </strong>e <strong>Pacific Islanders</strong> saranno esami impegnativi cui lui non vuole sottrarsi, anche se ci tiene a mantenere i piedi per terra:”Avere la possibilità di giocare in <strong>Nazionale </strong>nel mio ruolo è per me un obiettivo, ma i questo momento non ci penso.</p>
<p>Io preferisco concentrarmi su un impegno alla volta e la mia mente è sempre sulla prossima partita, mai più in là.</p>
<p>Solo così sono sicuro di dare il massimo”.</p>
<p>E allora andiamo a Viadana:”Qui mi trovo bene.</p>
<p>La società ci mette in condizioni ideali e lavora molto seriamente.</p>
<p>Certo, <strong>Viadana </strong>è un piccolo centro e non c’è molto da fare ma con i ragazzi ci troviamo a meraviglia.</p>
<p>Anche il gioco aperto che vuole farci praticare <strong>Love </strong>mi piace, si adatta alle mie caratteristiche”.</p>
<p>E com’è, invece, il rapporto con lo staff di <strong>Nick Mallett</strong>?:”Buono con tutti.</p>
<p><strong>Nick </strong>è un grande allenatore che sa come farti dare il massimo.</p>
<p>Ma, soprattutto, è molto importante per me la presenza di <strong>Troncon</strong>.</p>
<p>Lui è stato un grandissimo nel mio ruolo, l’ho sempre guardato in televisione ed averlo lì a darmi consigli ha un valore enorme”.</p>
<p>Come è cominciata la storia di <strong>Pablo </strong>nel rugby?:”Beh, si può dire che ho cominciato per un capriccio!</p>
<p>In effetti, quando avevo quattro anni mio fratello, che adesso sta per laurearsi in medicina, andava a giocare a <strong>rugby</strong>, mia sorella a hockey ed io piangevo perché non volevo rimanere solo.</p>
<p>Così per non sentirmi mi portarono al campo”.</p>
<p>Poi solo e sempre rugby, finchè non si presentò la possibilità di venire a giocare in Italia:”Mia madre ci fece prendere la cittadinanza fin da piccoli, suo nonno era di Bassignana, provincia di <strong>Alessandria</strong>.</p>
<p>Così venimmo io e mio fratello in Veneto.</p>
<p>Poi, dopo Rovigo, sono stato un anno a <strong>Calvisano </strong>e quindi in Francia.</p>
<p>Oggi, per questa mia seconda esperienza in Italia, mi sento più forte, più preparato.</p>
<p>Ho voglia di giocarmi le mie carte”.</p>
<p>Com’è <strong>Pablo </strong>fuori dal campo?:”Mi sento un ragazzo normalissimo, mi piacciono cose semplici ma con tutto il tempo che mi prende il <strong>rugby </strong>ho poche possibilità.</p>
<p>Ultimamente ho cominciato a prendere lezioni di batteria da un mio amico.</p>
<p>La musica è sempre stata una grande passione, voglio imparare per divertirmi”.</p>
<p>Cosa ti manca di più <strong>dell’Argentina</strong>?:”Devo dire che qui sto molto bene, mi sento a casa anche se l’Argentina è dentro di me.</p>
<p>Mi mancano soprattutto gli amici e la famiglia, mi rifaccio con il computer…”</p>
<p>E le ragazze? I rugbisti vanno di moda…:”Per carità, mi vuoi bruciare? No, sono single, scrivilo chiaro!”</p>
<p>E allora appuntamento al prossimo <strong>Sei Nazioni</strong>, magari con un mediano nuovo di zecca, uno che possa raccogliere un’eredità importante.</p>
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		<title>Il mio nome è Ali</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Nov 2008 11:39:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Profili]]></category>

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		<description><![CDATA[Profilo di Ali Williams
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/7142999@N05/3004511557/" title="Ali Williams festeggia con i compagni la vittoria della Bledisloe Cup by alefusco, on Flickr"><img src="http://farm4.static.flickr.com/3005/3004511557_a03fc6b85a.jpg" width="500" height="352" alt="Ali Williams festeggia con i compagni la vittoria della Bledisloe Cup"class="alignmiddle" /></a> Grazie al padre <strong>Rodney</strong>, nato nel Kent ed ex-rugbista nel Blackheat, avrebbe potuto giocare per <strong>l’Inghilterra</strong>. Per il sangue della mamma, Helen, avrebbe potuto essere eleggibile per la <strong>Scozia</strong>. Per nascita <strong>Alexander James</strong> <strong>Williams</strong>, in tutto il mondo conosciuto come <strong>Ali</strong>, è neozelandese e per destino il suo sangue è nero come la maglia degli <strong>All Blacks</strong>.</p>
