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	<title>Alessandro Fusco &#187; Andy Irvine</title>
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	<description>Interamente dedicato al Rugby, in ogni sua forma e nazionalità.</description>
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		<title>JPR Williams, professione estremo</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Dec 2009 18:44:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie di rugby]]></category>
		<category><![CDATA[All Blacks]]></category>
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		<description><![CDATA[JPR Williams]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/7142999@N05/4215905719/" title="JPR Williams by alefusco, on Flickr"><img src="http://farm3.static.flickr.com/2540/4215905719_f338f04242.jpg" width="500" height="346" alt="JPR Williams"class="alignmiddle" /></a> <strong>JPR Williams</strong> è stato il primo estremo d’attacco della nuova generazione. Un’autentica leggenda degli <strong>anni ‘70</strong>, che in molti non dimenticano soprattutto in <strong>Galles</strong>, il paese dove nacque e dove deliziò le folle con le sue capacità offensive e per l’impeccabile gioco in difesa.<span id="more-1598"></span>Diversamente da <strong>Andy Irvine</strong>, leggendario estremo scozzese suo grande rivale nei <strong>British&amp;Irish</strong> <strong>Lions </strong>che basava il proprio gioco su  un&#8217;incredibile capacità di corsa,<strong>Williams</strong> era devastante nella metà campo avversaria con le sue terribili incursioni tra le linee nemiche.</p>
<p>Nonostante le sue corse sfrenate, non ha mai trascurato l&#8217;interpretazione difensiva del suo ruolo.</p>
<p>Il suo quasi soprannaturale senso della posizione gli permetteva di non fallire mai una presa, come ha dimostrato nel Tour dei British Lions in <strong>Sudafrica</strong>, al punto che i mediani di apertura avversari rinunciavano a calciare l&#8217;ovale vicino a <strong>Williams</strong>, perché avrebbero solamente concesso al gallese la possibilità di contrattaccare.</p>
<p>Grazie a un mix di tempismo, posizione e coraggio anche la sua abilità nel placcaggio divenne presto parte della sua leggenda.</p>
<p> Gli avversari che si scontravano con lui sembravano infrangersi contro un muro di mattoni.</p>
<p>Memorabile il suo intervento miracoloso sull’ala francese <strong>Gourdon</strong> nei pressi della linea di touche che permise al <strong>Galles</strong> di vincere il <strong>Grand Slam</strong> nel <strong>1976</strong>.<strong></strong></p>
<p>Al di là delle indiscutibili capacità tecniche, ciò che lo rendeva unico era il suo spirito competitivo e la sua fierezza, doti su cui si fondarono le vittorie dei due Tour dei <strong>Lions</strong>  nel <strong>1971</strong>  e nel <strong>1974</strong>, quando con i suoi placcaggi spettacolari e la sua sicurezza in difesa diedero a tutta la squadra la  giusta carica per sconfiggere i giganti dell’emisfero australe.</p>
<p><strong>John Peter Rhys Williams</strong> era figlio di due medici e divenne studente di medicina nel famoso istituto per traumi sportivi <strong>Millfield</strong>, nel Somerset.</p>
<p>Iniziò a fare sport giocando a tennis e ottenendo grossi risultati al punto che una delle storie che circolano su di lui narra che nel 1966 si impose nel tabellone dei giovani al Torneo di <strong>Wimbledon</strong>.</p>
<p>Ma il suo sport non era il tennis e così passò al <strong>rugby</strong>.</p>
<p> Dopo aver giocato alcuni incontri con il <strong>Bridgend</strong>, il giovane universitario frequentò l’istituto<strong> St Mary’s</strong> di Paddington  e in seguito entrò a far parte del  mitico <strong>London Welsh Club</strong>, mettendosi subito in luce e guadagnando un posto nella squadra gallese con cui partì per l’Argentina nel <strong>1968</strong>.</p>
