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	<title>Alessandro Fusco &#187; Cinque Nazioni</title>
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	<description>Interamente dedicato al Rugby, in ogni sua forma e nazionalità.</description>
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		<title>Le leggende del rugby:&#8221;Gibbo&#8221; Gibson</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Aug 2009 18:32:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie di rugby]]></category>
		<category><![CDATA[All Blacks]]></category>
		<category><![CDATA[Barry John]]></category>
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		<description><![CDATA[Le leggende del rugby:"Gibbo" Gibson]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/7142999@N05/3862086535/" title="Mike Gibson by alefusco, on Flickr"><img src="http://farm3.static.flickr.com/2421/3862086535_4e52538011.jpg" width="381" height="500" alt="Mike Gibson"class="alignmiddle" /></a> <strong>Cameron Michael Henderson Gibson</strong>, più noto come Mike o &#8220;Gibbo&#8221;,  è nato a Belfast il 3 dicembre 1942 ed è una delle grandi leggende del rugby internazionale. Fece la fortuna di <strong>Irlanda</strong> e <strong>Lions</strong> negli anni &#8217;60 e &#8217;70, conquistando il Cinque Nazioni nel <strong>1974</strong> con i verdi e ben 12 presenze con la maglia rossa dei Leoni.<span id="more-1297"></span>Dominò la scena britannica e mondiale nella seconda parte degli anni 60 e per tutti i 70, giocando con la nazionale del trifoglio e con i Lions.</p>
<p>La sua prima apparizione con la maglia verde fu a soli <strong>21 anni</strong> nel tempio di <strong>Twickenham</strong> durante il Cinque Nazioni del &#8217;64 e coincise con una netta vittoria <strong>18-5</strong>.</p>
<p>Iniziò giocando <strong>apertura</strong>, ma è nel ruolo di <strong>centro</strong> che si distinse maggiormente e dopo il suo ritiro lasciò un vuoto, conquistando un posto fisso nel XV più forte di tutti i tempi.</p>
<p>Le sue principali caratteristiche di gioco  erano una incredibile <strong>visione di gioco</strong>, l&#8217;abilità nel <strong>placcaggio</strong> (nonostante un fisico non dominante), la precisione nel <strong>gioco al piede</strong> e la velocità di base, soprattutto nei primi 20 metri.</p>
<p><strong>Chris Laidlaw</strong>, mediano di mischia degli <strong>All Blacks</strong> di quegli anni, lo definì &#8220;un ammiraglio rosso in un campo di cavoli&#8221;, per sottolineare la sua versatilità e la capacità di compiere indistintamente tutti i gesti del repertorio rugbistico.</p>
<p>Giocò infatti in quattro posizioni dei trequarti, <strong>mediano di mischia</strong> al liceo, <strong>apertura</strong> all&#8217;università e a inizio carriera, <strong>centro</strong> negli anni d&#8217;oro e <strong>ala</strong> negli ultimi anni con l&#8217;Irlanda.</p>
<p> È difficile dire se fu più forte come attaccante o come difensore, dal momento che nel placcaggio era pressoché perfetto, ma anche nelle fasi di attacco era di un livello superiore.</p>
<p> Merito del primo periodo da mediano d&#8217;apertura, dove acquisì una tecnica di passaggio che metteva i compagni in grado di trovare ampi spazi nelle difese e un efficace gioco al piede, che gli guadagnarono un posto tra i migliori piazzatori della storia.</p>
<p> Un altro punto forte del suo repertorio era la sua resistenza alla fatica, quella capacità di essere imprevedibile nei minuti finali quando gli altri &#8220;staccavano la spina&#8221;.</p>
<p>Studiò al <strong>Campbell College</strong> di Belfast e subito si mise in evidenza per la sua dimestichezza con l&#8217;ovale e per la sua velocità, giocando apertura.</p>
<p>Frequentò l&#8217;Università a <strong>Cambridge</strong> dove studiò legge e divenne una colonna della famosa selezione dei <strong>Light Blues</strong>.</p>