<p><span id="more-682"></span><br />
Il 27enne seconda linea ha legato la sua faccia alla maglia con la felce d’argento in maniera indissolubile nel corso degli ultimi anni, da quando, ancora 21enne, esordì a <strong>Twickenham </strong>contro l’Inghilterra.</p>
<p>Al termine del match, perduto per un soffio, <strong>Martin Johnson </strong>gli si avvicinò e, porgendogli la sua maglia, gli augurò buona fortuna:”Arrivando da uno come lui – ricorda <strong>Ali </strong>– fu qualcosa di assolutamente speciale”.</p>
<p><strong>Williams </strong>è uno di quei tipi che, baciati dal talento fisico, potrebbe affermarsi in molti sport.</p>
<p>Alto <strong>202 cm. per 112 kg</strong>., prima di approdare nella terra di Ovalia <strong>Ali </strong>ha avuto modo di farsi largo nel calcio, nel tennis e nel cricket.</p>
<p>Solo nel <strong>1999 </strong>quando aveva ormai compiuto <strong>17 anni </strong>– è nato il 30 aprile 1981 – ha votato la sua vita agonistica al rugby, durante il suo ultimo anno al <strong>King’s College </strong>di Auckland.</p>
<p>Da quel momento in poi le cose, nella carriera di <strong>Williams</strong>, sono avvenute ad una velocità travolgente.</p>
<p>Perfino nella terra della <strong>Lunga Nuvola Bianca </strong>non sono moltissimi i giocatori con quelle misure fisiche e con le sue qualità di combattività e leadership.</p>
<p>Dopo qualche tempo speso ad imparare le basi alla <strong>Auckland Rugby Academy </strong>fece il suo esordio nell’<strong>NPC</strong> nel 2001, per poi essere scelto dai <strong>Blues </strong>la stagione successiva.</p>
<p>Pochi mesi ed ecco la convocazione per il tour nell’emisfero nord con gli <strong>All Blacks </strong>per affrontare Inghilterra, Francia e Galles.</p>
<p>Sembrava tutto troppo facile e bello, per <strong>Ali </strong>infortuni e contrarietà erano solo dietro l’angolo.</p>
<p>Gli<strong> All Blacks </strong>perpetuano la maledizione della <strong>World Cup </strong>perdendo la semifinale contro gli eterni rivali <strong>dell’Australia </strong>nel 2003, poi un maledetto osso di un piede di Williams fa crack.</p>
<p>Frattura da stress, <strong>Ali </strong>è fuori dalla squadra per il tour del 2004:”Tu realizzi davvero di avere qualcosa solo quando lo perdi.</p>
<p>Ma quella mancanza mi ha dato la forza per tornare”.</p>
<p>In questo periodo <strong>Ali </strong>approfitta per migliorare le sue potenzialità ed affinare le abilità che lo rendono oggi uno degli interpreti più completi del ruolo.</p>
<p>Tutto questo in virtù di una tenacia e di una voglia di essere migliori che ha pochi eguali.</p>
<p>Se qualcuno gli chiede se il suo prossimo obiettivo è vincere un <strong>Grand Slam</strong> o la <strong>World Cup</strong> Williams ha una sola risposta:”Io voglio essere capace di sfruttare al massimo le mie potenzialità, essere migliore per quanto mi è possibile.</p>
<p>Io penso di essere ancora lontano da questo”.</p>
<p>Per anni colonna dei <strong>Blues </strong>nel <strong>Super12 </strong>e poi nel <strong>Super14</strong>, i suoi problemi con il coach australiano <strong>Dave Nucifora </strong>lo hanno portato ai <strong>Crusaders </strong>di <strong>Mc Caw</strong>, mentre nell’<strong>ANZ Cup</strong> ha firmato con i <strong>Tasman Makos</strong>, cosa che non gli impedisce di essere ancora eleggibile per i rossoneri di Canterbury.</p>
<p>Cosa rarissima per una seconda linea, <strong>Ali </strong>ha dimostrato in diverse occasioni la sua abilità come calciatore, eredità dei suoi trascorsi giovanili.</p>