<p>Il suo debutto internazionale fu l’inverno successivo contro la <strong>Scozia</strong> a Murrayfield, fianco a fianco con il terza-centro <strong>Mervyn</strong> <strong>Davies</strong>, anch’egli all’esordio.</p>
<p>Entrambi si guadagnarono la fama di giovani promesse spianando la strada verso quello che sarebbe strato un grande futuro internazionale.</p>
<p> <strong>Williams</strong> aveva solo 19 anni e prima di compierne 21 aveva collezionato altre dieci vittorie con la maglia dei <strong>Dragoni Rossi </strong> mentre tutti lo acclamavano per il suo coraggio e la determinazione.</p>
<p>Ebbe modo di confermare a tutti queste sue qualità anche contro gli<strong> All Blacks</strong> nel 1969, nonostante il tour fosse stato un disastro con i neozelandesi vittoriosi in entrambe le partite.</p>
<p>Ma il riscatto era alle porte e nel <strong>1971</strong> i <strong>Lions</strong> resero pan per focaccia guadagnandosi il loro primo <strong>Grand Slam</strong> dal 1952  e intascando la loro prima vittoria contro gli <strong>All Blacks</strong> grazie alla sua difesa perfetta e a un incredibile <strong>drop</strong> da 40 metri.</p>
<p> L’anno successivo a <strong>Twickenham</strong> realizzò la sua seconda meta con la maglia del Galles ma dopo aver vinto tre incontri internazionali, i problemi politici in <strong>Irlanda</strong> gli impedirono di infilare il Grande Slam nel 5Nazioni.</p>
<p>La sua corsa di <strong>28 presenze</strong> consecutive  fu interrotta nel <strong>1974</strong> quando un infortunio lo costrinse a saltare la partita contro l’Inghilterra a Twickenham, quando si fratturò la mandibola dopo un placcaggio sull’ala scozzese Billy Steele.</p>
<p><strong>Willie John McBride</strong> disse di lui: “Dubito che i <strong>Lions</strong> in Sudafrica senza <strong>Williams</strong> avrebbero avuto lo stesso successo, è stato fondamentale”.</p>
<p><strong>Barry John</strong> suo compagno di squadra in molti incontri internazionali  disse che il ruolo di <strong>JPR </strong> nell’ epoca d’oro del rugby gallese deve essere senz’altro sottolineato: “<strong>Williams</strong> aveva un tempismo eccezionale sapeva quando muoversi e soprattutto quando non farlo, era una sicurezza per tutta la squadra”.</p>
<p>La seconda metà degli anni <strong>&#8217;70</strong> fu un altro periodo d’oro per il  rugby gallese, che mise in bacheca quattro  <strong>Triple Crown</strong> e due  <strong>Grand</strong> <strong>Slam</strong>.</p>
<p>Ma poi la legge del Tempo cominciò ad esigere il suo ineluttabile tributo e, uno dopo l’altro, i protagonisti della vecchia guardia si ritirarono.</p>
<p><strong>Mervyn Davies</strong>, <strong>Gerald Davies</strong>, <strong>Gareth Edwards</strong> e <strong>Phil Bennett</strong>  lasciarono la scena.</p>
<p> <strong>JPR,</strong> che si era laureato, tornò agli studi per specializzarsi in chirurgia e ortopedia.</p>
<p>I suoi impegni di studio e lavorativi lo costrinsero a rinunciare così al tour dei <strong>Lions</strong> del 1977, ma l’anno successivo tornò a giocare per il <strong>Bridgend</strong> e fu nominato capitano proprio nell’anno del centenario trionfando nella finale della Coppa gallese contro il <strong>Pontypridd</strong>.</p>
<p>Quella fu la sua ultima stagione.</p>
<p>Il più famoso estremo della storia del rugby si ritirò con <strong>55 caps</strong> di cui 5 da capitano e una vittoria in meno rispetto al record gallese di <strong>Gareth Edwards</strong>.</p>