<p>Nell&#8217;autunno del 1963 disputò il suo primo <strong>Varsity match</strong> contribuendo con una meta alla vittoria sui rivali di Oxford 19-11.</p>
<p> L&#8217;anno dopo fu selezionato con la nazionale irlandese.</p>
<p> Giocò con l&#8217;<strong>Irlanda</strong> per ben 15 anni, conquistando <strong>69 caps</strong> (un&#8217;enormità per l&#8217;epoca), segnando la bellezza di <strong>112 punti</strong> (9 mete, 16 calci piazzati, 7 trasformazioni e 6 drop), un bottino che non può che lasciarlo impresso nel libro dei record.</p>
<p>Mai nessuno nel suo Paese fu così longevo con la maglia dei verdi, il suo record di presenze resistette per 26 anni fino al 2005 quando la seconda linea Malcom O&#8217;Kelly lo raggiunse.</p>
<p>Ma i record più importanti di <strong>Mike Gibson</strong> vestono il colore rosso della maglia dei <strong>Lions</strong>.</p>
<p>È infatti il giocatore che ha collezionato più test match con i Lions: ben <strong>12</strong> prendendo parte alle tournèe del <strong>1966</strong> in Australia, del <strong>1968</strong> in Sudafrica e del <strong>1971</strong> in Nuova Zelanda.</p>
<p>Al Loftus di Pretoria entrò al posto dell&#8217;infortunato <strong>Barry John</strong> e quell&#8217;episodio entrò nella storia come la prima sostituzione nel panorama internazionale.</p>
<p> L&#8217;anno dopo si fratturò lo zigomo e il suo posto all&#8217;apertura fu preso da <strong>Barry McGann</strong> e quando rientrò passò centro.</p>
<p>&#8220;All&#8217;apertura devi coinvolgere la linea dei trequarti a centro, invece, sei più libero di esprimere te stesso.</p>
<p>Se vuoi correre lo devi fare al centro del campo, è per questo che preferisco giocare in quel ruolo.</p>
<p>Sei più vicino al pallone e hai il sostegno di tutti&#8221; disse un giorno <strong>Mike Gibson</strong>.   </p>
<p>Nel Paese dei Maori, nel Tour del &#8217;71 <strong>&#8220;Gibbo&#8221;</strong> visse il suo apice sportivo, lasciando un&#8217;impronta indelebile nella storia del rugby.</p>
<p>Fu il giocatore chiave nella storica vittoria della serie contro gli <strong>All Blacks</strong>, divenendo il punto di riferimento di tutto il gruppo.</p>
<p><strong>Barry John</strong>, altro artefice del successo dei Lions in Nuova Zelanda  disse di lui: &#8220;mi piace giocare con Mike al fianco, perché passare la  palla ad un altra apertura mi dà molta fiducia sulla riuscita dell&#8217;azione, è come se fosse la mia estensione&#8221;.</p>
<p>E <strong>Gibson</strong> replicò: &#8220;è stato esaltante giocare in una squadra così ricca di talenti, quando Barry aveva la palla in mano io provavo a fare qualcosa di impossibile, di non ortodosso e lo facevo, perché con quella squadra, molte cose riuscivano&#8221;.</p>
<p>Per <strong>Colin Meads</strong>, leggenda degli <strong>All Blacks</strong> che incontrarono i Lions, il segreto del successo  furono proprio gli uomini al centro del campo: <strong>Gibson</strong>, <strong>Barry John</strong> e <strong>Mervyn Davies</strong>.</p>
<p>Gibson saltò per infortunio i test match nei Tour dei Lions del 1974 e del 1977.</p>
<p> Il suo comportamento fuori dal campo era impeccabile, da vero gentiluomo, calmo, riservato, ma per la sua eccessiva introversione in molti non lo vedevano bene come capitano.</p>
<p>Nel <strong>1978</strong> annunciò il ritiro ma l&#8217;anno successivo ottenne le sue ultima presenze in maglia verde, 15 anni dopo il suo debutto.</p>
<p> Concluse la sua carriera con una doppia vittoria a 37 anni sull&#8217;Australia in tournèe, ma continuò a giocare nel suo club fino a <strong>42 anni</strong>, facendo da guida per i giovani.</p>
<p><strong>Gibson</strong> oggi è un noto avvocato civilista a Belfast e nel suo studio c&#8217;è un altro nazionale irlandese, il 36enne <strong>David Humphreys</strong>, apertura da 73 caps, che si divide tra tribunali e la maglia e, da questa stagione, la conduzione tecnica dell&#8217;Ulster.</p>