<p>Memorabile, nel <strong>Tri-Nations </strong>del 2005, l’assist con cui propiziò la seconda delle tre mete firmate da <strong>Doug Howlett </strong>nella vittoria contro l’Australia all’<strong>Eden Park</strong>.</p>
<p>Uno splendido cross-kick dalla linea dei 22 metri australiani di fronte ai pali sulla destra dell’area di meta, degno del miglior specialista.</p>
<p>Ma <strong>Williams </strong>pensa anche alla sua vita fuori dal campo.</p>
<p>Proprio con <strong>Howlett </strong>è animatore e sostenitore del Kids can Charitable Trust che aiuta i ragazzi neozelandesi senza possibilità economiche.</p>
<p>Quando è lontano dal campo potreste trovarlo a pescare nel Golfo di Hauraki insieme con il fratello <strong>Jay</strong>, anche lui seconda linea con Auckland, mentre l’idea di Ali è quella di riprendere un giorno gli studi in Business all’<strong>Auckland University of Technology</strong>, per essere una persona migliore il <strong>rugby </strong>potrebbe non bastare.</p>
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		<title>The Big Red</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Oct 2008 11:42:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Profili]]></category>

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		<description><![CDATA[Un ritratto di Paul O'Connell
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/7142999@N05/1232082423/" title="Bortolami contrasta O'Connell by alefusco, on Flickr"><img src="http://farm2.static.flickr.com/1047/1232082423_31a89cd0db.jpg" width="375" height="250" alt="Bortolami contrasta O'Connell"class="alignmiddle" /></a> Beati quegli allenatori che possono contare su veri leader per le proprie squadre, il loro compito sarà già svolto per la metà. <strong>Declan Kidney</strong>, neo-ct dell’Irlanda, in fatto di leadership è chiamato a gestire un autentico patrimonio. Se è vero che il suo avvento alla guida della nazionale del trifoglio coincide con l’inizio del declino del divino <strong>O’Driscoll </strong>che perde i galloni da <strong>capitano </strong>dopo tanti anni, è altrettanto chiaro che i successori all’altezza del compito non mancano.</p>
<p><span id="more-665"></span><br />
La decisione non è ancora presa ufficialmente, ma il destino dei gradi di capitano dell’<strong>Irlanda</strong> sembra scontato.</p>
<p>Kidney è stato il deus ex-machina del <strong>Munster </strong>e ha guidato i rossoblu all’età dell’oro con due <strong>Heineken Cup</strong> in bacheca.</p>
<p>Ebbene, quella squadra ha avuto il leader perfetto, un <strong>capitano </strong>vero, il classico capo per il quale gli uomini morirebbero in battaglia.</p>
<p>Sono queste le caratteristiche di <strong>Paul O’Connell</strong>, un’esistenza votata alla vittoria, un probabile  futuro da skipper dell’Irlanda .</p>
<p>Di lui, che ha tra le sue ossessioni quella di riuscire un giorno a battere gli <strong>All Blacks</strong>, si dice che sia una fortuna per i suoi compagni e per gli allenatori, ma anche per i registi televisivi le inquadrature in primo piano del suo volto sono una manna.</p>
<p>Lo sa bene chi ha assistito alla finale di <strong>Heineken Cup </strong>del 2006 contro i francesi del <strong>Biarritz</strong>.</p>
<p>Nei minuti finali i suoi lineamenti erano quasi trasfigurati nella spasmodica ricerca della <strong>vittoria</strong>, l’unica Dea cui sembra votato, nell’espressione del supremo desiderio.</p>
<p>Per quanto vi sforziate cercando nelle pieghe della vostra memoria di appassionati di <strong>rugby </strong>sarà difficile che possiate trovare un giocatore che abbia un’intensità maggiore di <strong>Paul O’Connell</strong>, una più forte tensione alla vittoria, una superiore capacità di uscire dal campo solo dopo aver dato tutto quello che c’è da spendere, e anche qualcosa di più.</p>