<p><strong>JPR</strong> decise di rimanere comunque nel mondo del rugby e di aiutare a mettere in piedi una clinica sportiva specializzata nel trattamento degli infortuni sportivi e rugbistici in particolare.</p>
<p>Nella sua ultima apparizione internazionale i tifosi gallesi gli tributarono un saluto commovente, fu il loro eroe per più di dieci anni.</p>
<p>Il mitico <strong>Rugby World</strong> gli dedicò la copertina, così come aveva fatto soltanto con Gareth Edwards.</p>
<p> Oggi <strong>JPR</strong> è un chirurgo ortopedico di successo e vive tranquillamente nella Valle del <strong>Glamorgan</strong>.</p>
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		<title>Andy Irvine, la spina nel fianco</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jan 2009 23:18:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie di rugby]]></category>
		<category><![CDATA[5 Nazioni]]></category>
		<category><![CDATA[All Blacks]]></category>
		<category><![CDATA[Andy Irvine]]></category>
		<category><![CDATA[Lions]]></category>
		<category><![CDATA[wallabies]]></category>

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		<description><![CDATA[Irvine, il più grande estremo scozzese]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Andy Irvine by alefusco, on Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/7142999@N05/3219113010/"><img class="alignmiddle" src="http://farm4.static.flickr.com/3356/3219113010_27630c154f.jpg" alt="Andy Irvine" width="500" height="485" /></a><br />
Prima regola: contrattaccare. Era questo il credo dell’estremo scozzese che con la sua corsa ha messo in crisi le difese di mezzo mondo, entrando nella storia del rugby. <strong>Andy Irvine</strong> è stato il più grande estremo d’attacco che la Scozia abbia mai visto. <span id="more-800"></span></p>
<p>Con <strong>51</strong> presenze con la maglia del Cardo, <strong>15</strong> da capitano, 3 Tournée dei <strong>Lions</strong>, più di <strong>250</strong> punti, <strong>5</strong> mete in un solo match, peraltro contro gli <strong>All Blacks</strong>, Irvine si è guadagnato un posto nell&#8217;Olimpo della palla ovale.</p>
<p>Numeri da capogiro che ci possono dare un idea del suo grande talento, un talento che gli permetteva all’improvviso di accendere la partita, come per magia, fin dal suo memorabile debutto a Murrayfield a 21 anni contro gli All Blacks di <strong>Ian Kirkpatrick</strong>.</p>
<p>Era il <strong>1972</strong> e, nonostante la sconfitta, il giovane estremo fu portato in trionfo dai tifosi per il modo entusiasmante di interpretare il gioco, senza paura di attaccare in qualunque momento, da qualsiasi parte del campo.</p>
<p><strong>Andrew Robertson Irvine</strong>, nato ad Edimburgo nel <strong>1951</strong>, si formò al George Heriot Instutute, per poi laureasi all’università di Edimburgo.</p>
<p>Fu destinato al ruolo di <strong>estremo</strong> quasi per tradizione, visto che sette tra i migliori estremi scozzesi di sempre (Dan Drysdale, Jimmy Kerr, Tommy Kerr, Ian Thomson, Ken Scotland, Colin Blaikie e Ian Smith), avevano frequentato tutti il suo stesso istituto e Andy non avrebbe potuto aspirare a un pedigree migliore.</p>
<p><strong>Andy Irvine</strong> mise in mostra la sua classe fin dal suo primo incontro con il pallone da <strong>rugby</strong>, guadagnandosi molto rapidamente la fama di attaccante micidiale.</p>
<p>E fu proprio il ruolo di estremo che gli permise di esprimere al meglio le sue doti, quando riusciva a recuperare le palle alte, calciate dalle ali avversarie, umiliando la difesa nemica con contrattacchi travolgenti.</p>
<p>Non fu molto fortunato con i <strong>Lions</strong> perché nel ruolo di estremo gli preferivano un altro grandissimo, <strong>JPR Williams</strong> e quindi lo schieravano all’ala come nel tour del ’74.</p>