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		<title>Sei Nazioni, la storia</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Feb 2009 21:59:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Six Nations]]></category>
		<category><![CDATA[Cinque Nazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Croke Park]]></category>
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		<category><![CDATA[Sei Nazioni 2009]]></category>
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		<description><![CDATA[Torna il Sei Nazioni ed il suo fascino centenario seduce amanti sempre nuovi: la storia del Sei Nazioni dal 1883.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Ryan Jones posa con il trofeo del Championship e con il piatto della Triple Crown by alefusco, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/7142999@N05/3255938007/"><img class="alignmiddle" src="http://farm4.static.flickr.com/3118/3255938007_90d38ae324.jpg" alt="Ryan Jones posa con il trofeo del Championship e con il piatto della Triple Crown" width="500" height="403" /></a></p>
<p>La storia, i campioni, la tradizione, gli stadi. Torna il <a href="http://www.alessandrofusco.com/blog/tag/sei-nazioni/"><strong>Sei Nazioni</strong></a> ed il suo fascino centenario seduce amanti sempre nuovi. La data di nascita ufficiale è il <strong>1883</strong>, quando si completò un primo giro di confronti tra le quattro <strong>Unions</strong> britanniche &#8211; Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda &#8211; che diede vita al <strong>Championship</strong>.</p>
<p>In Albione lo chiamano così ancora oggi, in Francia è per tutti <strong>Le Tournoi</strong>.</p>
<p><span id="more-864"></span></p>
<p>In realtà il primo match data molto prima. Furono gli inglesi ad andare in <strong>Scozia</strong> a confrontarsi in un parco con gli <strong>Highlanders</strong> che avevano osato dichiarare di poter batterli in quel gioco da loro inventato, il football-rugby.</p>
<p>Cominciarono quel giorno a darsele e ancora non hanno smesso. Era il <strong>27 marzo 1871</strong> e le squadre erano composte da venti giocatori formate da tredici avanti, tre mediani, un tre-quarti e tre estremi.</p>
<p>Gli inglesi vestivano una maglia bianca con una <strong>rosa rossa</strong> sul petto, mentre gli scozzesi erano in blu con un fregio a forma di <strong>cardo</strong>, orgoglioso ricordo di una battaglia vinta contro gli odiati cugini qualche secolo prima, ma questa è un&#8217;altra storia. Contro ogni pronostico vinsero di nuovo gli scozzesi, il <strong>Championship</strong> era nato.</p>
<p>L&#8217;eco del match attirò <strong>Irlanda</strong> e <strong>Galles</strong>, solo nel 1910 venne concesso alla <strong>Francia</strong> di entrare nel club, dando vita al <strong>Cinque Nazioni</strong>. Dal 2000 c&#8217;è anche <strong>l&#8217;Italia</strong> che, faticosamente ma con orgoglio, sta costruendosi una nuova nobiltà.</p>
<p>Il Championship ha un trofeo solo dal <strong>1993</strong>, prima non c&#8217;era una coppa per il vincitore. Non aveva nemmeno una classifica, poco elegante. Era semplicemente una serie di confronti tra <strong>gentiluomini</strong>, furono i giornalisti a cominciare a stilare graduatorie. D&#8217;altra parte  all&#8217;interno del <strong>Torneo</strong> ci sono la <strong>Triple Crown</strong>, che va alla britannica che batte le altre tre, e la <strong>Calcutta Cup</strong>, in palio tra Inghilterra e Scozia dal <strong>1878</strong>.</p>
<p>Da allora decine di campioni  hanno fondato la leggenda del <strong>Championship</strong> scrivendo pagine immortali nel Grande Libro delle Imprese.<strong> Twickenham</strong>, <strong>Murrayfield</strong>, il <strong>Millenium Stadium</strong>, <strong>Lansdowne Road</strong> e oggi <strong>Croke Park</strong> e perfino il nostro piccolo <strong>Flaminio</strong> sono oggi veri templi in cui, da febbraio a marzo,  viene officiato lo straordinario rito della palla ovale.</p>
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