<p>Questo è ciò che, con ogni probabilità, fa di lui quello che nei paesi anglosassoni chiamano <strong>“leader by example”, </strong>un elemento che trascina con il proprio comportamento i compagni a dare il meglio di sé.</p>
<p>Paul <strong>O’Connell</strong> ha esercitato tale virtù fin dal primo giorno in cui si affacciò alla prima squadra del <strong>Munster</strong>:”Paul è stato un leader da subito e nessuno ha avuto bisogno di indicarlo come tale – racconta <strong>Frankie Sheahan</strong>, a lungo suo compagno di squadra – si è capito immediatamente che lui era il ragazzo in grado di fare in campo il tipo di cose che fanno urlare la folla.</p>
<p>Quando non gioca o non si allena lo vedi spesso leggere <strong>libri</strong>.</p>
<p>Una volta era così assorto nella lettura che gli chiesi cosa stesse leggendo con tanto interesse.</p>
<p>Lui mi rispose che era la biografia di un campione di <strong>football americano</strong>, voleva capire perché avesse quella capacità di infiammare la folla.</p>
<p><strong>Paul </strong>vive per migliorarsi”.</p>
<p>Anche <strong>Donncha O’Callagahan</strong>, il suo “gemello” in seconda linea sia nel Munster che con la maglia verde <strong>dell’Irlanda</strong>, racconta dell’incredibile competitività di <strong>O’Connell</strong>:”Una volta eravamo in ritiro con la Nazionale e su <strong>YouTube</strong> vedemmo un tale che faceva piegamenti su un solo braccio.</p>
<p><strong>Paul </strong>ci provò immediatamente ma fallì, così si rivolse subito ai fitness trainer della squadra per farsi insegnare la tecnica.</p>
<p>La sera dopo gli allenamenti eravamo distrutti dalla stanchezza ma passando dalla sua camera lo trovai a fare piegamenti su un braccio, incredibile”.</p>
<p>Alto <strong>198 cm.</strong> per <strong>111 kg.</strong> il gigante di <strong>Limerick </strong>ha avuto la sua carriera punteggiata da numerosi infortuni, una delle poche cose che possono frustrarne lo spirito insieme con la sconfitta.</p>
<p>Del resto, il tipo di gioco che <strong>O’Connell </strong>pratica in campo lo espone parecchio.</p>
<p>Innumerevoli <strong>placcaggi</strong>, tantissime portate di palla, presenza costante e abrasiva in ogni <strong>ruck</strong>.</p>
<p>Il raggio d’azione e la mole di lavoro di una delle <strong>seconde linee </strong>più forti di sempre sono enormi e lo avvicinano ai grandi di sempre del suo ruolo.</p>
<p>L’australiano <strong>John Eales </strong>o l’inglese <strong>Martin Johnson</strong> sono con lui sul podio di ogni tempo.</p>
<p>Il futuro capitano <strong>dell’Irlanda </strong>non risparmia nulla del suo enorme patrimonio di giocatore e il suo corpo è esposto più di altri, ma sarà difficile a 28 anni arrestarne la carriera nel momento della sua massima maturazione.</p>
<p>Per la gloria di <strong>“Big Red”</strong> i galloni di capitano dell’Irlanda potrebbero non bastare, nel 2009 i <strong>British Lions </strong>hanno in programma il tour in <strong>Sudafrica </strong>e lui, potete giurarci, non vorrà mancare.</p>
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		</item>
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		<title>Sergio Parisse, faccia da Oscar</title>
		<link>https://www.alessandrofusco.com/blog/2008/10/sergio-parisse-faccia-da-oscar/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=sergio-parisse-faccia-da-oscar</link>
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		<pubDate>Wed, 01 Oct 2008 09:26:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Profili]]></category>

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		<description><![CDATA[Sergio Parisse candidato Player of the Year