<p>Sia Williams che l’altro grande estremo scozzese, <strong>Bruce Hay</strong> (stroncato da un tumore all’inizio di ottobre, a solo 57 anni ), erano probabilmente superiori in difesa a Irvine, ma lo studente della Heriot aveva classe da vendere e non poteva essere tagliato fuori.<br />
<strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"></strong></p>
<p>Aveva una corsa lineare e veloce, a scuola aveva vinto il titolo dei 100, 200 e 400 metri, e rifugiarsi in rimessa con un calcio non era nel suo stile, lui cercava sempre il contrattacco.</p>
<p>I <strong>Lions</strong> gli saranno eternamente grati per il record di punti segnati in Sud Africa, ben <strong>156</strong>, per non parlare dei suoi 87 punti, con ben <strong>11 mete</strong>, nel viaggio in <strong>Nuova Zelanda</strong> del 1977.</p>
<p>Persino gli <strong>All-Blacks</strong> si sono dovuti inchinare alla sua atipicità come estremo.</p>
<p>Durante un match con la Nuova Zelanda, riuscì a sorprendere e deliziare le folle con ben <strong>5 mete</strong>, costringendo i Kiwi a rinunciare a calciare nella sua zona.</p>
<p>Nel &#8217;74 un grave infortunio lo bloccò per tutta la stagione, ma con una grande forza di volontà riuscì a tornare in campo bruciando i tempi e più forte di prima.</p>
<p>Già idolo della folla, la sua popolarità aumentò a dismisura in tutto il Regno Unito: in lui non si vedeva solo il grande talento rugbistico.</p>
<p>Ora, dopo l’infortunio, se ne ammirava il lato umano.</p>
<p>Nel &#8217;76 fu selezionato con i <strong>Barbarians</strong> per il tour di Pasqua, un’altra soddisfazione da aggiungere alla sua carriera di successo.</p>
<p>Nel &#8217;79 gli scozzesi avevano la miglior linea dei tre quarti del <strong>5 Nazioni</strong>, non supportata, però, da una mischia che aveva perso smalto.</p>
<p>La <strong>Scozia</strong> faticava, ma lui continuava a segnare: in meta, in quella edizione, contro Galles Irlanda e Francia.</p>
<p>E quella fu davvero la sua grande stagione, perché guidò anche il suo club, <strong>l’Heriot</strong>, alla vittoria nel primo campionato scozzese con una squadra che si identificava con lo stile del suo capitano.</p>
<p>Nel 1980 prese parte alla tournée dei <strong>Lions</strong> in Sud Africa e nell’82 guidò la <strong>Scozia</strong> alla prima vittoria all’Arms Park di Cardiff dopo 20 anni contro i gallesi che, costretti alla resa, interrompevano un record che durava da ben 27 partite.</p>
<p>Chiuse la sua carriera alla grande nello stesso anno: nel tour in <strong>Australia</strong> fu il capitano della prima vittoria esterna della Scozia contro i <strong>Wallabies</strong>, piegati 12 a 7 a Brisbane.</p>
<p>Fu, insieme, a <strong>Gavin Hastings,</strong> il miglior estremo scozzese di tutti i tempi, con i suoi scatti brucianti e i suoi imprevedibili cambi di passo.</p>
<p>In un recente sondaggio in patria in molti lo hanno votato considerandolo il miglior estremo d’attacco dell’era moderna, anche se il piede di Gavin Hastings era sicuramente più micidiale del suo.</p>
<p>Nel <strong>2005</strong> Irvine è diventato presidente della <strong>Scottish Rugby Union</strong>, carica che ha lasciato da pochi mesi.</p>
<p>Come presidente della SRU ha appoggiato chi chiedeva la chiusura del <strong>Border Reivers</strong>, club professionistico che era stato la spina dorsale del Rugby scozzese negli ultimi 50anni.</p>
<p>Secondo alcuni, solo il neozelandese <strong>Christian Cullen</strong> può competere con <strong>Irvine</strong> per il titolo di più grande estremo d&#8217;attacco di tutti i tempi.</p>
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