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	<title>Alessandro Fusco &#187; Tony Uderwood</title>
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	<description>Interamente dedicato al Rugby, in ogni sua forma e nazionalità.</description>
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		<title>Jonah Lomu, il Primo</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Nov 2015 18:00:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[JonahLomu il Primo]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Nella società dominata dalla comunicazione molti campioni dello sport hanno un successo planetario che valica i confini dell&#8217;agonismo e li trasforma in fenomeni di costume. Soli ad alcuni di essi è riservato il privilegio di trasformarsi in leggenda quando sono ancora in vita. <strong>Siona Tali Lomu</strong>, meglio noto col nome di <strong>Jonah</strong>, si è guadagnato tale privilegio travolgendo gli avversari e il Fato con la sua corsa possente. <span id="more-3576"></span>Ora che ha lasciato il mondo terreno cammina nel Mito.</p>
<p>Un banale arresto cardiaco provocato dalla malattia ai reni che ne aveva fermato la carriera lo ha tolto dal mondo ieri a soli 40 anni.</p>
<p>Del resto, il destino di quelli come lui è farsi beffa del tempo, bruciare le scadenze, irridere il calendario.</p>
<p>Non a caso esordì con la maglia tutta nera degli<strong> All Blacks</strong> a soli 19 anni un mese e 14 giorni divenendo all&#8217;epoca il più giovane debuttante della <strong>Nuova Zelanda</strong> in un test match.</p>
<p>Fu un esordio strano, con una sconfitta in casa, nel fortino di Christchurch il 26 giugno del 1994 contro la Francia che si impose per 22-8.</p>
<p>Nonostante il risultato negativo la percezione di tutti fu quella di aver assistito all&#8217;esordio di un predestinato.</p>
<p>Figlio di immigrati provenienti dalle Isole Tonga <strong>Lomu</strong> crebbe nella periferia degradata di <strong>Auckland</strong>, dove la gente come lui fa presto a crescere, spesso male.</p>
<p>Da ragazzo ebbe la terribile esperienza di assistere all&#8217;assassinio d uno zio a colpi di machete, una visione che probabilmente non lo abbandonò mai.</p>
<p>Da quelle parti per i figli di isolani emarginati il rugby non è solo uno sport, non è nemmeno una religione, è l&#8217;unica scorciatoia verso una vita normale.</p>
<p>La scuola spesso indica la strada e fu così che l&#8217;istituto anglicano <strong>Wesley College</strong> diede un&#8217;opportunità al giovane Siona.</p>
<p>Per prima cosa gli cambiarono il nome in <strong>Jonah</strong>, poi gli diedero un paio di scarpini, un pallone ovale e lo guardarono correre.</p>
<p>Da allora <strong>Jonah</strong> non si fermò, sapeva che doveva cogliere quell&#8217;opportunità al volo.</p>
<p>Quella o niente altro, la vita gli aveva già mandato messaggi molto chiari.</p>
<p><strong> Jonah</strong> fu veloce in tutto.</p>
<p>Non ci mise molto ad arrivare ai 196 centimetri della sua altezza, così come ai circa 118 kg. di peso.</p>
<p>Ma la cosa impressionante era a quale velocità spostasse questa massa per il campo.</p>
<p>A circa 17 anni stabilì il suo primato sui 100 metri piani.</p>
<p>Dieci secondi e otto decimi, un tempo straordinario per un giocatore di rugby, soprattutto di quelle dimensioni.</p>
<p>Da lì in avanti la carriera scorre via come un fulmine, come Jonah.</p>
<p>Al Wesley College è subito capitano, nel 1993 è convocato nella nazionale di rugby a 7 con la quale si mette subito in luce, grazie alla sua fisicità combinata all&#8217;incredibile velocità.</p>
<p>nel 1994 esordisce nel campionato domestico neozelandese con il <strong>Counties Manuaku</strong>.</p>
<p>Bastano pochi incontri ufficiali in prima squadra ed ecco la chiamata dagli <strong>All Blacks</strong> per indossare la maglia nera che da quelle parti usano dire venga data solo in prestito per ogni partita.</p>
<p>Lui non la leva più indossandola per 63 volte con 37 mete all&#8217;attivo.</p>
<p>Inoltre in due sole edizioni della coppa del mondo, nel 1995 e nel 1999,  segna 15 mete divenendo il primatista assoluto, eguagliato solo dal sudafricano <strong>Bryan Habana</strong> qualche settimana fa nella <strong>Rugby World Cup 2015</strong>.</p>
<p><strong> Lomu</strong>, al di là dei numeri, ha rappresentato plasticamente il passaggio nel rugby dal dilettantismo puro al professionismo, incarnando il prototipo del giocatore del futuro, un Robocop in maglietta e calzoncini.</p>
<p>Dopo di lui le immagini del vecchio Cinque Nazioni commentate dall&#8217;indimenticabile voce di <strong>Paolo Rosi</strong> che raccontava di giocatori che durante la settimana esercitavano i propri lavori di dentisti, poliziotti, avvocati o operai con fisici dallo scarso atletismo scompaiono definitivamente per lasciare il posto a super-atleti capaci di prestazioni fisiche impressionanti.</p>
<p>Lui fu il primo di essi.</p>
<p>Esiste un momento preciso in cui <strong>Jonah Lomu</strong> passa dal ruolo di campione a quello di leggenda ed è reso immortale dalle immagini in mondovisione.</p>
<p>Siamo nella Rugby World Cup 1995 in <strong>Sudafrica</strong>, quella resa celebre da <strong>Nelson Mandela</strong>.</p>
<p>In semifinale la <strong>Nuova Zelanda</strong> affronta l&#8217;<strong>Inghilterra</strong> a Città del Capo il 18 giugno.</p>
<p>Dopo appena un minuto e mezzo di gioco <strong>Lomu</strong> riceve l&#8217;ovale dal compagno <strong>Bachop</strong> nella sua posizione preferita, all&#8217;ala sinistra.</p>
<p>Tra lui e la meta ci sono alcuni inglesi con la divisa bianca, ma Jonah non sembra vederli.</p>
<p>Le gambe scaricano a terra una potenza devastante, ad ogni appoggio i piedi sollevano zolle di terreno e gli inglesi che tentano di fermarlo sono vittime sacrificali sull&#8217;altare della leggenda.</p>
<p>Prima<strong> Tony Underwood</strong>, calpestato, poi il capitano <strong>Will Curling</strong>, scaraventato via, infine l&#8217;estremo <strong>Mike Catt</strong>, che Lomu trasforma in un morbido zerbino prima di planare in meta.</p>
<p>Guardando quelle immagini migliaia di ragazzini decidono di giocare a rugby, <strong>Lomu</strong> è leggenda.</p>
<p>In quel tempo il gigante camminava sulla terra, che ora quella stessa terra gli sia lieve.</p>
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