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/7142999@N05/2329987396/" title="Parisse carica contro la Francia by alefusco, on Flickr"><img src="http://farm4.static.flickr.com/3268/2329987396_4731e46192.jpg" width="500" height="344" alt="Parisse carica contro la Francia"class="alignmiddle" /></a> Una faccia da Oscar. Capitano della nazionale italiana a 24 anni con l’avvento di <strong>Mallett</strong>, leader e capitano dello <strong>Stade Francais </strong>di Parigi capolista nel Top14, <strong>Sergio Parisse</strong> è stato nominato nella cinquina dei finalisti per l’elezione del <strong>Player of the Year </strong>dell’<strong>International Rugby  Board</strong>, massimo riconoscimento individuale di Ovalia. Vederlo insieme con Dan <strong>Carter</strong>, Shane <strong>Williams</strong>, <strong>Jones </strong>e <strong>Blair </strong>lascia capire quanto sia cresciuto insieme con il rugby azzurro.</p>
<p><span id="more-651"></span><br />
Lui, nel ritiro dell’Italia alla Borghesiana a Roma, la prende con modestia:”I finalisti hanno tutti possibilità di vincere tranne&#8230;me!</p>
<p>Scherzi a parte, credo che io e <strong>Blair </strong>(Scozia) paghiamo il fatto di giocare in nazionali meno vincenti.</p>
<p><strong>Carter </strong>(Nuova Zelanda) non ha bisogno di commenti mentre <strong>Williams </strong>e <strong>James </strong>hanno vinto il <strong>Sei Nazioni </strong>con il loro Galles.</p>
<p>Comunque per me e per l’Italia è un grande riconoscimento, merito della maturazione della squadra”.</p>
<p>Già, la <strong>maturità</strong>.</p>
<p>Questa è la parola chiave del  momento.</p>
<p>Per lui, come per la nazionale italiana che a novembre affronterà tre test-match contro Australia, Argentina e Pacific Islanders portando il rugby di lusso in provincia:”Il capitanato mi ha responsabilizzato? Non lo so – riflette – certo è che è arrivato al momento giusto, quando mi sentivo pronto per assumere questa <strong>responsabilità</strong>”.</p>
<p>Lei è la faccia di questa nazionale.</p>
<p>La vostra maturazione procede di pari passo?:”Sì, anche la squadra e il gruppo  stanno crescendo di partita in partita.</p>
<p>A giugno abbiamo vinto in <strong>Argentina </strong>e nell’ultimo Sei Nazioni(una vittoria con la <strong>Scozia</strong>, n.d.r.) abbiamo fallito per un niente almeno un paio di clamorose  affermazioni.</p>
<p>Gonzalo (<strong>Canale</strong>, n.d.r.)  è un mio amico fraterno ma se avesse marcato quelle mete con il Galles e con la Francia poteva finire diversamente.</p>
<p>Manca davvero poco al salto di qualità che ci permetterà di portare a casa i risultati che meritiamo”.</p>
<p><strong>L’Italrugby </strong>vince pochissimo ma il seguito di appassionati ha una crescita esponenziale, perché?:”Questa squadra ha un legame con la gente e lo coltiva.</p>
<p>Forse molti appassionati sono stanchi di altre realtà come il calcio, dove i protagonisti sono più distanti rispetto a noi che, pur essendo professionisti e giocando davanti a migliaia di persone, manteniamo un comportamento familiare”.</p>
<p><strong>Maturità</strong>.</p>
<p>Per lei si chiama anche <strong>Alexandra Rosenfeld</strong>(Miss Europa 2006, n.d.r.):”Certo, da quando viviamo  insieme mi ha dato maggiore equilibrio e più…ordine!</p>
<p>Prima le mie case erano un disastro”.</p>
<p>Siete una coppia da copertina, fate vita mondana?:”No.</p>
<p>Per me è fondamentale uno stile di vita sano.</p>
<p>Allenamento, alimentazione e riposo.</p>
<p>Esiste una “preparazione invisibile” cruciale per un atleta”.</p>
<p>Pratica altri sport?:”Adoro lo <strong>sci </strong>ma, anche per ragioni contrattuali, non posso praticarlo.</p>
<p>Quando ero a L’Aquila andavo spesso a sciare, il Gran Sasso è la mia montagna preferita”.</p>
<p><strong>Giancarlo Dondi </strong>è stato eletto presidente per la quarta volta:”lui è la persona giusta.</p>
<p>Ho alcune idee sullo sviluppo del <strong>rugby italiano</strong>, presto gliele comunicherò.</p>
<p>Bisogna fare in modo che i migliori italiani restino a giocare qui, le <strong>Selezioni </strong>mi sembrano una buona idea”.</p>
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